mercoledì 30 novembre 2011

Storia Contemporanea: Victoria Beckham dal 1998 al 2011

Victoria Beckham ha fatto un ottimo lavoro. 

Dal 1998 ad oggi, nell'ordine:
- Ha fatto parte di un gruppo che ha avuto un successo mondiale e ha segnato l'infanzia e l'adolescenza di milioni (e milioni) di persone (come me)(e come voi)
- E' stata universalmente riconosciuta come 'posh' nel periodo in cui andavano di moda i lucidalabbra roll-on e le scarpe della Fornarina
- Ha trovato, nel marasma del calcio inglese, il calciatore più figo e sconosciuto e l'ha fatto diventare Il Calciatore Più Figo e Conosciuto Al Mondo
- Se l'è sposato
- C'ha fatto 3 figli, maschi
- E' dimagrita
- S'è tagliata i capelli corti. Rimanendo figa
- S'è trasferita a Los Angeles dando inizio alla parentesi estetica peggiore della sua vita
- E' diventata una tamarra quando ancora i tamarri non andavano di moda
- S'è fatta bionda
- S'è messa le extension
- S'è rifatta le tette
- E' sopravvissuta alle corna
- Per distrarsi dalle corna e dalla peggior tinta dei capelli evah, ha cominciato a disegnare jeans
- Poi occhiali
- E' tornata insieme alle Spice
- Ha lasciato le Spice

lunedì 28 novembre 2011

Manhattan - W. Allen

A me mancano le basi non solo nel trucco a quanto pare, ma anche nella conoscenza del cinema MONDIALE.
Sto recuperando un po' alla volta, non c'è fretta.
Ci tenevo particolarmente a vedere questo film. Così, per farmi una cultura. Eppoi perché se dici che non hai mai visto un film di Woody Allen è peggio che dire che non hai studiato latino alle superiori.


Una cosa che mi caratterizza è che i film che il resto della società trova dei masterpiece inappellabili, io li trovo quantomeno discutibili.
"Per chi l'ha visto e per chi non c'era" ecco il recap.

MANHATTAN di e con W. Allen, 1979

 
C'è Lei, c'è Lui. Ci sono altri due sposati.
Lei è minorenne e ha una voce insopportabile.
Lui effettivamente è un cesso rotto (tutto si può dire tranne che Woody Allen sia piacente e piacione) ma ha quella parlata a mitraglietta e contorta che in fin dei conti affascina.
Escono, fanno cose, vedono gente.
Allen ha due ex mogli nel suo passato di cui una strafiga, una Meryl Streep S T U P E N D A che l'ha lasciato perché piuttosto che farsi tutte quelle seghe mentali ha preferito diventare lesbica. 

Quello sposato che si chiama come un'università e indossa giacche di velluto a coste, fa le corna ad una moglie bellissima con una Diane Keaton che non ha ancora scoperto l'uso della spazzola.
Diane Keaton è rompiballe come una zecca attaccata ai maroni, parla sempre e non sta zitta manco per farti un favore. Ed è di Philadelphia, per chi non l'avesse capito.
Allen, detto Ike, piace a tutte belle e brutte. Sopratutto a quelle più alte di lui.
Quello che si chiama come un'università decide di lasciare Diane Keaton per qualche strano rimorso morale nei confronti della moglie.
Diane Keaton esce con Ike, inizialmente solo perché insieme parlano per ore senza sostanzialmente dirsi un cazzo.
Poi si scoprono innamorè.
Allen lascia la Minorenne, non senza prima averla mezza sputtanata per tutto il film per farla sentire sempre quel q.b. inadeguata.
[Forse le ha detto qualcosa tipo ' mi sembra di parlare con un comodino', o forse me lo sono sognato]. 



lunedì 21 novembre 2011

Storie di Vita Vera: E il dramma dell'eyeliner

Ombretto nero.
Bianco.
Pennellini.
Eyeliner liquido.
Pennellini.
Ombretto perlato.
Oro.
Smoky eyes.
Kajal.
Ombretto marrone.
Ombretto bronzo.
Champagne.
Oro.
Pennellini.

Questo è solo parte del trip nel quale sono entrata.
Io non capivo perché. Giuro, non lo capivo.
Per anni non me n'è mai fregato una mina di truccarmi gli occhi. Un po' di mascara, una linea di matita morbida nella rimapalpebraleinferiore e #ciao.
Più o meno inconsapevolmente vivevo di rendita dei miei grossi -grassi- occhioni azzurri. Cerulei, dico io. Che son più fighi.
La verità è che io non so truccarmi gli occhi. Ho sempre puntato tutto sulla bocca.
A 14 anni avevo le labbra nere, ma NON perché mi avessero preso a pugni, ma perché avevo capito che le mie labbrone sembravano più piccole e chic se erano pittate di scuro. Poi, a capire che delle labbra nere non erano chic, ecco, magari lì c'ho messo un po'.
Posso dire, con una punta d'orgoglio, che in fatto di tonalità, pennellini, sfumature, applicazioni e CONSISTENZE sono una PRO per quanto riguarda i rossetti.
Rossetti, lucidalabbra, rossetti mat (erano gli anni '90, ricordiamocelo), rossetti idratanti, glitterati, multisfaccettati, a lunga durata, perlati, lucidalabbra a roll-on, con pennellino, con spugnetta, a tubicino, a vasettino.
Ne so a pacchi. Ma d'altra parte chi non?
Tutte noi donne ne sappiamo a pacchi di trucchi. Non si può arrivare a 30 anni indenni dalla conoscenza delle Sacre Scritture del Make-up.
Io so dei rossetti, dei lucidalabbra, degli illuminanti, dei fondotinta liquidi, di quelli compatti e di quelli minerali (The Ultimate Fondotinta Evah), dei correttori, dei fard (no, non lo chiamerò mai BLUSH) ma non so un benemerito cazzo dell'EYELINER.

mercoledì 16 novembre 2011

Pagelle di stile #4

I red carpet abbondano, l'industria del cinema non si ferma mai, i ristoranti sono pieni, sui voli non c'è spazio nemmeno per un beauty case e le strappone sono sempre in giro.
Eccovi la selezione di ottodicootto stronzette, equamente divise nel mio favore tra quattro che ce l'hanno fatta e quattro che potevano stare a casa con la copertina sulle gambe.

Partiamo dal basso della lista, la ormai sconosciuta...

LeAnn Rimes



martedì 15 novembre 2011

Ma non ce le hai delle amiche, uno specchio, una coscienza: Hilary Duff

Grande ritorno di questa rubrica, ormai compresa nelle più articolate Pagelle di Stile.
Non ho il tempo di dilungarmi ma sostanzialmente perché serve poco più che un commento didascalico a queste immagini.



lunedì 14 novembre 2011

La tragedia tutta maschile dell'essere più basso di Lei

E' un argomento che inevitabilmente mi tocca da vicino, essendo alta 1,77 (giuro, non lo sapevo che anche la Ferragni è alta così ma il fatto che voi lo sappiate mi preoccupa).
Sono alta, molto alta per essere una donna. Non ne conosco molte più alte di me.
Da Donna Alta vi posso dire che ci sono un paio di cose che mi fanno uscire di testa. Ad esempio le osservazioni sulla mia scelta di calzature.
Hanno i tacchi. E QUINDI?
La scelta delle scarpe è una questione di stile, di buon gusto, di buon senso. Non sono degli strumenti ortopedici. Le scarpe con il tacco non servono per farci diventare più alte. Se fosse così, andremmo in giro con i trampoli.
Io metto i tacchi perché amo quella speciale andatura che regalano i tacchi. Non si tratta dell'altezza, dei 13 cm in più che mi regalano. Non è che l'aria lassù sia così buona, non è che sento prima quando piove, non è che mi diverte non sentire metà delle conversazioni intorno a me perché si svolgono circa 20 cm sotto il mio naso.
Mi piace la forma della gamba, con i tacchi.
Mi piace come cadono i pantaloni, con i tacchi.
Mi piace quella sensazione che ho di essere più magra, con i tacchi.
Non sopporto poi, quando qualcuno mi vede passare e 'eh, ma quanto sei alta' con quel tono infastidito, come se la prendesse sul personale di essere più basso di me, come se io dall'alto del mio metro e ottanta potessi fargli del male, come se da piccolo avesse fatto rissa con lo spilungone seduto davanti a lui al cinema. Non è un tono rassegnato, quello delle banalità tipo 'eh, vedrai che oggi piove', 'è tutto aumentato con l'euro' ma proprio infastidito, invidioso e pure un po' stupido.
Sono alta, ma prometto che non vi faccio del male.



venerdì 11 novembre 2011

Cose che amo VS Cose che odio

Continua la saga delle Cose che amo Vs Cose che odio, altrimenti detto Manualetto di Convivenza con ME

Cose che odio - Aggiornamento

1. Le -prolungate- conversazioni telefoniche pubbliche [In ufficio, in sala d'aspetto, in casa, in cucina. Mia madre s'incazza, sono anni che lo fa, perché quando mi chiama qualcuno io mi alzo ed esco. Lei la prende sul personale, come se io oltre quella porta vivessi in una realtà parallela di cui non voglia in alcun modo parlarle. In realtà a me sembra solo, per una volta, educazione]

2. I dolci al cucchiaio [Questa è la definizione formale che il mio ex è riuscito ad individuare nell'italiano corretto, io ho sempre detto “quella roba molliccia lì, io non la mangio”]




lunedì 7 novembre 2011

Comprare casa, how to: Step 1 - Come gestire la mimica facciale

Pare deciso. Sì insomma, salvo imprevisti (nuove e favolose offerte professionali che mi possano portare all'estero), grossi traumi (tipo che sbaglio un'altra volta colore di capelli) e tragedie famigliari (non voglio nemmeno menzionarle per non portarmi sfiga), è giunta l'ora per me di fare l'impensabile, comprare casa da sola.
Come detto qualche settimana fa ad un mio beloved amico, entrambi abbiamo riconosciuto che avevamo le idee più chiare a 20 anni che adesso e che certamente non siamo dove ci aspettavamo di essere nella nostra vita a ventotto venticinque anni. 
Non è una considerazione da poco, sopratutto per una donna che vive da sola a 400 km dal parente più prossimo.
Una manciata di amiche e di amici che hanno già comprato casa completamente da soli ce li ho, ma è gente di Milano che compra a Milano o gente di Paesello che compra al Paesello. Nessuno del Paesello ha ancora comprato casa a Milano. Bhè certo, tranne il mio ex, principale termine di paragone che usano i miei genitori.
La prima cosa che ti dicono di stabilire quando comincia a balenarti il pensiero di comprare casa, è il budget.
Più o meno, chiederti quanto vorresti spendere per comprare casa è come chiederti 'quanta roba hai?' prima di fare un trasloco. La risposta è, e sarà sempre, NON LO SO.
Non ho mai comprato casa, non ho idea dei prezzi. Chiedetemi una borsa di pelle quanto può venire a costare di media. La so. Sui 1.100/1.200 Eur. Perché ci lavoro, non perché me le compro.
Chiedetemi quanto può venire a costare un appartamento di 60 mq in una zona carina, non malfamata? Non lo so. Non lo sa NESSUNO. Pare essere un segreto della città di Milano. Tutti ti dicono 'eh, dipende'. Dalla zona, dalle condizioni della casa, se è in costruzione, se è da ristrutturare e bla bla blah.
Per me 120.000 Eur o 300.000 Eur sono la stessa cosa. 50 mq o 75 mq sono la stessa cosa. Tasso fisso o tasso variabile, sono la stessa cosa.
Sì, con me bisogna partire proprio dall'ABC.
Allora, poniamo che dal nulla io mi sia sognata una cifra. Una così a caso. Magari l'avevo sentita una volta passando per i corridoi sentendo qualcuno parlare di case e io mi sia settata su quella. Poniamo che io l'abbia comunicata a mia madre e questa avesse avuto un attacco di risata isterico. Poniamo anche ch'io l'abbia pure sfanculata dicendole 'ma che cazzo ne vuoi sapere tu che guardi solo Paola Marella, quelli comprano le case dei ricchi e basta!' e poniamo che alla fine, come sempre, avesse avuto ragione lei.
Ecco, siete nella mia situazione. Avevate un budget e l'avete aumentato del 30%. Mentalmente eh.
Ora poniamo che, come quando si teme di essere incinte, si attivi quella speciale 'salienza percettiva' secondo la quale (gli esami di psicologia all'università erano i miei preferiti) tutto quello che ti circonda riguarda quello a cui tu stai pensando.
Guardo Master Chef in tv? Che brutto pavimento.
Faccio il brunch al Biancolatte? Che bella sta cosa delle cornici e dei passepartout tono su tono.
Faccio un giro in motorino con un'amica (tipo Step e Babi)? ODDIO FERMATI! UN CANTIERE!
Più o meno, la mia prima cotta per un cantiere è nata così.

Il cantiere era in una zona anche piuttosto carina perfetta per me, sono scesa dal motorino in corsa per appuntarmi il nome del cantiere (curiose? Si chiama Caldara 38) e una volta in ufficio mi sono scaricata il capitolato di vendita.
Già su questa espressione credo di essere invecchiata un po'. CAPITOLATO DI VENDITA. Dio, paura.
Insomma, per tutta la durata del ponte discuto con Premiata Ditta Madre & Padre vedendo anche un altro paio di condomini in costruzione sempre della stessa società. Che fa condomini fighi in zone fighe perfette per me.
Madre, vedendo un paio di opzioni di bilocali, era già in modalità Extreme Makeover Home Edition: 'questo lo metti qui, la lavatrice la metti là, qui ci metti armadi...' e io molto felice di delegare a lei la gestione di come e dove mettere cosa, pratica nella quale lei ha certamente più esperienza di me.
Mentalmente io mi vedevo già a vivere in uno di questi condomini con il parquet a listoni di rovere, mi immaginavo già le lenzuola della mia camera, immaginavo dove mettere mio figlio Il Divano, la cucina (posso sceglierla io? Davvero?), lo specchio che avrei messo nell'ingresso... Insomma, mentalmente avevo anche già pagato il mutuo.
Tra l'aver già arredato casa e nemmeno aver lasciato uno straccio di acconto come sapete.... ce ne passa.
Ecco allora che Zitellina vostra fa il Primo Passo: chiama l'AGENZIA IMMOBILIARE.


giovedì 3 novembre 2011

Storie di Vita Vera: Scusa, che ce l'hai un'amica figa?

Uno dei pochi pregi dell'aver lasciato il paesello e di tornarci occasionalmente, è quello di rivedere facce che si temeva fossero andate perdute nell'oblio degli anni.
Facce che quindici anni fa si potevano vedere solamente “ai campetti” o a fare la spola tra la piazza e il bar, il bar e la piazza. Gente che sono certa non abbia nemmeno mai saputo della mia esistenza nel decennio 1997-2007 perché ero troppo brutta, troppo grassa, troppo 'capelli crespi', troppo 'occhiali', troppe 'tettine'.
Gente che magari dopo quindici anni azzarda l'amicizia su Facebook, non immaginando nemmeno tutte le cose che possono essere successe nel frattempo: università, erasmus, tesi, viaggi, ritorni, traslochi, lavori, contratti.
E' gente che ti approccia, alla veneranda età di 32 anni, ancora come se non fosse passato un giorno da quando ci servivano 700 Lire per comprare due pacchetti di Doriano dai distributori durante la ricreazione.


mercoledì 2 novembre 2011

Pagelle di stile #3

Spero che abbiate passato un buon ponte, io come al solito ero a casa, sono andata dalla parru, ho fatto il colore che è venuto dannatamente troppo scuro (ma il Pubblico Sovrano dice che sto bene, mah), ho litigato con Madre (sul vestito che ho comprato), ho cominciato le pulizie, ho visto una cavalletta, non ho aperto le finestre, ho finito le pulizie e non ho aperto le finestre, ho fatto i biscotti (Madre molto impressionata) Rose del Deserto, ho litigato ancora con Madre (sulla mole di miei vestiti stoccati presso la casa genitoriale), ho mangiato il Frico, ho fatto il tour dei cimiteri, ho giocato con seienne e decenne a Labirinto senza capirci una minchia, sono uscita (Alert! Alert! Vita sociale!), ho limonato, mi sono fatta fare un massaggio massacrante (non da quello che ho limonato), ho mangiato la soppressata (Eh? Un salame più grande), ho litigato con Madre (perché dopo avermi stracciato i maroni per ridurre la mia mole di vestiti, dopo averne selezionato alcuni per essere dati “VIA” adesso non si danno più “via” perché “non si sa mai con questa crisi”), ho giocato ancora con seienne e decenne alla lotta, capriole e sberle, ho cercato invano le sciarpe e i guanti negli armadi, ho preso il treno e sono tornata a Milano. Un solito ponte come tutti gli altri.

E mentre io e voi pontificavamo, le solite quattro sgualdrine calpestavano i red carpet.
Lo sappiamo ormai che quella stronza della Blake sicuramente ha un insider italiano che le passa i miei post visto che fa di tutto pur di farmi incazzare. Passi Chanel, che tanto zio Karl da quando è dimagrito e indossa colletti di cartone non gli passa abbastanza ossigeno al cervello, passi per Leonardo Di Caprio che tanto adesso sta con una True Figah (Madeline Ghinea) ma adesso pure il trench di Valentino ti sei presa eh? E poi cosa vuoi anche? Giuro che se ti vedo con la Mamma Bag di Dolce & Gabbana bordeaux, giuro, vengo lì e ti strappo con i denti tutte quelle extension indiane che hai in testa!

Michelle Williams




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