Blog umoristico ma molto realistico di fitness, moda e celebrities. Vivo a Milano e lavoro nella moda, sul web mi chiamo Zitella Acida ma se mi incontri per strada chiamami Lucia!

venerdì 26 ottobre 2012

Cose da mettersi quando fa freddo e bisogna comunque essere benvestite

Come già anticipato su Twitter, sono in scouting di cappotti.
Sono arrivati Cassandra, il piumone e il raffreddore. Le premesse per mettersi un cappotto quindi di fatto ci sono tutte.

Bene, comprare un cappotto di questi tempi non è cosa semplice.
Perché i cappotti serve che siano fatti bene, serve che tengano caldo, serve che abbiano un taglio classico-moderno-contemporaneo-trendy-particolare-minimal. Insomma tutto e niente.
Perché, almeno per me, i cappotti non li cambio ogni stagione.
Di solito li consumo, li faccio rifoderare, li faccio rammendare. Se mi innamoro di un cappotto lo metto fino alla nausea.
E infatti, quel cappotto rosa che ho messo all'università, dio solo sa quanto l'ho amato.
A pensarci adesso mi chiedo come ho fatto ad indossare qualcosa che mi facesse sembrare un marshmallow, ma ricordo che quando l'ho visto in negozio mi sono COMMOSSA. Un cappotto rosa! Rosa! Rosa! Rosa!
E per me era il cappotto della festa, quindi al primo anno non lo potevo nemmeno portare con me a lezione ma solo nei week-end di festa a casa. E quando ripartivo da casa dei miei per tornare alla Città Universitaria, lo abbracciavo e gli davo un bacino e gli sussurravo “torno presto”.
Parlando di tempi più recenti invece, come si intuisce, sono una devota del culto del cappotto: contraria a qualsiasi forma di piumino esistente che piuttosto che imbacuccarmi in un giubbotto -puah- tecnico di piume, preferisco farmi amputare le estremità.
Questo però non mi ha impedito di farmene acquistare uno, più che altro sfinita dalle continue pressioni genitoriali (“Fa freddo a Milano! Comprati un piumino! Fa freddo a Milano! Comprati un piumino!”), che però indosso solo nei giorni della merla e se ho la disgrazia di trascorrere qualche giorno in montagna.
Tutto il resto dell'inverno che mi metto?

Eh.



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lunedì 15 ottobre 2012

Di come delle volte vorrei ucciderlo nel sonno

Stanotte pensavo ai modi che potrei inventarmi per uccidere il mio fidanzato nel sonno.

E non è nemmeno la prima volta.
Sì perché lui, come l'80% della popolazione maschile mondiale, russa.
Poi, una volta sveglio, lui è tutto un “manonlofaccioapposta”, “maalloradormosuldivano”, "nonvogliodisturbarti" ma piccolo amore dove vuoi andare che siamo in un monolocale e se dormi sul divano è pure peggio perché non posso nemmeno tirarti i calci.
E tu sei lì, con il cuore a pezzi perché lui ti guarda con gli occhi da cucciolo abbandonato (occhi che dicono "non farmi male") ma gli vuoi dire che se avessi voluto dormire da sola sarei rimasta single, adesso ci sei tu che mi fai da stufetta nel letto e non devi dormire sul divano. 
DEVI EDUCARTI A NON RUSSARE.

Però ecco, io ero single e dormivo ora sono fidanzata e non dormo più.
Non dormo più, perché mi sveglio di soprassalto quando fa la RONFATA RANDOM, quell'unico, molesto suono nel mezzo della pace dell'appartamento. Io sto già dormendo di solito o magari sono nelle fase di dormiveglia di quando siamo ancora abbracciati. E non mi basta essere scansata a forza di spasmi muscolari, no, c'è anche la ronfata random. Un RONF che squarcia il sonno in due.
E allora io mi giro, mi volto verso il muro, io e il mio respiro silenzioso, che quando dormo si pensa che io sia morta.
E mi riaddormento, perché il sonno è più forte di me.
Ma poi succede che il respiro costante e regolare al mio fianco diventa sempre più pesante, sempre meno regolare, sempre più molesto.
E ronf – ffffffffffff, ronf – ffffffffffffff, ronf – ffffffffffff..............

E io mi sveglio e penso “bhè dai smetterà, perché con sto casino vuoi CHE NON SI SVEGLI PER IL RUMORE?”.
Ma lui continua.

E ronf – ffffffffffff, ronf – ffffffffffffff, ronf – ffffffffffff..............

E io sono ormai sveglia, ormai incazzata, ormai il mio cervello sta macinando pensieri.
Che giorno è oggi? Ah è lunedì. Mi sa che piove. Allora non posso mettermi la gonna di pelle nuova, perché le scarpe che ci stanno bene non sono da pioggia. E poi devo andare dall'oculista, magari poi sembro una battona.
Farà freddo.
Oddio ma fa freddo anche nel letto. Dovrò tirar fuori il piumone. Che palle fare il letto nel soppalco.


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venerdì 12 ottobre 2012

Zitella goes to New York: Part #4

Ed ecco l'ultima (giuro) puntata del mio viaggio a New York.
Il post è lungo, io vi avviso, ma è venerdì e non c'avete un cazzo da fare.

_DAY 6
Io non sono una che si sa organizzare. Se ci sono un botto di cose da fare io non sono quella che sa metterle in fila. E' per questo che quando, sedute a cena a Brooklyn, Amica Barbara con mappa di Manhattan alla mano mi ha detto: “potremmo fare che sabato partiamo da casa mia [Lower East Side] e ci facciamo a piedi tutto il giro di China Town, butti un occhio a Little Italy che tanto è piccola e ci mettiamo poco, poi facciamo il Financial District, attraversiamo a piedi il Brooklyn Bridge (così cominci a capire le differenze con quello di Wiliamsburg) e finiamo a DUMBO”.

DIN DIN DIN JACKPOT!

Praticamente TUTTO. Tutto quello che mi mancava ancora da vedere.
Messa giù così mi è sembrata un'impresa titanica al pari di una maratona, ma non è stata inaffrontabile come impresa, sono circa 10 km. Affrontabilissimi, con un paio di calzature comode e un clima accettabile.
Siamo partite verso l'ora del brunch, saranno state le 11, dopo un ricco pasto da Schiller's (sempre gli stessi di Balthazar) a base di pancakes (terzo elemento alla base della cucina americana dopo BURGER e CUPCAKES) e french toast, ci siamo incamminate per le vie del Lower East Side.

Di China Town mi avevano detto una cosa per riassumerla: PUZZA.


Avevano ragione.
Puzza di pesce, di marcio, puzza di pesce marcio.
Ci sono ortaggi, spezie, oggetti e PUZZE che non avevo mai sentito in vita mia.
Ed è affollatissima.
C 'è da dire che era pure sabato mattina e a quell'ora anche il mercato di Via Benedetto Marcello è affollato.
Ma i cinesi, nella loro operosità e nel loro muoversi in circolo come formichine, fanno sembrare ogni piccolo spazio sovraffollato.

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giovedì 4 ottobre 2012

Fighedomani: La Zitella e la palestra

Sono due settimane che vado in palestra.
Lo so, avevo detto che non ci avrei messo più piede dopo l'ultimo abbonamento di 16 mesi, palestra nella quale mi sono presentata credo al massimo 5 volte. Pagare quei 60 € al mese per oltre un anno, come se stessi facendo la cessione del quinto, mi ha fatto venire il sangue amaro contro il mondo delle palestre, la società, la crisi, il governo Monti, il Berlusconismo e la cellulite.
Mi ero promessa: MAI PIU' CHE BUTTO LI SORDI NEL CESSO.

Poi giunse Fighedomani e sono andata a correre quelle 2/3 volte e ripercorrendo tutte le dolorose tappe della via crucis dello sportivo: l'adrenalina, il sudore, l'acido lattico, le vesciche.
Le due vesciche che mi hanno segnato il piede come delle stimmati e l'incidentale inizio della stagione delle piogge in quel di Milano (che sta subendo un gradito quanto inaspettato tiepido autunno) mi hanno fatta demordere dal continuare a correre come una qualsiasi Forrest Gump. Manca la voglia.
La noia di correre. Sì, puttana miseria inutile che mi raccontiate il contrario, CORRERE E' SCHIFOSAMENTE NOIOSO.
Io lo so, voi lo sapete, PERFINO LINUS LO SA, correre è noioso e io sono stufa di ascoltare sempre la stessa musica nelle cuffiette quindi ciaone.

Eppure, dopo lo Sfogo dei Vaffanculo, che tante di voi hanno approvato con complice solidarietà (grazie amiche) perché solo Quelle che Sanno Cosa Vuol Dire Cercare di Dimagrire e Non Ottenere una Sega possono capire, ho detto BHE' MICA POSSO MOLLARE. Quindi, dopo una legittima pausa nella settimana del mio compleanno (e anche la seguente perché i primi 7 giorni da ventinovenne mica sono una passeggiata cristo santo), ho mosso il mio santo culone e ho attraversato la strada.
Embè capirai che fatica, direte voi.





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lunedì 1 ottobre 2012

Blogfest 2012 e Altre Cose

Mi pare giusto fornire qualche aggiornamento dopo l'ultima scarica di vaffanculo che si è abbattuta su questo blog.
Come so, come sapete e come sanno tutti.... sabato sera si è svolta la cerimonia (?) di premiazione dei Macchianera Italian Awards, amichevolmente detto Blogfest.
Vi ho stracciato i maroni non poco sulla questione quindi mi pare doveroso ringraziarvi per tutti i voti (che non è dato sapere quanti sono visto che nel sito non solo non sono ancora stati pubblicati i risultati, ma proprio nemmeno i vincitori) e per lo sbattimento del compilare l'intera scheda (che poi è diventata metà scheda, ma si sa, i regolamenti che cambiano in corsa ci piacciono un casino ai nerd).
Eravamo partite da Milano noi speranzose: io, Stazzitta, Sarinski e il suo dolcissimo fidanzato (si è guadagnato la beatificazione dopo averci comprato le Pringles e cercato invano i Grisbì in Autogrill, MARCO SANTO SUBITO).
Inutile dire che ci siamo divertite più a fare il viaggio in macchina che a partecipare al Blogfest, evento al quale siamo arrivate palesemente OVERDRESSED.
Come dire: un manipolo di un centinaio di persone, stipate sotto un tendone di un circolo velico, tutti vestiti in tuta o in felpa e noi su tacco 13, con lo chignon e i brillantini in testa – io , con il minidiress e le scarpe delle Grandi Occasioni – Sara e la giacca con le punte – Stazzitta.
Tutti ci hanno guardato come se ci avessero appena catapultato da una navetta aerospaziale, io per altro pure con la schiena di fuori e il colletto di pailettes (avevo detto che se dovevate vedermi, era giusto non deludere le aspettative).

Insomma niente, tutto sprecato.


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