venerdì 30 marzo 2012

Voglio solo limonare

Mi avete chiesto a gran voce un Cazzomimetto First Date e nemmeno due ore dopo avervi risposto che non ho un first date dall'anno scorso e di non ricordarmi esattamente cosa si prova, il First Date si è palesato davanti ai miei occhi. Aperitivo, con tempo di preavviso di ore: 2.

Insomma il panico da Cazzomimetto First Date si è un po' bruciato come un fiammifero e più che panico da mise m'è venuta l'ansia da ascella. Il pensiero che qualcuno possa verificare che sì, ANCHE IO come il resto del mondo generi odori mi fa rabbrividire. Preferisco pensare di emanare naturalmente un'essenza di Chloé EdT sapientemente distillata dalle mie ghiandole sudoripare.

Poi una volta fuori, mi rendo conto che uscire con gli uomini non è come andare in bici.
No.

Se siete come me che uscite con un uomo ogni cambio di ora legale, è il caso di prepararsi.
Non dico solo a livello di toelettatura, dico proprio tutto il resto.

Partiamo dal presupposto che io sono timida. Oh la la, certo che sono timida. Qua faccio la spandona da morire perché questo è il mio piccolo teatro e di cui sono l'étoile ma poi nella Vita Reale io sono Timida.
Cosa fanno le timide? Non parlano.
E cosa fanno le timide quando non parlano? Fanno parlare gli altri.
Io sono bravissima a far parlare gli altri.
Tipo che riesco a farti parlare anche del trauma di quando ti è morto il gatto, di quando sei caduto in bicicletta da piccolo e di quanto questo ti abbia poi influenzato nel resto della tua vita, degli ultimi lavori fatti, dei genitori, dei fratelli che vivono all'estero e delle sorelle che si sposano. Tutto in una sola sera.
Capite? Sono tipo un'incantatrice di serpenti.
Tu mi metti lì con un Aperol Sour in mano e io ti faccio parlare come se fossi Freud.

Gli uomini, questi pusillanimi, amano parlare di loro stessi. Se presi per il verso giusto ti aprono anche l'ultimo degli Ex Files.

Però, nove volte su dieci quando fai parlare un uomo di sé per tutta una sera, egli raramente si ricorda che ha anche lui la possibilità di usare il punto interrogativo. Ed è così nascono le centinaia e centinaia di storie basate sulla non-comunicazione tra uomo e donna. Ed è così che io mi annoio.
Poi, ce lo vedete un pover'uomo che cerca di far parlare...ME?
Io, cosa vuoi che ti dica al primo appuntamento? Che sono una stronza acida on the outside, che vengo da un Paesello piccino picciò il cui anagramma è una bestemmia, che ho fatto 11 anni di danza ma non sono arrivata a 12, mio numero preferito, perché ho dei grandissimi complessi sul mio corpo quindi non mi fare complimenti che non ti credo, che quando non parlo non è perché non ho niente da dire ma perché non faccio monologhi, che leggo ma non sono intellettuale, che non bevo né vino né birra pur non essendo astemia, che lavoro nella moda, che squadro sempre tutti dall'alto in basso senza nemmeno accorgermene, che non saluto mai nessuno perché anche se ora non sono più miope e potrei riconoscere i volti sono troppo timida per salutare per prima, che sono per il Limone di Cortesia piuttosto che per i sentiamoci imbarazzati sotto al portone, che mi piace scrivere e un giorno vedrai il mio libro in libreria e avrai paura del fatto che potrei aver parlato di te, che ho un blog, che ho delle fan, che ho delle lettrici e che no, non me la sto tirando ce le ho veramente, che posso ridere e piangere nel giro di 45 secondi, che non sono una persona solare, che magari un giorno ti spiego anche perché, che quando parlo della mia famiglia mi si accelera il battito, che io porto sempre i tacchi non per fare la figa ma perché mi ci sento più magra, che io quando guardo i film d'amore piango e che in realtà non sono acida, è che mi disegnano così.
Ho riassunto quello che sono in 14 righe. Anche volendo trovare uno che ha il coraggio di affrontare tutto questo il resto della serata che si fa?

Si limona (o si linona, a seconda del tasso alcolico del sangue).

I'm the Master Queen of Limoni.

martedì 27 marzo 2012

Cazzomimetto: The Matrimonio

Tutto quello che c'è da sapere sugli abiti da matrimonio in giro adesso che non c'avete i coglioni di andarvi a cercare sull'internet.

Si sa, è una fottuta costante di ogni anno. La gente si sposa.
La gente si sposa e invita gente.
Sì insomma non è che se tu mi dai un anello grosso come il bracciale di Magica Emi poi non possiamo inventarci un sabato a caso tra maggio e settembre per sfoggiarlo insieme ad un meraviglioso abito avorio di chiffon che si lascia disordinare dal vento insieme ad un nugolo di parenti accaldati e falsamente sorridenti.
Quando ci si sposa si fanno le cose per bene.
Quindi amiche: si va tutte dal parrucchiere prima. Ci si mette lo smalto buono. Ci si da anche una grattata ai talloni perché quel giorno la protagonista è la sposa ma anche voi non scherzate, dopo un po' che la si guarda la sposa ha già stufato quindi si guardano le invitate. E voi dovrete essere solo una cosa: FIGHE.

Io ho due matrimoni quest'anno. Di diversa natura e coinvolgimento emotivo:
_Il primo
Si tiene il 16 giugno, in quel di Bergamo, si tratta di un mio compagno di classe delle superiori che si sposa con una graziosissima nonché adorabile nonché simpaticissima autoctona. Voi direte, che carino il compagno di classe che ancora si ricorda di te a dieci anni dal diploma. Certo. C'è una storia dietro (giuro, sarò breve): in seconda superiore ho ricevuto per qualche mese dei regalini anonimi con allegate delle poesie battute a macchina. Dopo circa un anno in cui mi bullavo di questi regali in classe (ahem scusate sapete se non vengo cagata mai da nessuno) il mio compagnuccio fa coming out e dichiara di essere l'autore di cotanti gesti romantici. Non contento, pensa bene qualche mese dopo di tatuarsi il mio nome e la mia data di nascita sul cuore per, che so, convincermi della natura pura dei suoi sentimenti.
Sì, avete letto bene. Un tatuaggio. Vero.
Tutto questo senza manco un limone. Nemmeno un bacio a stampo, sfiorati la mano. Niente.
Insomma, storia drammatica anche questa ma non finita male, siamo amici ci vogliamo tanto bene e a Natale di quest'anno m'ha pure lasciato un orsettino di cioccolata appeso al cancello di casa come ai bei vecchi tempi.
Tra me e lui non s'è manco mai provato a far cose, proprio no, tant'è che otto anni fa lui ha preso baracca e burattini ed è andato a Bergamo dove ha cominciato a frequentarsi con questa (conosciuta mandando messaggini a caso con il cellulare, nel 2000 succedeva ancora). Lei, dolce piccola pagnottina, quando si è vista arrivare questo marcantonio di 1.90 non se l'è lasciato scappare tant'è che adesso nonostante la sua infinita simpatia, si sposano.
Lei mi odia? Bhè certo che mi odia, figuratevi con che faccia mi ha raccontato la storia della Proposal la scorsa estate. Due anelli c'ha questa, mica uno. Lui le ha regalato il Trilogy al terzo anno insieme. Robe da pazzi.
Insomma, sono invitata al matrimonio e ovviamente per le centinaia di motivi che voi immaginate dovrò essere FIGA.
Figa ma non figa di quelle che mi sono messa giù da gara perché tu ti sposi e io sono single quindi faccio l'invidiosa, no io dovrò essere una Figa Naturale. Tipo mi sono messa il primo TUBINO DI SFILATA VINTAGE DEL '54 CON UNA PARURE DI BULGARI CHE MI FA DA COPRISPALLE ma non te lo faccio pesare per niente proprio.

venerdì 23 marzo 2012

Cazzofaccio: New York

So bene che aspettate il Cazzomimetto Matrimoni come delle assatanate ma anche e soprattutto per coerenza editoriale non mi sembra il caso di parlare di matrimoni subito dopo un racconto (drammatico? straziante? banale?) come quello riportato qua sotto. Quindi datemi qualche giorno per ossigenare il cervello, aprire le finestre, tornare al mio equilibrio precario e ricominciare a parlare delle solite stronzate.
E a proposito di stronzate, cosa c'è di meglio da fare quando si ha il cuore in frantumi se non un viaggio?
Vi ricordo che a maggio sarò una settimana a New York. Avete presente? Io Zitella di Paesello in the big city life of New York.

Ad essere onesta non sono una di quelle che ha mai subìto così tanto il fascino della Grande Mela: si sa, a me pesa il culo e l'idea di fare otto-ore-otto di aereo con le vene varicose nei polpacci che esploderanno non appena raggiunto il picco della velocità di crociera non fa impazzire. E poi, perché andare tanto in giro ad attraversar oceani quando noi in Europa abbiamo PARIGI?
Che mai volete che ci sia a New York che possa anche solo scheggiare nel mio cuore quell'infinita magia che si respira a Parigi? La storia, le lucine sulla torre, i palazzi reali, i ponti, i marciapiedi, i viali, le siepi, i bar... cosa può avere New York che Parigi con una sedia in vimini, un café au lait e un croissant non possa vincere a mani basse?


martedì 20 marzo 2012

Questa storia qua

Questa storia qua è una storia che comincia sei anni fa, a gennaio 2006.
Lei era una studentessa che stava per laurearsi e che lavorava come promoter nei centri commerciali, lui era uno store manager di un negozio di abbigliamento.
Lei, per la sua fissa della moda, andava sempre a dare uno sguardo a quel negozio prima di cominciare. Poi un giorno mentre cercava un paio di jeans, sente una grossa risata proveniente dalla zona dei camerini: dev'essere un commesso che scherza con dei clienti. Il tono di voce della risata mette allegria, lei si ritrova a sorridere e subito pensa bravo 'sto commesso, ci sa fare con i clienti, poi si gira e lo vede: bassetto, mediterraneo terrone, con il sorriso tatuato sul viso. 
Peccato, pensavo fosse più figo ha pensato.
Nel giro di qualche settimana, complice l'aria da Grande Fratello che si respira tra i dipendenti dei centri commerciali, flirtano e fanno finta di diventare amici.
Dopo il lavoro si prendono un aperitivo e in quell'aperitivo si conoscono e riconoscono di avere più cose in comune tra di loro che tra qualsiasi altra persona mai conosciuta. Le stesse prospettive a lungo termine, gli stessi sogni, le stesse ambizioni. Lui confessa che in quel momento si stava frequentando con tre tipe contemporaneamente, lei strabuzza gli occhi e pensa scuuuuusa? mentre velatamente prende le parti femministe di queste tre cornute, facendogli capire che se nessuna ti prende il cuore è inutile affollarsi la vita.
Lei quella sera va a dormire ma non chiude occhio. E' agitata, adrenalinica, ha le farfalle allo stomaco.
Forse gli piace.
Nel giro di una settimana cambia tutto: lui porta via le sue cose dalla casa di una delle tre disgraziate, congeda le altre due e va a prendere lei all'uscita della fiera degli sposi, dopo il suo turno come hostess.
Sulla porta le da un bacio talmente vicino alle labbra che a lei viene la pelle d'oca.
Passano la serata insieme, senza mai staccarsi le mani, in un pub facendo finta di mangiare.
Si baciano per la prima volta in macchina, come degli adolescenti qualunque, in un posteggio che aveva poco o niente di romantico. Quel bacio scalda l'abitacolo, lei sente che il mondo fuori può anche collassare e forse l'ha anche fatto.
Stanno insieme: lei studia per gli ultimi esami, lui riceve un'importante proposta di lavoro. Lui non è convinto, all'inizio sembra una fregatura, per lui il suo lavoro è fondamentale, quasi vitale. Insieme fanno la tabella dei pro e dei contro. Lui la aiuta a studiare per l'ultimo scoglio prima della tesi, diritto pubblico.


venerdì 9 marzo 2012

Marni at H&M: the day after

Siamo qua come un esercito di soldati di ritorno dalla guerra.
Esauste e con le vesti a brandelli.
Io ho mal di schiena. Cose che nemmeno per diritto pubblico all'Università ho mai avuto 'sto mal di schiena.
Ce l'abbiamo l'avete fatta.
Alcune di voi, non tutte. Equamente divise tra quelle più stoiche (che si svegliano all'alba) e quelle più fortunate (che vivono in città che non conoscono a sufficienza Marni).
Avete in mano il vostro bottino di guerra, non fatevi prendere dalla dissonanza cognitiva post-decisionale.
Vi ricordate che ve ne avevo già parlato? E' quella sensazione che ci prende allo stomaco quando siamo in piena bulimia da shopping, ma anche quando prendiamo solo un pelapatate di Philip Stark, che ci fa pensare “oddio ma io ho sbagliato T U T T O, non dovevo spendere tutti questi soldi! E adesso?”.

Vi ho già viste lì, prese dal panico del e adesso cosa faccio con tutta questa roba che mi è pure grande?
Amiche, non vi siete preparate. Le taglie, sono quelle di H&M quindi sono MENO TRE TAGLIE rispetto all'italiana. Hai la 44? devi prendere la 38. Hai la 40? [Muori!] Devi prendere la 34. Respirate, qualcosa si riesce a rimediare o dalla sarta o con una cinturina in vita.
Se invece siete una di quelle che quando entrano da H&M in occasioni come queste e arraffano tutto senza pietà perché tanto poi ci sarà qualcuno che se la comprerà su Ebay, bhé onestamente mi date sui nervi. Quindi gradirei che andaste a fare i vostri mercatini altrove (sì, parlo a te che hai lasciato il commento).

Io ho avuto la fortuna (chiamiamola così) di avere l'invito per l'anteprima stampa di Mercoledì, ore 19, presso il negozio di San Babila. Diciamo che mi sono spacciata per un'altra persona che molto ragionevolmente aveva di meglio da fare (tipo che so, lavorare) e ha pensato bene di non cedere a questa forma di guerra moderna perché in queste occasioni le persone danno il peggio di sé.
Ecco, se pensate però che le persone diano il peggio di sé in occasioni come queste, NON AVETE VISTO LE GIORNALISTE DI MODA COSA POSSONO FARE.

Nella mia beata (e beota) ingenuità credevo che l'anteprima fosse una Vera e Propria Anteprima.
Poltroncine, champagne, calma zen. Insomma, mi metti fuori 2.000 capi (sì, ho detto DUEMILA) e io compro.
Con tutta calma. Perché siamo persone intelligenti. Siamo persone DELLA STAMPA che questi capi LI CAPISCE, li coccolerà, li inserirà nei redazionali (no perché per quello esiste una cosa chiamata 'campionario stampa'), li indosseremo con sdegno in occasioni inadeguate. E' questo quello che fa la stampa.
Invece NO. La stampa sono LE CAVALLETTE. La stampa sono donne e gay di tutte le età che si comportano come rapinatori nei 24/7. Loro entrano E ARRAFFANO. Sono i bulimici della moda, hanno gli occhi più grandi del guardaroba, prendono tutto quello che le loro braccia possono trattenere.
Io ne avevo circa un centinaio davanti, ero febbricitante. Ero AD UN ANTEPRIMA STAMPA PUR NON ESSENDO DELLA STAMPA. Credevo nel mio potere supremo. Avevo una wishlist di articoli non solo per me, ma anche per tre amiche. Insomma, su di me molti ci contavano. E voi non avreste fatto lo stesso? Insomma, la Zitella dall'alto del suo metro e ottanta, dei suoi centordici chili, del suo sguardo minaccioso riuscirà certamente a cavare fuori qualcosa.

No.

martedì 6 marzo 2012

Marni at H&M: come, cosa ma soprattutto perché

Mi sono sempre rifiutata di parlare delle collaborazioni dei cosiddetti celebrity designer per H&M perché chi come me frequenta il mondo dei blog tutto il giorno tutti i giorni, dal momento in cui la collaborazione viene annunciata a quando la collezione è acquistabile nei negozi si raggiunge il mio livello massimo di tollerabilità del BUZZ web. Che vor dì? Che la gente non parla d'altro.

Io sono una che piuttosto che fare la coda per entrare al Plastic rinuncia ad andarci quindi l'idea di dover litigare con manipoli di ragazzine, giornaliste o wannabe COME ME mi fa venire i brividi. Cerco di mantenere ancora qualche barlume di disgusto per le scenate in piazza e lascio che si scannino come cani rabbiosi per una maglietta di cotone con le cuciture storte.

Eppure.

Eppure stavolta qualcosa è successo.
Sarà che Marni se lo inculano in poche, sarà che Marni è un brand da radical chic, da chi non ama indossare capi con il brand in vista, sarà che Marni è conosciuto solo da chi la moda la mastica piuttosto frequentemente, sarà che Marni costa un botto (ma d'altra parte chi non?), insomma sarà che per Marni c'ho lavorato (e non è andata a finire nemmeno troppo bene ma in quale storia d'amore ci si lascia con un sorriso? Nelle mie, MAI) quando hanno annunciato la collezione per H&M m'è preso un coccolone.
Subito ho ululato l'allarme alla mia ex capa, insieme abbiamo avuto un attacco epilettico e abbiamo pianificato The Strage: noi, l'8 marzo, SAREMO LI'.
Il problema è che mai come stavolta ho desiderato vivere in provincia. Sì perché a Milano voi non potete capire cosa ci sarà. Non potete capire.
Sangue.
Svenimenti.
Graffi.
Calci.
Galline.
Sarà una dura lotta fino all'ultima collana.

E bando lì a quelle IPOCRITE di voi che stanno dicendo “mmh seee, vabbhè ma tanto è roba fatta in Cina”: cosa minchia credete, che gli abiti che si comprano in boutique vengano cuciti direttamente in Via Montenapoleone?
E quelle altre là di voi che stanno dicendo che “è pur sempre roba che fa H&M”, nella mia piccola esperienza vi posso dire che finora nell'armadio ho pezzi delle collezioni di Matthew Williamson, Comme des Garcons, Sonia Rykiel e Lanvin. E sono tutti altamente sopra la media di H&M.
Quindi bando alle ciance e passiamo al setaccio l'intera collezione pezzo per pezzo.

1.

Di questo gruppo io sono uscita di testa per il completo a pigiamino lurex che ho visto indossato da Sofia Coppola alla presentazione della collezione. Lo scorso sabato però sono passata dal centro e ho visto i pantaloni appesi in vetrina e ho notato che hanno il cavallo molto alto. Non è una novità per la modelleria di Marni (ho visto pantaloni tipo pannolino sul sedere che voi umani non potete nemmeno immaginare) ma potrebbe essere un problema per una che non ha un fianchetto da taglia 38 come me. Amo fortemente l'idea di farmi il completo perché spezzato perde un po' il senso dell'effetto pigiama che io perseguo da tempo. Mi ritiro per deliberare e forse li compro lo stesso, sono una delle cose sulle quali punto di più.
Il colletto di pailettes nero è uno degli articoli più comuni di Marni. L'unica differenza con un originale è che il nastrino è fatto in fettuccia anziché in raso. Per il resto pare uguale. Io lo consiglio ma azzardatelo con colori molto accesi.



giovedì 1 marzo 2012

Provato per voi: Luce pulsami i peli

Amiche, amici.
Rispondo oggi con questo post ad una precisa esigenza sociale, un vero e proprio disagio culturale, un dramma che ci affligge costantemente.

I peli.

Abbiamo peli dappertutto, è un continuo lavoro di giardinaggio: coltiva, estirpa, strappa e tosa.
Si comincia a 13 anni e non si finisce mai di lavorare, c'è sempre un pelo che si ribella, una sopracciglia fuori dalle linee, un ginocchio mal depilato, un ombra sul viso.
Ed ecco allora che la cassetta degli attrezzi della brava giardiniera si fa sempre più affollata di forbicine, rasoi, pinzette di ultima generazione, lampade al neon, mezzi di contrasto, creme, schiume, spugnette, tosatori professionali, stencil, strisce, fornelletti, creme, oli, unguenti e salviette post-epilazione. Ogni zona del corpo di una donna, necessita di una strumentazione e di un servizio diverso.
Io non sono una pelosa. Chiariamolo per quella manciata di uomini che passano di qua. Non ricordo più di che colore sono i miei capelli naturali ma i miei peli, li so. Quelli li so, me li guardo, li coltivo e poi li strappo senza pietà.
Ma ogni zona ha la sua tecnica, ogni zona la sua specialista e ogni fottuta zona ha la sua soglia di dolore.

Partiamo dall'alto:
1_Le sopracciglia
Se non avessi cominciato a preoccuparmene in 5a elementare a quest'ora sarei come Frida Kahlo. E intendiamoci, io non trovo sensuale il monociglio. Come risultato adesso ho poche sopracciglia e lunghissime, il che significa che basta sfilarmi una maglia che ce lo ho già spettinate e potete immaginare quanto poco tolleri la cosa.
2_Le braccia
Le braccia sono quel trip in cui entri e non ne esci più. Nel momento in cui diventi Una di Quelle Che Si Depilano Le Braccia comincerai a guardare le braccia delle altre con arroganza, snobberia e -mettici anche- un po' di disgusto.
Perché, diciamocelo, farsi anche le braccia non costa niente e l'effetto è magnifico.
Credete di non averne bisogno perché magari sono chiari?
Io ce li avevo biondi. Poi un giorno arrivò uno che mi disse “Ma quel maglione?”. Ecco.
3_Le ascelle
L'odio profondo per quei peli. Non servono a niente, solo a puzzare di più. Perché dio ce li ha messi? Perché dio ce li ha dati? Sono brutti, nemmeno a distanza di anni posso vedere le foto della Loren che orgogliosamente fa la sensualona con i peli sotto le ascelle. No.
La ceretta? No, mai azzardata perché mi dicono esserci delle ghiandole lì. E non vorrei mai farle incazzare. No, vado di rasoio.
4_Le gambe
Nel corso degli anni ho fatto: rasoio-rasoio-rasoio-rasoio-ceretta estetista-rasoio-strisce a casa-rasoio-rasoio-silk epil-silk epil-silk epil-rasoio-ceretta estetista-ceretta estetista-strisce a casa.
Al momento vince ancora la soddisfazione delle strisce Veet a casa. 2 strisce, 2 gambe, migliaia di sterminati. La soglia del dolore più alta che si sia mai vista. 

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