Blog umoristico ma molto realistico di fitness, moda e celebrities. Vivo a Milano e lavoro nella moda, sul web mi chiamo Zitella Acida ma se mi incontri per strada chiamami Lucia!

mercoledì 16 ottobre 2013

Cappotti: l'annosa questione

Avete cominciato a chiedermi che cappotti comprare ad agosto per quest'inverno. Siete la gioia profonda di chi lavora nel retail e che basa le vendite dei capi più invernali nel pieno della calura estiva (sembra strano ma è così, è una delle legge del retail, insieme a quella del “se stanno per cominciare i saldi ci sarà sempre qualche polla che compra a prezzo pieno la nuova collezione” di cui io sono una celebre esponente). 

I cappotti di cui tutti parlano quest'anno sono quelli COCOON, e non mi riferisco al film dove gli anziani ringiovaniscono grazie ad un bagno in piscina, ma a quel taglio ad uovo che fa sembrare l'infilarsi un cappotto un caldo abbraccio affettuoso come una coccola.
Grazie signora Celine (Phoebe Philo) e signora Stella (McCartney) per aver creato in noi questa necessità ma io RIFIUTO e vado avanti.

La moda non ci lascia mai sole e per chi dice NO al cocoon che dona solo alle stangone longilinee (e io non me la sento di includermi in questa categoria), c'è sempre una felice alternativa: visto che dello stile militare non ne è mai sufficientemente pieno l'armadio, ho preparato un paio di proposte, per tasche diverse, che rispettano questo felice trend (CIAO BORCHIE CIAO, E' STATO BELLO A MAI PIU').



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martedì 8 ottobre 2013

Di come ti chiudo le fashion week della PE 14

Fino a che non finisce la Paris Fashion Week trovo che sia un po' inutile fare bilanci, tirare le somme e pensare che siano finiti i giochi. 
I giochi partono in sordina con le centordicimila proposte di New York, proseguono quatti quatti a Londra, marciano a passo spedito a Milano e chiudono con il botto a Parigi.
E che botto quest'anno.

La sfilata di Marc Jacobs per Louis Vuitton è stata da brivido, ho rasentato le lacrime per l'intera durata dello show e ho atteso pazientemente come tutti l'annuncio ufficiale del suo addio, per quanto fosse già chiaro, palese e cristallino, che quella in corso fosse la sua ultima passerella francese. Vedere insieme tutte le più grandiose opere delle ultime stagioni (la fontana dell'AI 10, gli ascensori dell'AI 11, il carosello della PE 12, l'orologio della stazione dell'AI 12, le scale mobili della PE 13, il corridoio dell'hotel dell'AI 13) dipinte di un funereo nero simboleggiava chiaramente un ultimo show fatto per ricordare a tutti i meravigliosi spettacoli del passato.
Il contratto di Marc sarebbe stato in scadenza tra qualche mese e da tempo si ventilava l'ipotesi che non sarebbe stato rinnovato: non per mancati meriti professionali (e vorrei vedere), ma per dedicarsi più intensamente alla quotazione in borsa del brand che porta il suo stesso nome e del quale il suo attuale “boss”, Bernard Arnault (LVMH), detiene un terzo delle quote. E' un peccato, un grandissimo peccato, perché Marc Jacobs che fa Marc Jacobs non è interessante quanto Marc Jacobs che fa Louis Vuitton. Ma gli americani lui c'hanno: l'unica stella a splendere nel panorama dell'offerta creativa nazionale è solo Mister Marc e farlo quotare significherebbe creare un vero e proprio impero.
Sarò limitata nel mio provincialismo ma qua in Italia (che non siamo proprio gli ultimi stronzi quanto a passerelle) di Marc Jacobs non ce ne facciamo molto, non ha lo stesso appeal che ha su New York dove impazziscono per qualsiasi pennina a rossetto con scritto sopra “Marc”. 
Ha omaggiato le sue muse e le showgirl di Parigi (con quei copricapo piumati) il tutto in una collezione che poco o nulla sembra una primavera estate. 


Il resto della Parigi da ricordare è certamente Valentino, Vionnet, (Chanel no, 90 uscite e molta noia), Saint Laurent, Celine, Christian Dior, Rochas, Valli.

Andando molto velocemente possiamo dire che:
_CELINE


Può permettersi un po' tutto ormai, essendo la golden girl del momento. Dopo le Birkenstock con il pelo si vede che l'asticella dell'ugly chic a tutti i costi è stata spostata ancora un po' più in là. L'unico lato positivo del successo del brand per chi come me non si può permettere una sua borsa è che Zara sta copiando molto bene questo stile finalmente minimale e scevro di borchie. La PE 14 però non mi ha fatto strappare i capelli e non vorrei che si continuasse su questa strada.

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