giovedì 31 gennaio 2013

E' San Valentino: cogliamo l'occasione per parlare di vibratori

Alla Lelo Sweden si devono essere fatti questa cattiva idea che io non trombi abbastanza, altrimenti non mi spiego questo accanimento nell'inviarmi set per la mistress casalinga.
Ma poco male, la cosa turba più il mio ragazzo che me (a parte il terrore al momento della consegna in ufficio) perché i vibratori ci saranno sempre, l'amore non si sa.

Sono rimasta un po' indietro con l'offerta di set che propongono alla Lelo, ora ne è appena uscito uno nuovo per San Valentino che però comprende tutti articoli che ho già a disposizione.


Invece nel periodo natalizio sono usciti due kit tematici e indovinate qual è il tema?
50 SFUMATURE DI BLA BLA BLAH.

Sì, anche loro sono stati contagiati dalla febbre estiva del romanzo porno soft.
Io? Io no. Avevo letto qualche stralcio qua e là e mi era bastato per capire la pochezza del romanzo. Eppure, CHI SONO IO PER ANDARE CONTRO LE MODE? Nessuno, quindi mi sono adeguata, a modo mio.
Prima di partire per le vacanze mi sono comprata un Harmony.
Ma non un Harmony normale, un Harmony porno soft. Per la precisione, questo.
Se devo leggere qualcosa, leggo almeno CHI DI QUESTO FILONE LETTERARIO C'HA FATTO UN MESTIERE e non l'ultima arrivata.
Io ve lo consiglio. Non di leggere le 50 Sfumature, andate proprio di Harmony.
E magari far leggere qualche stralcio al vostro fidanzato.
Nel libro che ho letto io la protagonista era una tipa angelica ritrovata su una spiaggia, ovviamente seminuda, con il seno più provocante di un cocomero in piena calura estiva, ovviamente vergine ma MAGA DEL POMPINO.
Bhè ma d'altra parte CHI NON?

lunedì 28 gennaio 2013

Bucolocale del mio cuore

Come già anticipato su Twitter, tra poco lascerò il famosissimo bucolocale che tanto affetto mi ha dato nell'ultimo anno e mezzo.
Non immaginatevi appartamenti al 12 piano della Torre Velasca di Milano, è un bucolocale con vista panoramica sui garage. Ma è un piccolo spazio nel quale io mi sono trovata benissimo. Certo, a parte un piccolo problema di stoccaggio dei vestiti che ho risolto con il mio ordine maniacale.
Ovviamente nessuno si aspetta di avere un armadio quattro stagioni in un bucolocale altrimenti NON VIVREBBE IN UN BUCOLOCALE.
Non so nemmeno io quanti metri siano, credo 35 mq, più il soppalco.
Dopo 9 anni di vita in condivisione, quando ho avuto la necessità di lasciare -e di corsa- il mio vecchio appartamento da oltre 100 mq (in condivisione con altre 2 persone) ero piuttosto spaventata all'idea di andare a vivere da sola.
Lo ammetto, io sono una che di fronte alle cose nuove non ne esce MAI (e dico mai) entusiasta. Io provo sempre e solo una cosa: PAURA.

Paura di cadere dalle scale e morire da sola, paura di rimanere chiusa dentro, chiusa fuori, chiusa in mezzo.
Paura di non starci, paura di non riuscire ad aggiustare le cose che si rompono, paura che esplodano gli elettrodomestici, paura di stare scomoda, paura di chiamare l'idraulico, paura di chiamare il fabbro.
Poi io e la mia piccola televisioncina che mi segue fedelmente da DIECI ANNI (e per questo, amo, non la voglio lasciare perché lei c'era prima, c'è durante e ci sarà forse anche DOPO DI TE), il piccolo divano che impone la posizione fetale, il piccolo bagno di cui però sono unica e autoritaria dittatrice, tutto questo è diventato "casa mia".
In questi mesi ho sempre avuto in mente un post sulle gioie del vivere da sola. Mi veniva in mente quando uscivo nuda dal bagno perché avevo dimenticato di prendere il docciaschiuma nuovo. O quando mi sedevo sul divano con una maschera sul viso, o quando lasciavo la tv accesa mentre mi facevo la doccia (non è rassicurante?).
Ma anche quando raccoglievo continuamente miei capelli da ogni superficie della casa, maledicendo il momento in cui ho lasciato la casa con la signora delle pulizie e trovandomi ad accusare solo me medesima per i ritrovamenti tricotici in frigo.
Temevo, fortemente temevo quel momento in cui la sera torni a casa e accendi la luce in un appartamento buio.


giovedì 24 gennaio 2013

Quando le cose vanno male, c'è la Couture

E' tutto un proliferare sul web di recensioni sulle collezioni Pre Fall, ma non riesco a spiegarmi come possa la gente anche solo trovarle interessanti (per quanto siano la collezione stagionale più ampia e più venduta) quando a Parigi sta sfilando LA COUTURE.
No dico, l'unica moda di cui vale la pena parlare, l'unica moda che vale la pena sognare, l'unica moda che vale la pena osservare.
Massì, ci piace sempre tanto il ready-to-wear, quelle produzioni sartorial-industriali che ci spacciano come delle setose opere d'arte. Ma, dopo aver osservato il profondo abisso tra le collezioni che sfilano a Milano e quelle che sfilano a Parigi (New York e Londra non ne parliamo nemmeno), ecco che dare uno sguardo a quella ventata di tulle e di chiffon che è la settimana della Couture parigina assume tutto un altro significato.

Come già detto l'anno scorso, scommetto che nella notte dei tempi quando hanno deciso in che periodo far sfilare la Couture, ci dev'essere stato qualche inviato dell'Academy of Motion Pictures, visto che la Couture arriva giusto giusto un mese prima degli Oscar.
E visto che parlare di Alta Moda e Oscar è il mio sport preferito, vediamo di passare in rassegna le collezioni appena salite in passerella.

Direi che quando si parla di abiti da Oscar è inevitabile che nella mia wishlist ideale per le attrici di Hollywood finisca il dio libanese del pizzo: Elie Saab.
Le sue collezioni sono probabilmente sempre uguali a loro stesse, ma è così che costruisce un'identità di marca.
Il suo pizzo non mi stanca mai, i suoi colori non sono mai troppo volgarmente accesi e il suo pizzo non ricorda mai una vedova siciliana (chi deve intendere, intenda). L'unico difetto che hanno è, per quanto finora ho visto, che sono talmente al di là di ogni sogno femminile che quando li si vede finalmente indossati da un essere umano che non sia una modella, risultino sempre deformati. La verità è che con abiti del genere non è consentito avere seno o avere fianchi e, per quanto mi riguarda, sono d'accordo che l'Alta Moda non sia per tutte.

 
Da sx: Elie Saab, Elie Saab, Valentino, Valentino.

martedì 15 gennaio 2013

The Golden Pagelle: Globes 2013

Giuro che domenica sera avevo detto BASTA PAGELLE.
Ne parlavo a cena dicendo che alla fine non mi divertiva nemmeno poi così tanto continuare a parlare sempre delle stesse cose ed è per questo che non scrivo -più- così spesso.
Ma poi stamane ho visto le foto dei Golden Globes e LA VOGLIA DI GIUDICARLE TUTTE ha avuto la meglio sulla mia maturità, sul mio buonsenso, sulle mie decisioni. E se ci sono migliaia di blogger che sanno parlare meglio di me di cappotti, di regali di Natale, di trucchi... DIO SOLO LO SA SE C'E' QUALCUNO CHE PUO' FARE MEGLIO DI ME LA FASHION POLICE.
Quindi, per chi l'ha visto e per chi non c'era, per chi ha già guardato le Pagelle di Vanity Fair e per chi ha aspettato pazientemente le mie here you have:


LE PAGELLE DI STILE DEI GOLDEN GLOBES 2013 – L'ANTICAMERA DEGLI OSCAR

Anne Hathaway - Chanel Couture; Hayden Panettiere - Roberto Cavalli; 
Michelle Dockery -  Alexandre Vauthier

Cosa si può dire di Anne Hathaway che non sia ancora stato detto? Bhè io le direi “PLEASE ANNA, WEAR ONLY CHANEL FOR GOD'S SAKE”. Innanzitutto che la sua campagna Oscar è quanto di più deprimente ed estenuante si sia mai visto da quelle parti. C'è forse qualcuno al mondo che ancora non sa che si è TRANCIATA i capelli per la sua interpretazione in Les Miserables? No, ecco. Giusto per non incorrere nell'infausto errore che si dimentichi di lei quest'anno ha pensato bene di sposarsi (in rosa, eeeww), di andare in giro senza mutande come una Britney dei tempi d'oro e di scegliere dei pessimi, pessimissimi pezzi di Givenchy Couture per le sue premiere. Ma ecco, tutto è servito per portarci qua: finalmente una lunghezza di capelli di cristiana e non da tossica e la semplice semplicità di un Chanel Couture, indossato con la stessa naturalezza che avremmo noi con una felpa della Gap. Ma buongiorno. Voto: 9
Hayden Panettiere, la centordicesima ventenne che a Hollywood sembra una MILF. Si è finalmente sistemata i capelli, ma del colore sbagliato. L'abito non mi turba la vista ma nemmeno mi emoziona: sufficienza risicata. Voto: 6
Michelle Dockery: ma chi sei? Il mio assistente Wikipedia mi dice qualcosa come Downtown Abbey. Caruccia ma sembra che abbia dimenticato la gruccia nell'abito. Voto: 5

Condividi