mercoledì 13 marzo 2013

Fighedomani: Where are we now

Erano due settimane che non tornavo in palestra. Avevo i sensi di colpa che mi inseguivano per strada come sirene.
Dall'inizio del 2013 ho preso fin troppe pause dalla palestra, prima per la tallonite poi per il trasloco.
Lunedì ci sono tornata, e io al lunedì non manco mai perché c'è il mio corso preferito.

Il mio corso preferito si chiama Hi-Lo e presumo faccia riferimento alla frequenza cardiaca raggiunta durante l'ora di corso, anche se a dirla tutta la fase low non ce l'ho ben presente.
Di fatto sono 45 minuti di aerobica, ma di quella old-school, quella coreografata che se non stai veramente attenta, se non ti concentri, anche se solo pensi ai cazzi tuoi per un minuto, qualcuno ti viene addosso, sbatti su una vetrata e ti schiacci su una colonna. Il tutto alla mercè della sala pesi, vero e proprio parlamento maschile dei giorni nostri.
Ovviamente, per questi motivi e per molto altro, è il mio corso preferito.

Dopo due settimane di assenza al mio ritorno in palestra (con la stessa camminata tronfia dell'uscita dagli arrivi aeroportuali cit.) ho subito notato un preoccupante quanto molesto sovraffollamento della sala corsi: studentesse delle superiori, studentesse universitarie e MINORENNI ABERCROMBIE tutte sdraiate sui loro tappetini per gli ultimi 10 minuti di addominali del corso precedente al mio.
In questi sei mesi ho visto un po' di tutto: ragazze che fanno aerobica con le Superga o con le Converse (io che l'ho fatto con le scarpe da running mi sono presa la tallonite, ma vabbhè), gente che viene a pilates con le mezze punte, ragazze che fanno i corsi con i jeans o con le magliette con le pailettes, ma ho notato con mio immenso rammarico, che il lunedì è il giorno in cui la palestra è più frequentata, probabilmente a causa dei sensi di colpa da ciò che si è mangiato nel week end più che per vero e proprio spirito di dedizione all'attività fisica.
Come mi pare di avere già detto io sono una territoriale della palestra.
Se potessi, ci piscerei sulla mia postazione, per potere segnare il territorio.
Mi spiego: io posso arrivare anche 30 minuti prima pur di avere il posto in prima fila.
La prima fila E' IL MIO POSTO.
Ma non è per esibizionismo, assolutamente no. La mia è una necessità. Non sono mai stata una da prima fila, non mi metterei in prima fila a niente che non sia la sala corsi, nemmeno alle sfilate.
Non sono mai stata in prima fila durante i miei 11 anni di danza: perché ero alta, perché ero tozza, perché ero una cagna a ballare. Ma adesso la prima fila deve essere mia.
La necessità è presto detta:
non sopporto non avere la possibilità di eseguire correttamente la coreografia. Pur essendoci la maestra insegnante istruttrice sopra un piccolo palco, già dalla seconda fila (essendo il corso così frequentato) non si vede più una ceppa. E io, di fare quella che non va a tempo o che non sa dove lanciare una gamba NON. CI. STO.


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