giovedì 27 febbraio 2014

Running for Zitelle - #Cityrunners: 8x500 e posso ancora raccontarlo

Se l'acido lattico dopo l'ultimo allenamento non mi aveva dato tregua per ben 6 giorni, questa volta posso dire di essermela svangata piuttosto velocemente già dopo 3. Non so quindi se cominciare a pensare di essere effettivamente una “sportiva” o se semplicemente il mio corpo si sta piegando alla rassegnazione più che all'allenamento.
Sì perché è con rassegnazione che ti presenti il sabato mattina alle 9.30 in luoghi ameni di Milano che altrimenti vedrei solamente se NON VIVESSI A MILANO. E' rassegnazione quella che ti fa indossare il completino Adidas d'ordinanza e ti fa trascorrere la mattinata in mezzo a 40 sconosciuti (che a forza di vedersi ogni due settimane non sono nemmeno più tanto sconosciuti ma si sa, da adulti non è semplice fare amicizia come da bambini) a correre come se dovessi portare i secchi di acqua al tuo villaggio in Zimbawe.
Bando alle premesse, tanto lo so che al sabato mattina quando io sono sul taxi che mi porta da questi pazzi voi state ancora bellamente dormendo e non potete capire il disagio di essere GIA' sveglia.
Proprio questo sabato che avevo voglia di correre quanto un gatto di farsi un tuffo in piscina, mi è pure capitato il tassista runner. Giusto per farmi sentire meno in colpa.

Ma il senso di colpa camminava già con me perché da quando ho cambiato lavoro non ho più avuto modo di mettere piede in palestra a causa degli orari radicalmente diversi e soprattutto perché vivo e lavoro in due zone agli antipodi di Milano. Ma hello! Si prospetta un nuovo trasloco tra poco, CHE FELICITA'.

Questa volta era il turno della nutrizionista che aspettavo un po' come la venuta del signore gesù cristo, nella speranza che mi svelasse il segreto di Pulcinella per dimagrire MANGIANDO.
Vorrei dirvi che mi ha svelato la mossa segreta per deglutire per non ingrassare, la strategia per mangiare la pizza tutti i giorni e rimanere esile come un fuscello, l'abilità per allenarsi senza provare fatica e ottenere risultati REALI come il corpo di Doutzen Kroes.

martedì 11 febbraio 2014

Running for Zitelle - #Cityrunners: Credevo di essere una sportiva invece ero solo una mezza sega

Sabato c'è stato il secondo allenamento con quei pazzi dell'Adidas e posso dire con assoluta certezza ormai di non avere minimamente alcuna preparazione sportiva nonostante quello che mi credevo.
Io e il mio acido lattico nelle gambe che mi impedisce oggi di avere un'andatura normale dichiariamo ufficialmente di essere una mezza sega.
Sarà che non ho mai corso per la gloria se non quella di riuscire ad arrivare a casa sana e salva, da sabato mi sono resa conto di avere ancora molta strada da fare e in tutti i sensi.
Dopo l'incontro con il mental coach e l'allegata celebrity (Davide Cassani, allenatore nazionale ciclismo) mi è ormai piuttosto chiaro che sei uno sportivo solo se sei uno sportivo.
Mi spiego: gli sportivi ti considerano uno di loro solo se sei uno di loro, come i velisti che parlano tra di loro con un vocabolario completamente sconosciuto al resto del mondo. Solo se capisci di cosa parlano (maratone in montagna, al mare, in collina e in pianura, le dolomiti, il Sahara, gli ironman e quelle cose lì) ti considerano all'altezza di correre con loro, di parlare con loro, di allenarti con loro.
Se non lo sei, non sei nessuno.
Se sei un runner della domenica, sei fuori.
Se sei un runner da palestra, sei fuori.
Se sei un runner improvvisato, sei fuori.
Hai male alla gamba? Cazzi tuoi, tanto non andavi veloce.
Hai dolori e non riesci a muoverti? Peggio per te, significa che corri troppo poco.
Hai dolore al tendine? Metti male il piede!
Beninteso, la testimonianza di Davide Cassani è stata davvero interessante ma non ho potuto fare a meno di notare un celodurismo piuttosto comune tra gli sportivi: IO HO FATTO, IO HO CORSO, IO HO VINTO. Sembrava quell'invasato di Radio Deejay del venerdì che fa gli iron man. Che per chi non lo sapesse non è solo un film/supereroe ma è una tipologia di gara sportiva ai confini della resistenza umana.
Ad ogni modo a fini didascalici ci tengo ad introdurre la testimonianza di Davide Cassani snocciolando i pochi dati che mi sono segnata: ha fatto 800.000 km in bici (non ricordo se in un anno o nella sua vita, per la nota di cui sopra e cioè che NON SONO UNA SPORTIVA, potrebbe essere anche in una settimana), ha corso la 100 km nel Sahara, ha completato la maratona di Pisa (di recente) in 2 ore e 45 minuti.
E sappiate che sei considerato uno bravo solo se completi una maratona in meno di tre ore.
Tuttavia la testimonianza di uno sportivo di professione ha comunque colpito la mente della dolce ragazza in prima fila con lo sguardo spaurito e cioè IO, perché ha parlato di quei piccoli problemi che lui come qualsiasi essere umano deve affrontare se vuole (e lo vuole) continuare a correre, pedalare, macinare km.

Ho capito, da quello che ha detto, che forse mi sento un po' fuori dal giro degli sportivi perché di fatto non mi sono mai fissata alcun obiettivo. Manco un “corro 30 minuti senza fermarmi”. Figuriamoci un “devo fare i 4.30” (una giornata intera per capire il senso di quest'ultima affermazione, per quello dico che gli sportivi non è gente che ama spiegare a chi non ne capisce un cazzo). Invece la leva è esattamente quella: senza porsi obiettivi irrealistici (corro mezzora e il prossimo anno vado a New York a fare la maratona) ma fissando soglie umane.
Per esempio pure lui non ha proprio voglia matta tutti i giorni di correre i 10 km, quindi capita che anziché non correre affatto riduca l'allenamento a sessioni più brevi ma comunque significative (tipo volate di 100 metri che, voglio dire, chiunque le fa quando deve prendere l'ultimo tram prima dello sciopero).
Insomma l'importante è essere onesti con se stessi e capire quando il corpo ha voglia (i muscoli ce la fanno, la fatica è sopportabile, il fiato è sufficiente) e quando invece no (le gambe cedono, il cuore esce dal torace). Governare la mente per governare il corpo.
Nonostante sia uno sportivo di lungo corso però mi ha fatto notare una cosa che effettivamente ho verificato anche di persona: per essere l'ultima delle figlie del porco giuda dei runner (e cioè una che non corre poi così frequentemente) il miglioramento è altissimo. Se corro 3 volte in una settimana posso vedere su Runtastic quanto sono migliorata, quando diminuisce il minuto al km (quel famoso 4,30 di cui prima: se fai un km in 4 minuti e mezzo sei una di loro, per capirsi), quanto aumenta la velocità media.
Sono piccole soddisfazioni ma sono quelle che ti fanno creare una sfida contro te stesso, che ti tirano giù dal divano e ti fanno venire voglia di chiederti “stasera sono io VS i miei polmoni”.
E a proposito di polmoni, è inevitabile che correre (come qualsiasi attività sportiva di medio/alto impatto) porta ad un miglioramento globale della qualità della vita: è inevitabile che uno smetta di fumare, è inevitabile voler mangiare meglio, è inevitabile il benessere generato dalle endorfine (su questo posso metterci la mano sul fuoco pure io).
Infine ha sottolineato quanto è più figo allenarsi in compagnia che farlo da soli: la percezione della fatica è completamente diversa.
E a questo proposito posso dire che sabato, nonostante abbia corso nella settimana precedente cercando di seguire al meglio possibile la scheda di allenamento che mi avevano preparato, la differenza è stata radicale. Oddio, la fatica è stata incredibilmente maggiore ma semplicemente perché quando corro da sola sono più indulgente con me stessa: non ho un passo da tenere e se sento che sto per morire ecco, magari rallento.
Sabato NO.
Sabato ho pensato di morire 3 volte in 40 minuti. Mi veniva talmente da vomitare che cercavo di capire come nascondermi dietro ad un albero per evitare di farmi vedere dal resto del gruppo, soprattutto i runners secchioni che correvano come gazzelle in autostrada mentre io rantolavo in un angolo del Parco di Trenno.


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