giovedì 2 novembre 2017

The Ordinary e gli Excel degli indispensabili nel beauty

Dopo la mirabolante esperienza della mia prima diretta Instagram insieme alle make-up artist Anna ed Elisa, ho finalmente la lista dei prodotti usati per il trucco realizzato su di me.
Sì, sembrano tantissimi ma vorrei farvi notare che la Cappella Sistina non è stata dipinta con 5 colori!1!!! Ad ogni modo, sappiamo benissimo che servono molti più prodotti per ottenere un trucco naturale che per sembrare un mascherone. Quindi a questo link trovate la lista.

A sinistra Anna, a destra Elisa

Della lista ho già puntato un paio di cosette (la matita marrone perché ehy! non ho nemmeno una matita per occhi nel beauty case) e poi mi tengo segnato il colore del fondotinta Mac perché non si sa mai, ho detto che vorrei passare l’inverno senza mettere il fondotinta ma meglio avere un piano B.

Le ragazze Feltrin mi hanno poi omaggiato anche di una lista di IMPRESCINDIBILI del beauty case: è vero che sono rimasta ammaliata dalla distesa di trucchi che hanno disposto sul tavolo del mio soggiorno, ma è anche vero che la mattina già è difficile capire cosa mettermi e come abbinare il sopra al sotto e poi alle scarpe, quando si tratta del trucco punto sull’efficacia e sulla velocità. 
Quindi le palette per me rimangono quelle per giocare con la sabbia al mare e quando si tratta di prepararmi la mattina mi serve avere poche idee ma ben chiare. Mi hanno quindi compilato una lista di prodotti che secondo loro non possono mancare nel beauty case e potete trovare la tabella completa a questo link.

E' chiaro che non so posare.

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lunedì 23 ottobre 2017

Silenzio, parla la Nutrizionista (seconda parte)

Posiamo le gallette e il latte di mandorla, è ora di leggere la seconda parte dell'intervista alla dottoressa Sofia Bronzato.
Se vi siete perse la prima parte potete trovarla qua.

Sofia si è laureata presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ed medico chirurgo esperto in nutrizione clinica ed in patologie correlate alle abitudini alimentari.

Riceve nel suo studio a Milano in via Lambro 12 oltre che a Verona e Varese dove si occupa di nutrizione clinica e medicina estetica. Per info e prenotazioni questi sono i suoi recapiti: 
Instagram, tel. 340-6646012 mail sofia.bronzato@hotmail.it 

DIETE E ZUCCHERI

Sfatiamo qualche mito: a cena ha senso eliminare i carboidrati? Una dottoressa (Dot.sa Maria Rosa di Fazio, autrice di “mangiare bene per sconfiggere il male”) afferma che sarebbe meglio evitare i carboidrati per evitare il picco glicemico (LINK à Es. signora che cena con due mele e con la glicemia a 220 la mattina seguente)
Nel caso degli zuccheri semplici, come la frutta, lo zucchero entra rapidamente in circolo nel sangue e se quello zucchero non serve verrà utilizzato più facilmente per la sintesi di grasso. Il carboidrato nella giusta quantità, con la fibra, non produce questo picco quindi si può tranquillamente assumere alla sera. 


Sempre nello stesso video si parla delle poliammine: sostanze che fanno crescere le cellule tumorali presenti nelle patate e negli agrumi. E’ vero?
Non fanno assolutamente nulla alla persona sana ma possono interferire nei pazienti chemioterapici. Si tolgono infatti durante la chemioterapia perché possono interferire con il trattamento.
Nel paziente sano non fanno nulla, bisogna solo fare attenzione nel caso del paziente malato di cancro.
Sono le generalizzazioni a non essere corrette, il falso terrorismo verso alimenti che fanno parte della nostra dieta mediterranea che tanto ci protegge se ben seguita.
Così come la soia nell’ipotiroidismo: in una persona sana non aumenta il rischio di malattia. Nei pazienti con disturbi di tiroide, ci sono studi (ma la cosa non è ancora dimostrata con certezza) in cui un consumo eccessivo di soia si è dimostrato favorire la manifestazione clinica dell’ipotiroidismo. Sempre nei pazienti con ipotiroidismo che prendono una terapia si è visto che la soia può interferire con l’assorbimento del farmaco. Consiglio a questi pazienti di non eliminarla, ma di moderarne il consumo.

Perché si diffonde sempre di più la teoria secondo la quale ridurre (fino a quasi eliminare) lo zucchero dalla propria dieta sia consigliabile (zucchero, miele, dolcificanti, stevia, sciroppo di glucosio o d’acero)? E’ vero che lo zucchero è uno dei principali indagati nei pazienti con formazioni tumorali?
Si. Uno dei principali esami che si fa per stadiare un tumore è la PET al glucosio marcato. Cioè si marca lo zucchero con un mezzo di contrasto, lo si inietta e si va a vedere dove finisce nell’organismo, e se presenti, esso va effettivamente nelle cellule tumorali che hanno un ciclo vitale più rapido e si nutrono avidamente di zucchero.
Non andrebbero consumati più di 25 g di zucchero semplice al giorno e possibilmente non da solo ma ben combinato ad altri macronutrienti che ne rallentino l'assorbimento.Per chiarirci: i cereali sono zuccheri complessi.  Gli zuccheri semplici sono la frutta, lo zucchero (nascosto nei dolci, nelle bevande, dei dolcificanti), il gelato (il lattosio è uno zucchero semplice) etc.
Per questo motivo come spuntino io non consiglio la frutta da sola ma ad esempio l'abbinamento con la frutta secca o una fonte di proteine (es. yogurt)
Sull’eliminare lo zucchero quindi sono d’accordo se si superano i 25g al giorno di zuccheri semplici.

Zucchero – Fruttosio: Quando è meglio consumare la frutta e quanta?
Il mio consiglio è di assumere circa 1 kg di ortaggi al giorno: circa 700-800 g dovrebbero arrivare dalle verdure e 200-250 g dalla frutta.



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mercoledì 18 ottobre 2017

Silenzio, parla la Nutrizionista (prima parte)

Sofia Bronzato nasce nel 1989 si laurea a pieni voti in Medicina e Chirurgia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. E’ medico chirurgo esperto in nutrizione clinica ed in patologie correlate alle abitudini alimentari.
La dottoressa riceve nel suo studio a Milano in via Lambro 12 oltre che a Verona e Varese dove si occupa di nutrizione clinica e medicina estetica. Per info e prenotazioni questi sono i suoi recapiti: tel. 340-6646012  mail sofia.bronzato@hotmail.it ma vi consiglio di seguirla su Instagram perché pubblica sempre delle ottime ricette!

IL RUOLO DELLA NUTRIZIONISTA 

Cosa fa una nutrizionista e che differenze ci sono con un dietologo e un dietista?
Il dietologo che si è specializzato in scienze dell’alimentazione così come il medico nutrizionista sono entrambe le figure professionali che si occupano della gestione completa dei disturbi connessi all’alimentazione, dalla diagnosi alla terapia, mediante la prescrizione delle indagini più utili e la costruzione di programmi nutrizionali sul paziente.
I biologi nutrizionisti sono laureati in scienze biologiche, iscritti a un albo professionale e possono prescrivere autonomamente diete. I biologi non possono però prescrivere esami del sangue (es. non possono chiederti di portare gli esami del colesterolo perché non sono medici e non possono richiedere esami) e non possono darti terapie di nessun tipo. Possono visitarti, misurare il tuo metabolismo basale etc e su quello prepararti una dieta. Ma, nel caso tu andassi da loro e mostrassi un’ipercolesterolemia o un disturbo tiroideo non potrebbero prescriverti la terapia adatta.  L’esercizio della loro attività è vincolato a dei limiti e alla necessità di integrare le proprie competenze con competenze prettamente nutrizionali. Anche in questo caso, come per i Dietisti, le attività possono andare al di là della libera professione e dei percorsi di dimagrimento, come l’educazione alimentare e la ristorazione collettiva.
Un dietista ha conseguito una laurea in dietistica e può fare diverse cose tra cui lavorare al servizio di un medico compilando diete sotto prescrizione (il dietista non può fare nessuna dieta che non sia prescritta da un medico), può lavorare nell’ambito dell’igiene e dell’istruzione del corretto modo di alimentarsi.
Quello che consiglio è quello di rivolgersi a professionisti completi: il medico nutrizionista o medico dietologo svolgono senz'altro questo ruolo.

Quali sono gli strumenti che una nutrizionista ha a disposizione per aiutare una persona (piano alimentare, test intolleranze, dieta, rieducazione alimentare, consigli sportivi)?
La visita è il momento più importante dell'incontro, in cui si raccoglie tutta l’anamnesi del paziente, ossia le abitudini, la sua storia famigliare, quella patologica pregressa e recente, si esegue l’esame obiettivo, si raccoglie il diario alimentare di 7-10gg.
L’esame obiettivo consiste nel visitare fisicamente il paziente, capire sintomi e valutare eventuali segni fisici correlati. Il medico può avvalersi poi delle analisi del sangue, di esami strumentali utili (può per esempio prescrivere una gastroscopia qualora il paziente soffra di sintomi correlabili a un reflusso gastroesofageo), di test per valutare eventuali intolleranze e/o allergie. A questo proposito, state attenti al grande business dei test per le intolleranze: non esistono test sulle intolleranze validati che non siano il Breath test al lattosio, al lattulosio, al glucosio, al fruttosio e il test per la celiachia.  Esami dell’iride, del capello, della pelle, l’analisi della goccia di sangue in farmacia, sappiate che se li avete fatti non hanno alcuna valenza scientifica.  È utile inoltre misurare le circonferenze e le pliche adipose, bisogna calcolare il metabolismo e il livello di attività svolta giornalmente dal paziente, stimare la composizione tissutale (massa magra e grassa) e tenere monitorati tutti questi dati e anche su questi costruire la dieta.
E’ impossibile uscire dalla visita con il medico nutrizionista con una dieta in mano: la dieta va preparata sartorialmente seguendo le abitudini alimentari del paziente e proponendo soluzioni o alternative che lo aiutino a gestirsi bene in base alla vita quotidiana (sapere ad esempio in che ristoranti mangia a pranzo, se si fa la schiscetta e come consigliarlo). Esistono i programmi che ti aiutano in questo senso ma dopo una visita particolareggiata dove richiedi storia personale, patologie, diario alimentare etc presentare un foglio stampato che non tiene conto dei gusti, delle abitudini e delle necessità del paziente sembra quasi una presa in giro, no? E’ vero anche che poi ti ritrovi la sera e devi scrivere 20 diete diverse però almeno così sei veramente utile. In ogni dieta devi dare alternative (prima di andare a letto se ti viene fame mangia questo, se sei sotto stress mangia quest’altro etc). Devi rispettare le abitudini e i gusti del paziente il più possibile.
Inoltre è importante la varietà: cambiare completamente la dieta dopo un paio di mesi è fondamentale per non cadere nel tranello della noia.

Quali sono i più grandi errori che vedi fare?
Nei giovani le diete iperproteiche caratterizzate da un uso smodato di integratori: se tu assumi proteine in eccesso rispetto a quanto ne puoi metabolizzare, quello che è importante capire è che le trasformi comunque in grasso. Con un eccesso di proteine vedi crescere la tua massa muscolare ma in mezzo a quella si nasconderà un sacco di ritenzione di liquidi, comunque ci sarà un accumulo di grasso, e soprattutto il fisico produrrà molte scorie azotate affaticando reni e fegato e accumulerà molte molecole proinfiammatorie esponendo il fisico a un rischio maggiore di patologie cardiovascolari e tumori.
Una dieta corretta deve essere isoproteica (iso=giusto): 0.8-1 g di proteine al giorno per ogni kg di peso corporeo. E’ quello che ti consente, quando vai a fare attività fisica, di consumare il glicogeno muscolare, quindi il grasso e poi di costruire contemporaneamente e in maniera sana il ‘muscolo’.
Un altro errore frequente è quello di non riuscire a quantificare i carboidrati che vanno assunti tutti i giorni. Spesso per difficoltà a introdurli in maniera corretta si tende ad eliminarli. Se ci pensi, quando si tratta di grassi, mentalmente si è radicato lo stigma che troppo olio o troppo condimento sia dannoso per la salute. Per i carboidrati invece si fatica ad entrare in questa stessa modalità di pensiero e quindi piuttosto si ‘tagliano’ dalla dieta. Per gestirsi anche nella preparazione dei pasti in ufficio (le schiscette) è utile congelare i cereali cotti e porzionati. Se fai cuocere 350 g di farro (riso integrale, riso venere, quinoa etc) e poi lo metti in un contenitore, potresti avere qualche problema nel porzionare la giusta quantità per il resto della settimana. Se invece lo metti in congelatore già porzionato e lo tiri fuori la sera prima, sei a posto.
Altro errore è legato alla scarsa varietà nei carrelli della spesa e in cucina: se mangi tutti i giorni la quinoa con i broccoli poi ci credo che di notte ti sogni la carbonara. Ogni mese e mezzo o due la dieta andrebbe completamente cambiata. Per questo è importante sapere cosa ti piace, perché se io ti metto la zucca e a te fa schifo poi come fai?
Infine spesso devo intervenire sulle combinazioni scorrette all'interno del pasto: ad esempio vedo spesso pazienti pensare che i legumi possano sostituire da soli una proteina animale. Non è vero, è necessario completare la proteina con un cereale.


IL MONDO DELLE DIETE E DEGLI ZUCCHERI

A quest'età sono stufa di parlare di diete. È possibile dimagrire senza imbarcarsi nell'ennesimo regime dietetico?
È il concetto di dieta ad essere sbagliato: si pensa che sia qualcosa di temporaneo. Invece sono le abitudini che vanno cambiate e bisogna allenare il proprio equilibrio, basta pensare a chi resta nel proprio peso forma stabilmente. Le persone normopeso non sono a dieta ma si sanno gestire, in questo modo possono mangiare senza soffrire, senza rinunce particolari e godendosi un po’ di tutto ma con moderazione.
Per dimagrire bisogna abituare il fisico a mangiare meno di quello che si mangia abitualmente, che evidentemente è troppo rispetto a quanto si consuma. E’ l’idea stessa di farlo solo per un periodo che è sbagliata (lo faccio per una settimana, per un mese, il mese prima del matrimonio…). Calcola che ogni volta che ci sono fluttuazioni del peso, crei infiammazione. Ecco perché nella dieta ci devono essere almeno uno o due pasti liberi, compensati ad esempio da un giorno prevalentemente con due secondi piatti ai pasti principali. Se tu un giorno ti lasci andare alla pizza e al gelato, devi avere in te comunque la possibilità di correggerti, quindi un giorno potresti stare più leggero riducendo la quota di zuccheri e carboidrati. Un giorno quindi un po’ iperproteico per un po' di libertà in più rispetto alle necessità caloriche, però UN GIORNO.

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mercoledì 4 ottobre 2017

Wanderlust 108 Milano: il triathlon della mindfulness

Come avrete visto sulle mie Stories di Instagram, lo scorso weekend mi sono data ad un’Olimpiade personale partecipando dapprima all’evento Wanderlust e poi nel pomeriggio alla sessione di Barry’s Bootcamp all’Arena Civica (e dopo tutto questo anche la missione settimanale all’Esselunga il cui sforzo non è da sottovalutare per niente).
I Festival Wanderlust 108 (1 =  Unity  0 = Wholeness  8 = Infinite Love) sono dei triathlon della consapevolezza. Lo so, lo sento da là in fondo quel “DELLA CHE?” ma non riesco a trovare altre parole per definire cosa sono questi ritrovi che vengono organizzati in diverse città del mondo e coinvolgono contemporaneamente sport e benessere mentale.
Per non sapere né leggere né scrivere io l’avevo chiamata “mindfulness” ed è quella speciale attenzione che, se allenata, aiuta a riequilibrarti, a spostare l’attenzione sul presente, sulle proprie sensazioni e sul “qui e ora”. E’ un azione e in quanto tale va esercitata: dopotutto cosa c’è di più difficile che concentrarsi sul proprio io e sul fluire dei pensieri senza esserne toccati (spoiler: questa cosa della meditazione l’ho provata davvero).
Insomma il Triathlon (che richiama alla mente corpi scultorei che si tolgono mute e inforcano sensualmente delle bicilette prima di lanciarsi a correre su una strada vestiti solo di un pantaloncino) che mi ha coinvolta questo weekend era molto molto diverso (purtroppo? Per fortuna? Chi può dirlo). Come si vede sul sito di Wanderlust nei loro festival si prevede sempre una 5 km di corsa o camminata, una sessione di yoga flow all’aperto (con dj set e performance dal viso) e mezzora di meditazione.

All’urlo di “COSA SONO IO? INVINCIBILE!” domenica mattina mi sono scaraventata giù dal letto alle 7.30 per essere presente fisicamente (mentalmente forse non ancora del tutto) sulla linea di partenza ai giardini del Politecnico di Milano. Non corro continuativamente da un bel po’, lontani sono i tempi dei Cityrunners e delle 12 km alla domenica mattina, ma ammetto che una 5 km a ritmo libero non mi spaventava più di tanto.
L’atmosfera davanti al Politecnico era quella di un after: musica da chill-out alle 8 di mattina, quasi surreale per la zona (il Politecnico è immerso in un quartiere normalmente residenziale nella zona est di Milano).
Nemmeno il tempo di lasciare le borse che io e Diego ci siamo lanciati in una personalissima gara uno contro l’altra nella quale ha vinto  –incredibilmente- lui, battendomi sul traguardo per qualche decina di metri.

Sono primo, YEY!

Nella breve (brevissima, il mio monitoraggio dice che abbiamo fatto 4 km a malapena) distanza sono riuscita anche a mantenere un ritmo decente (5.30-5.40/km) e senza patire poi così tanto il freddo, tant’è che ho sfidato il dio dell’autunno e ho corso in canotta come una povera scema.
Ma poco male, nel mio essere “invincibile” eravamo in piena botta di endorfine da runner e OGGI NE STO PAGANDO LE CONSEGUENZE IN FARMACIA.
Al termine della corsa dopo l’invana ricerca di qualcosa da bere, ci siamo messi pazientemente sotto il palco ad attendere l’inizio della sessione di yoga, cominciata dopo un’oretta circa nella quale mi sono assicurata di prendermi almeno un grosso raffreddore come premio per la giornata di mindulfness reppiratorio.
Eravamo schierati sotto il palco con i nostri tappetini, uomini donne e celebrità (ok, ero proprio dietro a Francesca Senette che, fatevelo dire, è snodata come il cavo degli auricolari dell’iPhone e voi sapete quanto quelle diavolerie si attorciglino su loro stessi).

Un pacifico Diego mentre riflette sul fatto che solo "qualche" anno fa era al Politecnico a fare esami mentre ora sta per mettersi nella posizione del guerriero

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martedì 29 agosto 2017

Sardegna: L'excel di cosa vedere e dove mangiare

L’excel delle cose da vedere e mangiare in Salento ha avuto successo (once you go Excel you never go back) quindi mentre ero vacanza a godermi la movimentata vita metropolitana di Buggerru quasi ogni giorno ho ricevuto richieste per averne uno simile per la Sardegna.
La Sardegna non ha bisogno di presentazioni anche se molti, specie al nord, pensano che l’isola sia interamente rappresentata dalla sua parte più famosa e cioè la Costa Smeralda (Porto Cervo etc).
Ve lo dico in anticipo: io della Sardegna conosco un decimo di quello che offre. Non ho visto la Costa Smeralda, non ho visto Stintino, Alghero o la zona intorno a Oristano e ho intravisto la zona di Costa Rei e Villasimius.
Purtroppo essendo obbligata ad andare in vacanza ad agosto, devo impegnarmi ogni anno a trovare angoli nascosti, zone meno turistiche e poco frequentate per potermi godere due settimane in santa pace.
La zona del Sulcis-Inglesiente e del medio campidano non è molto conosciuta in termini turistici ed è un peccato perché il mare non ha nulla di invidiare alle località più celebri. Tuttavia, egoisticamente ne sono ben felice visto che non ho dovuto litigare con nessuno per stendere l'asciugamano!



 Il Pan di Zucchero (e le sue sorelle, come le ho rinominate io)

Il fatto che non sia una zona molto turistica io lo trovo un vantaggio più che un svantaggio perché personalmente in vacanza non ho bisogno di molte cose: non mi interessa che ci siano locali, che la zona offra occasioni mondane, che ci siano moltissimi ristoranti o negozi per fare shopping.
In tutta onestà le cose che mi interessa trovare quando sono in vacanza sono:
- Spiagge belle ma poco frequentate, non necessariamente attrezzate
- Almeno un supermercato (normalissimo, dal piccolo alimentari di paese fino ad un Conad)
- Una banca
- Qualche ristorante
- Sagre paesane (!!!)
Negozi dove acquistare le specialità tipiche locali da portare a casa
Come vedete ho poche pretese e per fortuna io e Diego andiamo d’accordo su questo set di base che non deve mancare mai in vacanza. 
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lunedì 24 luglio 2017

Come funziona allenarsi con un Personal Trainer?

Cosa si prova ad avere un personal trainer? Cosa prova Belen? Cosa prova la Nargi? E’ davvero così difficile trovare un bravo personal?
Se mi seguite su Instagram e Snapchat (e se non lo fate rimediate subito cliccando qui e qui) avrete già visto che da inizio mese faccio delle lezioni private con un personal trainer. L’ho conosciuto alla mia lezione di prova di Barry’s Bootcamp e visto che sono qua per parlare di vari workout e discipline, perché non testare anche cosa si prova ad essere una ricca donna annoiata e allenarsi con un aitante personal trainer che ti urla “ALTO QUEL CULO LUCIIIIIIII!”.
Lui si chiama Nicolò Cavallari, ha 26 anni (lo so, sembra di più) e naturalmente è laureato in Scienze Motorie. Lavora come Master Trainer alla Barry’s Bootcamp e come personal trainer privato.
L’abbonamento alla palestra mi è scaduto a metà giugno e visto che agosto sembrava imminente e ad agosto si ferma il mondo (io compresa) non mi è sembrato il caso di rinnovare. Ho preso accordi con Nico per eseguire le sessioni di allenamento preferibilmente al parco all’aperto ma con la possibilità di farlo anche a casa (solo che lo stanza libera al momento è adibita a ripostiglio e non avevo per niente voglia di ordinarlo).
Avendo fatto un po’ di funzionale e di crossfit devo dire che mi piace usare gli attrezzi (e anche fare “HHHHUAAAA” mentre alzo il bilanciere guardandomi allo specchio) ma il corpo libero rimane il genere di allenamento più immediato.

Non ho ancora esaurito il mio pacchetto di lezioni ma posso dirvi per punti cos’ho imparato in queste
sessioni:

1 - Il costo è considerevole ma non proibitivo

via GIPHY
Come detto anche da Riky nella sua intervista il costo dei personal può variare dai 40 ai 50€ all’ora.  Molti professionisti (tra cui Nico) prevede l’acquisto dei pacchetti (10 ore 450€) che si possono usare all’occorrenza. Potrebbe essere un’ottima idea per chi non sa da che parte cominciare, per chi vuole un boost di allenamento prima di un evento importante, per chi deve riprendere dopo un lungo stop, per chi vuole migliorarsi con l’aiuto di un professionista e portare la propria forma fisica su un altro livello o per chi ne sa qualcosa ma non ancora abbastanza e affiancare le sessioni con un professionista con le sedute da soli in palestra.

2 - Sceglietevi una persona simpatica

E’ fondamentale non avere un trainer faccia di cazzo quando siete a terra impanate nella polvere e dovete rimettervi in piedi per fare altri 12 burpees. Ci manca solo che quello che mi allena mi stia pure sulle palle quando parla. Fa la differenza allenarsi con una persona che sa farsi pure una risata, io un’ora seria pensando solo a quanto devo strizzare il culo non riesco a farla.


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giovedì 13 luglio 2017

Il Salento: l'Excel di cosa vedere e dove mangiare

Non credo manchi la promozione turistica al Salento (in tanti, come me, costretti alle ferie solo ad agosto, sognano per anni una vacanza in Salento senza mai riuscirci ad andare perché ad agosto è troppo affollato) e infatti non credo che esista un momento di “bassa stagione” da quelle parti. I consigli però non sono mai abbastanza, forse proprio per questa fiumana di persone che ogni anno si riversa in Puglia, le raccomandazioni e i suggerimenti degli insider (cioè dei pugliesi che a malincuore stanno al nord) non sono mai troppo pochi.
Ho la fortuna di condividere l’ufficio con non uno, non due ma ben 3 colleghi pugliesi o di origine pugliese.
Ho raccolto i loro suggerimenti e ne ho fatto tesoro così come di tutte le centinaia di messaggi che mi sono arrivati da parte vostra tramite Instagram o Snapchat.
Volevo le spiaggette isolate (spoiler: non esistono), i ristornati fuori dal circuito Tripadvisor, le sagre migliori.
 Sono stata in Salento nel 2008 con colei che poi è stata mia testimone di nozze di cui agevoliamo una diapositiva:

(Io sono quella a sinistra)

All’epoca avevamo la fortuna di avere come cicerone un amico tarantino che ci ha guidato tra le strade di Manduria (dove facevamo base) fino a Lecce, Ostuni, Gallipoli e Marina di Pulsano.
Ed è proprio lì, a Pulsano, che ho detto “ma questo è il posto più bello del mondo, questi sono i caraibi!
Il Salento, il suo cibo, i colori del cielo e del mare, il cibo, la gente, il cibo, la musica, il cibo, i panorami.
Sì cazzo, secondo me il Salento è uno dei posti più belli del mondo.
Sì, ok, i paradisi tropicali, le Maldive, i Caraibi, il Taj Mahal, la Thailandia, Bali. Sti cazzi.
Abbiamo un gioiello enorme in casa nostra e solo perché non sembra esotico pare che sia poco più che standard.
Sono stata alle Fiji e ok, posso non aver visto la Thailandia… ma LA PUCCIA CON LA BURRATA MENTRE SEI AL MARE VOGLIAMO PARLARNE O NO?

Quindi ho raccolto tutti i vostri suggerimenti e la Vergine che è in me ha fatto il resto.
Li ho messi su Excel e catalogati per tipologia e zona.
I commenti che trovate a margine sono le stesse parole usate da voi. Ho evidenziato solo i posti dove sono stata ma come vedete ne rimane parecchia di roba da vedere.
Anche perché molto dipende da dove si sta di base: se dal lato ionico, adriatico o nell’entroterra e se si ha a disposizione la macchina.
Sotto la tabella troverete l’elenco del nostro itinerario di quest’anno (mi piacerebbe non mettervela come immagine ma non c'è modo su Blogger che io sappia di caricare una semplice tabella. E poi ehy, state parlando con una che si è messa a piangere perché non trovava più i suoi occhiali da sole quando invece erano sul cruscotto della macchina!).

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martedì 20 giugno 2017

Barry's Bootcamp fatto da una persona normale


Ad aprile, quando ero a New York, un collega dell’ufficio americano mentre gli raccontavo del mio timore di provare la lezione di SoulCycle, mi confessò che “SoulCycle is fine but you have to try Barry’s Bootcamp. I seriously thought I was gonna die”.
Con quest’ottima premessa e dopo aver dato una veloce scorsa al sito di Barry’s, decisi che in quella settimana a Manhattan forse era il caso di provare qualcosa di meno rischioso (cioè Barre) e lasciare Barry a momenti in cui mi sarei sentita più confident.
Come i sogni che si realizzano, a maggio qualcuno su Snapchat mi ha segnalato che Barry’s Bootcamp (quello vero, non le solite versioni italianizzate che ci portiamo noi in Italia) stava per aprire a Milano. Figata! Adesso Lucia non hai più scuse, lo devi provare! 
Scrivo mail, busso alle porte, “scusate, posso fare una lezione di prova?” ma nessuno mi s’incula di striscio. Mi lurko per bene il loro sito, guardo gli orari, spulcio Instagram. 
Hanno inagurato il weekend del 11 giugno e nella settimana successiva mi scrive, provvidenziale, una bellissima ragazza che mi segue (ciao Teresa!) proponendomi una lezione di prova.
Lucia, adesso non hai più scuse!
Quindi sabato, ore 12.00, temperatura esterna 34°.
Dove – Via Senato 36 (centro centrissimo)

Già all’ingresso noto in vendita il merchandising ufficiale del brand “Barry’s Bootcamp”: canotte, leggins, baseball caps tutti con il logo personalizzato per Milano (questo il primo segnale che urla AMMMMERICA: qua non si è mai visto un brand di palestra che voglia venderti anche la canotta logata).

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mercoledì 31 maggio 2017

Come faccio a dimagrire dietro il ginocchio? Intervista al personal trainer

Come promesso qualche settimana fa, ho intervistato il mio amico personal trainer ed osteopata Riccardo Miscioscia.

Riccardo si è laureato nel 2005 in Scienze Motorie presso l’Università Cattolica di Milano e nel 2014 ha completato i suoi studi presso l’Istituto Superiore di Osteopatia di Milano. Adesso lavora come personal trainer e riceve a Milano come osteopata presso il suo studio in via Canova 14.



Le domande che gli ho fatto sono mille mila perché ogni volta che lo vedo lo tempesto di dubbi e rimango sempre affascinata dalla sicurezza con mi risponde alle domande sull'alimentazione dicendomi "Luciadevi combattere gli adipociti" come se veramente sapessi di cosa stiamo parlando.
Scherzo, scambiare opinioni e pareri con lui mi ha aiutato davvero a capire meglio le bufale che si trovano in rete (e sopratutto su Instagram), come distinguere la pubblicità ingannevole dalla verità e finalmente capire che nessuno può avere a cuore la tua salute più di te stesso quindi è meglio rimboccarsi le maniche, inforcare un paio di occhiali e cominciare a documentarsi prima di cadere nella trappola dei thè dimagranti, degli integratori e della dieta del supermetabolismo.

Ho raccolto tutte le domande che mi avete inviato e alcune facevano già parte dell'intervista, per tutte le altre, sono in fondo all'articolo. Pronte? Cominciamo:

Come definiresti il lavoro del personal trainer? E quanto può costare in media a Milano?
Dal mio punto di vista dovrebbe essere una persona che ti indirizza verso un’attività motoria insegnandoti come approcciarti dal punto di vista tecnico e metodologico. Ti insegna come usare l’alimentazione a favore dei risultati che vuoi ottenere. Deve favorire in generale lo stato di salute dei propri clienti, dal punto di vista fisico e nutrizionale.
Per un’ora non ha senso che costi più di 50 €. Se ti chiedessero di più, chiedi prima le certificazioni. Non dare mai i soldi senza sapere la preparazione tecnica della persona che hai davanti.

Quindi i personal trainer hanno anche una preparazione di tipo nutrizionale?
Certo ma non tutti. Chi è laureato in Scienze Motorie deve aver superato degli esami in nutrizione e nella mia esperienza posso dire che anche in Osteopatia ci sono degli esami sull’alimentazione. Tuttavia non tutti i personal trainer sono laureati. Purtroppo esistono personal trainer che hanno preso la qualifica dopo il classico corso di 4 weekend e agli occhi del cliente siamo la stessa cosa.

Che consigli puoi dare per chi vuole affidarsi ad un personal trainer ma non conosce nessuno e non vuole finire nelle mani di uno sprovveduto?
Chiedere i titoli o farseli far vedere. Farsi mandare la foto della laurea. Se hai un personal trainer che ha preso 3 brevetti nel corso di 4 weekend e dall’altra parte ne hai uno che ha fatto 5 anni di Scienze Motorie, o Scienze Motorie e biologo nutrizionista o scienze motorie e osteopata – come me – sono due paia di maniche diverse.
Capisci che dovendo dare la stessa cifra, il supporto che ti danno due professionisti di questo tipo è completamente diverso. Ricorda che stai mettendo la tua salute nelle mani di una persona, chiedere le certificazioni e la laurea non è una scortesia.
Potenzialmente domani se tu vai in una palestra dicendo “sono una personal trainer, mi prendi?” se paghi loro l’affitto sei a posto. Per loro sei un guadagno. Poi se tu porti clienti, la palestra è contenta il doppio perché guadagna dall’affitto pagato dai personal trainer più l’iscrizione che deve fare il cliente per essere allenato (dal personal trainer).
Ovviamente poi, spesso la scelta del cliente si basa anche sul lato estetico: se trovi uno con 6 lauree, ma esteticamente normale e dall’alta parte hai uno che ha fatto il benzinaio ma con 90 kg di muscoli, 8 persone su 10 scelgono il benzinaio. Perché le persone pensano “se lui è così è perché ne sa di più”. Naturale che un personal trainer con la pancetta, maschio o femmina che sia, da un immagine di sé di tipo diverso. E’ naturale che uno deve dimostrare che ha sposato un certo stile di vita.


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lunedì 15 maggio 2017

Crossfit e Allenamento Funzionale: è nato prima l'uovo o la gallina?

Dalla settimana scorsa abbiamo tutte ripreso a fare la Kayla, nostra croce e delizia per almeno 5 o 6 giorni a settimana. Siamo tutte in ammollo nell’acido lattico DOMS* e fatichiamo ad alzarci dal letto ma ci sentiamo forti, invincibili (per lo meno fino alla 5° settimana) e soddisfatte.
Come sapete non sono una professionista e mi piace scrivere qui per riportare sulla terra queste discipline di cui sono sicura che tutti hanno sentito parlare ma non tutti sanno in cosa consistono.

Nella mia vecchia palestra (quella a cui sto cercando di fare causa) (a questo proposito, state alla larga dalla Tonic) (non voglio far causa perché mi sono fatta male durante gli allenamenti ma perché nel cambio di gestione tra la vecchia palestra Greenline e la nuova Tonic mi hanno modificato l’abbonamento OBBLIGANDOMI a pagare per accedere a corsi che prima erano compresi. Da parte mia non trovo che sia una struttura affidabile, seria e professionale) ho praticato per un annetto l’allenamento funzionale e una volta costretta a cambiare struttura ho avuto modo di praticare CrossFit in un box per qualche mese.
La differenza? A mio avviso, nessuna.
Innanzitutto CrossFit è un brand. Gli americani amano brandizzare tutto: SoulCycle è un brand, TRX è un brand, Barry’s Bootcamp, The Tracy Anderson Method, Kayla Itsines (Bikini Body Guide ora Sweat with Kayla) sono brand. Ma sono anche tipologie di allenamento (inteso come insieme di esercizi e metodologie di allenamento).
L’allenamento funzionale è una tipologia di allenamento.
CrossFit è un allenamento di tipo funzionale. Semplice, no?

Ora, fatta questa doverosa premessa è necessario specificare quindi in cosa si costituisce l’allenamento funzionale di cui il CrossFit fa parte.
La definizione che leggo maggiormente è che l’allenamento funzionale è caratterizzato da tipologie di movimenti “primitivi” cioè che sperimentiamo fin da bambini. Movimenti come camminare, sedersi, saltare sono tutti movimenti che hanno una “funzione” per questo il Funzionale cerca di sviluppare percorsi il più possibile vicini ai movimenti naturali dell’uomo.
Nella pratica, quando ho chiesto al mio amico personal trainer di spiegarmi il Funzionale mi ha spiegato che viene inteso come allenamento funzionale qualsiasi allenamento che ha come obiettivo quello di sviluppare e migliorare una “funzione”. Per esempio gli atleti professionisti (es. il calciaotore) hanno bisogno di sviluppare un certo tipo di muscolatura e un certo tipo di metodo (es. quadricipiti femorali, glutei e la velocità, la resistenza) e per questo quando faranno Funzionale lavoreranno su una determinata funzione (es. un tabata concentrato sulle gambe).
Sono esercizi che non interessano solo un distretto muscolare ma diversi gruppi e articolazioni con connessioni tra forza e resistenza, mobilità e rapidità, potenza e coordinazione. Oltre a questo si aggiunge il lavoro aerobico e di potenziamento. Ma chi non deve sviluppare nulla nello specifico e tutto in generale (tipo, che so, me)?
Il Funzionale, con la varietà di esercizi e intensità, sviluppa un miglioramento globale di tutto il corpo dal punto di vista muscolare, aggiungendo anche un miglioramento nella resistenza dell’apparato cardio-circolatorio. Ergo, migliora la resistenza cardio (non ho il fiatone se faccio le scale o se devo correre per prendere il tram), sviluppo i muscoli (eccolo il six-pack) e aumento la forza (posso mettere da sola un  mobile sul carrello dell’ikea). E’ un win-win!

Da quello che leggo online emerge chiaramente che il CrossFit ha strutturato e potenziato cioè che esisteva –da sempre- nelle palestre, dandogli un nome e delle regole.
Ha strutturato una forma di allenamento creando i WOD (Workout Of the Day=eserczi a circuiti, HELLO) che in linea di massima sono sempre diversi e ha reso i risultati misurabili creando quindi delle gare.
Il WOD è il “cuore” dell’allenamento (o della classe: brutto bruttissimo calco che deriva dall’inglese “class” cioè corso, lezione) e può durare dagli 8 ai 15 minuti a seconda del tipo di intensità (emom, amrap, tabata, time challenge etc).  Cosa si fa il resto del tempo? Ci si prepara. Spesso si usa l’espressione “imparare la tecnica”. Soprattutto per noi donne che abbiamo ancora qualche problema di timidezza ad entrare in sala pesi, cominciare a maneggiare un bilanciere, eseguire correttamente i piegamenti (= le flessioni), gli squat (sedere indietro e ginocchia mai oltre l’altezza del piede) o anche solo gli addominali (sempre spalle abbassate e mento alto, come a tenere una mela tra mento e collo) non è immediato e visto che si lavora anche con i carichi, si investe parecchio tempo e impegno con gli insegnanti a imparare MOLTO bene la tecnica del movimento per evitare il più possibile di farsi male.
Questi sono alcuni esempi di WOD di quando facevo funzionale nella vecchia palestra (non preoccupatevi, ve li traduco):



30 Squat (con carico da 10/20 kg)
10 Burpees
10 Burpees
30 Affondi camminando (con carico da 10/20 kg)
10 Burpees
10 Burpees
30 Kettlebell Swing (da 8/16 kg)
(2 giri)

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lunedì 8 maggio 2017

Kayla Itsines: quel mal di pancia che ti prende quando incroci il suo Instagram

La prima volta che mi hanno parlato di Kayla Itsines era settembre del 2014. Una mia amica dagli Stati Uniti mi stava parlando della sua guida (Bikini Body Guide) con la rincuorante premessa “nemmeno un marine potrebbe completarla tutta”.

Dopo un iniziale periodo di timore investito nello scandagliamento del profilo Instagram di Kayla, nel 2015 mi sono decisa a provare questa guida. Se c’è una cosa (in verità ce ne sono molte)  buona della Kayla, è che sia indubbiamente portavoce di un ottimo messaggio. 
E’ una personal trainer molto giovane ma anche decisamente molto bella (lo so, non è politicamente corretto dirlo ma sappiamo quanto possa incidere nell’immedesimazione aspirare ad un modello esteticamente piacevole) che utilizza la propria voce per diffondere un messaggio positivo riguardo al proprio corpo e all’alimentazione. Un paradosso per chi di mestiere aiuta a “modificare” il proprio corpo? Non proprio. Perché con il suo lavoro (ma in realtà sarebbe così per qualsiasi buon personal trainer) scardina i mille e uno luoghi comuni che affollano la nostra testa: non esistono esercizi specifici per far dimagrire “solo” le cosce o “solo” i fianchi, il metodo migliore per smettere di dimagrire-ingrassare a yo-yo è quello di smettere le diete e imparare a rieducarsi attraverso il cibo, amare il proprio corpo significa smettere di sfinirlo con diete inutili e allenamenti sfiancanti e trovare l’equilibrio prendendo in mano seriamente il proprio stato fisico e agendo per migliorarsi.

Sul suo profilo Instagram troverete centinaia di foto di ragazze che si sono “trasformate” grazie al suo programma di 12 settimane che una volta era distribuito tramite un file pdf (ma non era gratuito) mentre adesso è diventato un’app a pagamento. 
Quelle trasformazioni sono ipnotiche, sono peggio di una puntata di Vite al Limite, non si riesce a fare a meno di guardarle. Ci sono donne (talvolta anche uomini) di tutte le età e di tutte le corporature, da tutto il mondo, che postano la foto del prima e dopo. Donne giovani, donne con disturbi dell’alimentazione, donne che perdono il peso della gravidanza. Ogni casistica dell’universo è stata coperta da Kayla.
Mentre scandagli i risultati degli hashtag vieni presa da questo mal di pancia: e perché io no? Cosa sono 12 settimane se non l'apostrofo rosa tra le foto al mare in costume e quel motore nel culo che ti mette la fiducia in te stessa? 12 settimane per dio! Un trimestre! Se ho recuperato un buco in italiano in un trimestre, che vuoi che sia fare un po' di addominali?
No, Kayla non è solo addominali. 
Sono circuiti mortali che prevedono braccia, addominali e cardio (burpees, questi maledetti).
Perché ha successo Kayla? Perché ha reso molto popolare un allenamento che nelle palestre è sempre stato diffuso (cioè l’allenamento a circuiti) ma che alle donne raramente veniva proposto. Si tratta dell’allenamento a circuiti con carichi progressivi: allenamenti brevi, intensi e ad alto impatto. Il suo programma consiglia di allenarsi 5 o 6 volte a settimana ma dividendo gli allenamenti tra cardio, tonificazione e stretching. 
Sono previsti circuiti di resistance training che sfruttano i salti, il peso del proprio corpo e l’ipertrofia muscolare (per sviluppare i muscoli).
I suo allenamenti cardio sono divisi tra LISS (Low Intensity Steady State) e HIIT (High Intensity Interval Training). Le attività LISS sono attività a basso impatto cardio come la camminata veloce (o la cyclette o l’ellttica) ma che mantengono lo stesso ritmo per l’intera durata dell’allenamento. Gli allenamenti HIIT vengono proposti solo nelle ultime 4 settimane e sono allenamenti basati su una struttura tipo 30:30 dove per 30 secondi si spinge al massimo delle proprie possibilità (sul tapis roulant per esempio) e per 30 secondi si riprende fiato (così via per un tot di minuti)(=LA MORTE).
La settimana è così strutturata di solito: ci sono 2-3 sessioni di resistance training, 2-3 sessioni di LISS e 1 sessione di stretching che vanno a modificarsi aumentando nel corso delle settimane. Per chi viene proprio dalle pieghe più profonde del divano e comincia proprio da zero sono addirittura previste 4 settimane di PRE-allenamento in vista delle 12 settimane di allenamento vero e proprio.
Quello che penso è che nel complesso l’idea di Kayla è buona e strutturata anche bene, nei limiti delle mie conoscenze. 
Ha degli innegabili vantaggi:
  • Ottimi allenamenti brevi e ben formulati
  • Crea una struttura di allenamento (favorisce il mindset)
  • 2 settimane non sono poche e potresti ottenere davvero dei risultati duraturi.
I difetti, nella mia esperienza, sono:
Io sono per il tutto o niente: allenarsi 5 (o 6 volte) a settimana per me è infattibile. Ci ho creduto, ti ho creduto Kayla. E’ vero, funzioni. Però dio mio 6 volte a settimana non si allena nemmeno la Ferraro (vero, Veronica?). Le prove che in effetti questi allenamenti siano efficaci ce le ho:

La prova che allenarsi la mattina appena sveglia (e a stomaco vuoto) porta dei risultati 
[e pensare che quando ho postato questa foto nel 2015 non credevo nemmeno di vederli, i risultati]



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mercoledì 26 aprile 2017

Barre è forse l'allenamento più bello e faticoso che abbia mai fatto

Come anticipato la settimana scorsa, durante la settimana a New York ho voluto testare sia Soulcycle di cui vi ho già parlato che Barre.
Barre non è un’attività sconosciuta in Italia, ci sono diverse palestre che la praticano ma è ancora piuttosto di nicchia (sentite parlare di Barre tanto quanto di Crossfit? Ecco, appunto).
Ad esempio nella palestra che frequento in questo periodo (Hard Candy, Milano) il corso di Barre nella fascia serale si tiene solo una volta alla settimana. UNA. VOLTA.
A New York ho avuto il piacere di provarlo sia in una palestra classica che offre tra i suoi corsi, anche il Barre (cioè l’Equinox) che in una struttura che si dedica esclusivamente a Barre e cioè la Physique 57.

Partiamo dalle basi, com’è nato Barre:
Barre è nato ovviamente dalla brillante mente di una ballerina tedesca – Lotte Berk - a Londra  nel 1959 (!!!) che, in seguito ad un infortunio, ha pensato di unire la propria riabilitazione ai movimenti tipici dell’allenamento di una ballerina. Negli anni ’70 una studentessa americana che frequentava il corso di Lotte ha pensato di portare l’allenamento negli Stati Uniti e nel tempo i vari insegnanti si sono staccati perfezionando ognuno in maniera personale la tecnica. Sono così nati, tra gli altri, i vari The Bar Method, Physique 57 e Ballet Beautiful.

Ma cos’è quindi, Barre? Un allenamento per ballerine in pensione? NO.
E’ una tipologia di allenamento basata su posizioni in isometria (mantenimento dell’equilibrio con il corpo fermo in una determinata posizione mentre si contrae un determinato tipo di muscoli – esempio: ferma per un minuto in squat) combinato con movimenti piccoli ma ad alte ripetizioni. Spesso vengono utilizzati anche dei piccoli pesetti per le braccia.
Prima di proseguire però ci tengo a spiegare bene cos’è l’isometria:
il mantenimento di una contrazione statica del muscolo senza causarne accorciamento o allungamento (focalizzata sul potenziamento del muscolo). L’isometria è una tipologia di contrazione dei muscoli molto utilizzata in Barre ma anche in moltissime altre discipline (dal crossfit al pilates fino a Calisthenics).


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martedì 18 aprile 2017

Soulcycle: Cos'è e perché ci interessa

Chi di voi mi segue su Snapchat, sa che nell’ultima settimana sono stata a New York per lavoro e, visto che ci ero già stata 5 anni fa e gran parte delle attrazioni turistiche le avevo già eliminate dalla lista, mi sono dedicata ad attività nuove che, conoscendomi, 5 anni fa non avrei mai nemmeno azzardato a chiedere.
Se c’è una cosa che il progetto Cityrunners  (ora Adidas Runners) ha fatto alla sottoscritta è quello di cambiare completamente il mio approccio allo sport: se prima avevo qualche pudore ad approcciarmi a qualsiasi attività al di fuori della mia comfort zone, adesso mi ritrovo ad iscrivermi a corsi in una città completamente sconosciuta come New York per il gusto di “provare qualcosa di nuovo”.

Correre mi ha aiutata a mettere a fuoco i miei limiti e a superarli: quante volte ho pensato “DIECI KILOMETRI SONO UN’ENORMITA'” salvo poi finire a farli con relativa poca fatica e addirittura spingermi a farne 13 o 14 (c’è da dire che sulla mia bucket list c’era anche l’idea di completare una Mezza maratona, ma temo che rimarrà sulla mia bucket list per parecchio).
Lo sport è diventato per me quella mitica soglia “della morte nera” -come l’ho sempre definita su queste pagine- quel momento in cui Fatica 1 – Lucia 0 che per me avveniva intorno al 3° o 4° km ma che, una volta superata, mi faceva telare tranquillamente fino al decimo. Ecco, quella soglia, nella mia esperienza, l’ho sperimentata in ogni workout nuovo, in ogni attività nuova che mi sono apprestata a fare. Sarà che sono testarda ma devo dire che nonostante tutta la fatica del mondo non ho mai mollato a metà una corsa, o un circuito o una classe…anche se non sempre questo è un bene (correre con un infortunio è da cretini, non da eroi e me lo dico da sola!).

Lo sport, la corsa nella fattispecie, mi ha insegnato innanzitutto a spostare sempre più in là la soglia del dolore (sto ancora curando l’infiammazione al tibiale anteriore nata 3 anni fa, dopo le prime settimane di allenamento) ma soprattutto a spostare sempre più in là la soglia della –mia- fatica. Perché la fatica non la detta il corpo ma la mente. Il cuore e i polmoni sono dei muscoli e si possono allenare: oggi non riesco a saltare con la corda più di 30 secondi, ma se ci riprovo e ci riprovo e ci riprovo arriverò a saltare 45 secondi e poi un minuto. E lì la sfida.
Io sono una persona molto severa, con tutti ma soprattutto con me stessa e amo le sfide ma non sono per niente competitiva. Le sfide che amo sono quelle contro me stessa perché conosco l’avversario e so quali sono i punti forti e i punti deboli. Ad esempio: so che per me fare addominali non sarà mai faticoso quanto fare piegamenti, oppure quanto completare una serie di shoulder press (alzare il bilanciere sopra la testa).
Il corpo è una macchina (“perfetta” a sentire gli osteopati) e durante l’attività sportiva è come correre la formula uno: stai facendo movimenti che ti sono famigliari (quanti squat si fanno durante un trasloco?) ma pompati all’ennesima potenza e quando il trainer ti dice che lo devi fare tu lo guardi come se ti stesse chiedendo di camminare sulla luna ma poi ti metti a farlo e BAM: magari sbagli, magari non ti riesce ma t’incaponisci e dici “no cazzo, è una questione personale, ora sto qua fino a che non finisco questa serie di 10 burpees”.
Nonostante non corra più (scusa Adidas), riconosco il merito del mio cambio di mentalità alla corsa ma che ora applico tranquillamente a qualsiasi tipologia di allenamento: funzionale (crossfit), calisthenics, weight training, barre, etc. Ma la cosa più sconvolgente per me è che questo approccio mentale poi ti segue anche nella vita di tutti i giorni: anche al lavoro, anche nelle riunioni, anche nelle relazioni. Bhè certo, con le dovute differenze!
Insomma, tutte questi sport un po’ più “pesanti” che ho cominciato a fare mi hanno insegnato a lanciarmi: parto, faccio, non capisco, chiedo, mi fermo un secondo e prendere fiato ma arrivo alla fine.


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