martedì 29 agosto 2017

Sardegna: L'excel di cosa vedere e dove mangiare

L’excel delle cose da vedere e mangiare in Salento ha avuto successo (once you go Excel you never go back) quindi mentre ero vacanza a godermi la movimentata vita metropolitana di Buggerru quasi ogni giorno ho ricevuto richieste per averne uno simile per la Sardegna.
La Sardegna non ha bisogno di presentazioni anche se molti, specie al nord, pensano che l’isola sia interamente rappresentata dalla sua parte più famosa e cioè la Costa Smeralda (Porto Cervo etc).
Ve lo dico in anticipo: io della Sardegna conosco un decimo di quello che offre. Non ho visto la Costa Smeralda, non ho visto Stintino, Alghero o la zona intorno a Oristano e ho intravisto la zona di Costa Rei e Villasimius.
Purtroppo essendo obbligata ad andare in vacanza ad agosto, devo impegnarmi ogni anno a trovare angoli nascosti, zone meno turistiche e poco frequentate per potermi godere due settimane in santa pace.
La zona del Sulcis-Inglesiente e del medio campidano non è molto conosciuta in termini turistici ed è un peccato perché il mare non ha nulla di invidiare alle località più celebri. Tuttavia, egoisticamente ne sono ben felice visto che non ho dovuto litigare con nessuno per stendere l'asciugamano!



 Il Pan di Zucchero (e le sue sorelle, come le ho rinominate io)

Il fatto che non sia una zona molto turistica io lo trovo un vantaggio più che un svantaggio perché personalmente in vacanza non ho bisogno di molte cose: non mi interessa che ci siano locali, che la zona offra occasioni mondane, che ci siano moltissimi ristoranti o negozi per fare shopping.
In tutta onestà le cose che mi interessa trovare quando sono in vacanza sono:
- Spiagge belle ma poco frequentate, non necessariamente attrezzate
- Almeno un supermercato (normalissimo, dal piccolo alimentari di paese fino ad un Conad)
- Una banca
- Qualche ristorante
- Sagre paesane (!!!)
Negozi dove acquistare le specialità tipiche locali da portare a casa
Come vedete ho poche pretese e per fortuna io e Diego andiamo d’accordo su questo set di base che non deve mancare mai in vacanza. 
SHARE:

lunedì 24 luglio 2017

Come funziona allenarsi con un Personal Trainer?

Cosa si prova ad avere un personal trainer? Cosa prova Belen? Cosa prova la Nargi? E’ davvero così difficile trovare un bravo personal?
Se mi seguite su Instagram e Snapchat (e se non lo fate rimediate subito cliccando qui e qui) avrete già visto che da inizio mese faccio delle lezioni private con un personal trainer. L’ho conosciuto alla mia lezione di prova di Barry’s Bootcamp e visto che sono qua per parlare di vari workout e discipline, perché non testare anche cosa si prova ad essere una ricca donna annoiata e allenarsi con un aitante personal trainer che ti urla “ALTO QUEL CULO LUCIIIIIIII!”.
Lui si chiama Nicolò Cavallari, ha 26 anni (lo so, sembra di più) e naturalmente è laureato in Scienze Motorie. Lavora come Master Trainer alla Barry’s Bootcamp e come personal trainer privato.
L’abbonamento alla palestra mi è scaduto a metà giugno e visto che agosto sembrava imminente e ad agosto si ferma il mondo (io compresa) non mi è sembrato il caso di rinnovare. Ho preso accordi con Nico per eseguire le sessioni di allenamento preferibilmente al parco all’aperto ma con la possibilità di farlo anche a casa (solo che lo stanza libera al momento è adibita a ripostiglio e non avevo per niente voglia di ordinarlo).
Avendo fatto un po’ di funzionale e di crossfit devo dire che mi piace usare gli attrezzi (e anche fare “HHHHUAAAA” mentre alzo il bilanciere guardandomi allo specchio) ma il corpo libero rimane il genere di allenamento più immediato.

Non ho ancora esaurito il mio pacchetto di lezioni ma posso dirvi per punti cos’ho imparato in queste
sessioni:

1 - Il costo è considerevole ma non proibitivo

via GIPHY
Come detto anche da Riky nella sua intervista il costo dei personal può variare dai 40 ai 50€ all’ora.  Molti professionisti (tra cui Nico) prevede l’acquisto dei pacchetti (10 ore 450€) che si possono usare all’occorrenza. Potrebbe essere un’ottima idea per chi non sa da che parte cominciare, per chi vuole un boost di allenamento prima di un evento importante, per chi deve riprendere dopo un lungo stop, per chi vuole migliorarsi con l’aiuto di un professionista e portare la propria forma fisica su un altro livello o per chi ne sa qualcosa ma non ancora abbastanza e affiancare le sessioni con un professionista con le sedute da soli in palestra.

2 - Sceglietevi una persona simpatica

E’ fondamentale non avere un trainer faccia di cazzo quando siete a terra impanate nella polvere e dovete rimettervi in piedi per fare altri 12 burpees. Ci manca solo che quello che mi allena mi stia pure sulle palle quando parla. Fa la differenza allenarsi con una persona che sa farsi pure una risata, io un’ora seria pensando solo a quanto devo strizzare il culo non riesco a farla.


SHARE:

giovedì 13 luglio 2017

Il Salento: l'Excel di cosa vedere e dove mangiare

Non credo manchi la promozione turistica al Salento (in tanti, come me, costretti alle ferie solo ad agosto, sognano per anni una vacanza in Salento senza mai riuscirci ad andare perché ad agosto è troppo affollato) e infatti non credo che esista un momento di “bassa stagione” da quelle parti. I consigli però non sono mai abbastanza, forse proprio per questa fiumana di persone che ogni anno si riversa in Puglia, le raccomandazioni e i suggerimenti degli insider (cioè dei pugliesi che a malincuore stanno al nord) non sono mai troppo pochi.
Ho la fortuna di condividere l’ufficio con non uno, non due ma ben 3 colleghi pugliesi o di origine pugliese.
Ho raccolto i loro suggerimenti e ne ho fatto tesoro così come di tutte le centinaia di messaggi che mi sono arrivati da parte vostra tramite Instagram o Snapchat.
Volevo le spiaggette isolate (spoiler: non esistono), i ristornati fuori dal circuito Tripadvisor, le sagre migliori.
 Sono stata in Salento nel 2008 con colei che poi è stata mia testimone di nozze di cui agevoliamo una diapositiva:

(Io sono quella a sinistra)

All’epoca avevamo la fortuna di avere come cicerone un amico tarantino che ci ha guidato tra le strade di Manduria (dove facevamo base) fino a Lecce, Ostuni, Gallipoli e Marina di Pulsano.
Ed è proprio lì, a Pulsano, che ho detto “ma questo è il posto più bello del mondo, questi sono i caraibi!
Il Salento, il suo cibo, i colori del cielo e del mare, il cibo, la gente, il cibo, la musica, il cibo, i panorami.
Sì cazzo, secondo me il Salento è uno dei posti più belli del mondo.
Sì, ok, i paradisi tropicali, le Maldive, i Caraibi, il Taj Mahal, la Thailandia, Bali. Sti cazzi.
Abbiamo un gioiello enorme in casa nostra e solo perché non sembra esotico pare che sia poco più che standard.
Sono stata alle Fiji e ok, posso non aver visto la Thailandia… ma LA PUCCIA CON LA BURRATA MENTRE SEI AL MARE VOGLIAMO PARLARNE O NO?

Quindi ho raccolto tutti i vostri suggerimenti e la Vergine che è in me ha fatto il resto.
Li ho messi su Excel e catalogati per tipologia e zona.
I commenti che trovate a margine sono le stesse parole usate da voi. Ho evidenziato solo i posti dove sono stata ma come vedete ne rimane parecchia di roba da vedere.
Anche perché molto dipende da dove si sta di base: se dal lato ionico, adriatico o nell’entroterra e se si ha a disposizione la macchina.
Sotto la tabella troverete l’elenco del nostro itinerario di quest’anno (mi piacerebbe non mettervela come immagine ma non c'è modo su Blogger che io sappia di caricare una semplice tabella. E poi ehy, state parlando con una che si è messa a piangere perché non trovava più i suoi occhiali da sole quando invece erano sul cruscotto della macchina!).

SHARE:

martedì 20 giugno 2017

Barry's Bootcamp fatto da una persona normale


Ad aprile, quando ero a New York, un collega dell’ufficio americano mentre gli raccontavo del mio timore di provare la lezione di SoulCycle, mi confessò che “SoulCycle is fine but you have to try Barry’s Bootcamp. I seriously thought I was gonna die”.
Con quest’ottima premessa e dopo aver dato una veloce scorsa al sito di Barry’s, decisi che in quella settimana a Manhattan forse era il caso di provare qualcosa di meno rischioso (cioè Barre) e lasciare Barry a momenti in cui mi sarei sentita più confident.
Come i sogni che si realizzano, a maggio qualcuno su Snapchat mi ha segnalato che Barry’s Bootcamp (quello vero, non le solite versioni italianizzate che ci portiamo noi in Italia) stava per aprire a Milano. Figata! Adesso Lucia non hai più scuse, lo devi provare! 
Scrivo mail, busso alle porte, “scusate, posso fare una lezione di prova?” ma nessuno mi s’incula di striscio. Mi lurko per bene il loro sito, guardo gli orari, spulcio Instagram. 
Hanno inagurato il weekend del 11 giugno e nella settimana successiva mi scrive, provvidenziale, una bellissima ragazza che mi segue (ciao Teresa!) proponendomi una lezione di prova.
Lucia, adesso non hai più scuse!
Quindi sabato, ore 12.00, temperatura esterna 34°.
Dove – Via Senato 36 (centro centrissimo)

Già all’ingresso noto in vendita il merchandising ufficiale del brand “Barry’s Bootcamp”: canotte, leggins, baseball caps tutti con il logo personalizzato per Milano (questo il primo segnale che urla AMMMMERICA: qua non si è mai visto un brand di palestra che voglia venderti anche la canotta logata).

SHARE:

mercoledì 31 maggio 2017

Come faccio a dimagrire dietro il ginocchio? Intervista al personal trainer

Come promesso qualche settimana fa, ho intervistato il mio amico personal trainer ed osteopata Riccardo Miscioscia.

Riccardo si è laureato nel 2005 in Scienze Motorie presso l’Università Cattolica di Milano e nel 2014 ha completato i suoi studi presso l’Istituto Superiore di Osteopatia di Milano. Adesso lavora come personal trainer e riceve a Milano come osteopata presso il suo studio in via Canova 14.



Le domande che gli ho fatto sono mille mila perché ogni volta che lo vedo lo tempesto di dubbi e rimango sempre affascinata dalla sicurezza con mi risponde alle domande sull'alimentazione dicendomi "Luciadevi combattere gli adipociti" come se veramente sapessi di cosa stiamo parlando.
Scherzo, scambiare opinioni e pareri con lui mi ha aiutato davvero a capire meglio le bufale che si trovano in rete (e sopratutto su Instagram), come distinguere la pubblicità ingannevole dalla verità e finalmente capire che nessuno può avere a cuore la tua salute più di te stesso quindi è meglio rimboccarsi le maniche, inforcare un paio di occhiali e cominciare a documentarsi prima di cadere nella trappola dei thè dimagranti, degli integratori e della dieta del supermetabolismo.

Ho raccolto tutte le domande che mi avete inviato e alcune facevano già parte dell'intervista, per tutte le altre, sono in fondo all'articolo. Pronte? Cominciamo:

Come definiresti il lavoro del personal trainer? E quanto può costare in media a Milano?
Dal mio punto di vista dovrebbe essere una persona che ti indirizza verso un’attività motoria insegnandoti come approcciarti dal punto di vista tecnico e metodologico. Ti insegna come usare l’alimentazione a favore dei risultati che vuoi ottenere. Deve favorire in generale lo stato di salute dei propri clienti, dal punto di vista fisico e nutrizionale.
Per un’ora non ha senso che costi più di 50 €. Se ti chiedessero di più, chiedi prima le certificazioni. Non dare mai i soldi senza sapere la preparazione tecnica della persona che hai davanti.

Quindi i personal trainer hanno anche una preparazione di tipo nutrizionale?
Certo ma non tutti. Chi è laureato in Scienze Motorie deve aver superato degli esami in nutrizione e nella mia esperienza posso dire che anche in Osteopatia ci sono degli esami sull’alimentazione. Tuttavia non tutti i personal trainer sono laureati. Purtroppo esistono personal trainer che hanno preso la qualifica dopo il classico corso di 4 weekend e agli occhi del cliente siamo la stessa cosa.

Che consigli puoi dare per chi vuole affidarsi ad un personal trainer ma non conosce nessuno e non vuole finire nelle mani di uno sprovveduto?
Chiedere i titoli o farseli far vedere. Farsi mandare la foto della laurea. Se hai un personal trainer che ha preso 3 brevetti nel corso di 4 weekend e dall’altra parte ne hai uno che ha fatto 5 anni di Scienze Motorie, o Scienze Motorie e biologo nutrizionista o scienze motorie e osteopata – come me – sono due paia di maniche diverse.
Capisci che dovendo dare la stessa cifra, il supporto che ti danno due professionisti di questo tipo è completamente diverso. Ricorda che stai mettendo la tua salute nelle mani di una persona, chiedere le certificazioni e la laurea non è una scortesia.
Potenzialmente domani se tu vai in una palestra dicendo “sono una personal trainer, mi prendi?” se paghi loro l’affitto sei a posto. Per loro sei un guadagno. Poi se tu porti clienti, la palestra è contenta il doppio perché guadagna dall’affitto pagato dai personal trainer più l’iscrizione che deve fare il cliente per essere allenato (dal personal trainer).
Ovviamente poi, spesso la scelta del cliente si basa anche sul lato estetico: se trovi uno con 6 lauree, ma esteticamente normale e dall’alta parte hai uno che ha fatto il benzinaio ma con 90 kg di muscoli, 8 persone su 10 scelgono il benzinaio. Perché le persone pensano “se lui è così è perché ne sa di più”. Naturale che un personal trainer con la pancetta, maschio o femmina che sia, da un immagine di sé di tipo diverso. E’ naturale che uno deve dimostrare che ha sposato un certo stile di vita.


SHARE:

lunedì 15 maggio 2017

Crossfit e Allenamento Funzionale: è nato prima l'uovo o la gallina?

Dalla settimana scorsa abbiamo tutte ripreso a fare la Kayla, nostra croce e delizia per almeno 5 o 6 giorni a settimana. Siamo tutte in ammollo nell’acido lattico DOMS* e fatichiamo ad alzarci dal letto ma ci sentiamo forti, invincibili (per lo meno fino alla 5° settimana) e soddisfatte.
Come sapete non sono una professionista e mi piace scrivere qui per riportare sulla terra queste discipline di cui sono sicura che tutti hanno sentito parlare ma non tutti sanno in cosa consistono.

Nella mia vecchia palestra (quella a cui sto cercando di fare causa) (a questo proposito, state alla larga dalla Tonic) (non voglio far causa perché mi sono fatta male durante gli allenamenti ma perché nel cambio di gestione tra la vecchia palestra Greenline e la nuova Tonic mi hanno modificato l’abbonamento OBBLIGANDOMI a pagare per accedere a corsi che prima erano compresi. Da parte mia non trovo che sia una struttura affidabile, seria e professionale) ho praticato per un annetto l’allenamento funzionale e una volta costretta a cambiare struttura ho avuto modo di praticare CrossFit in un box per qualche mese.
La differenza? A mio avviso, nessuna.
Innanzitutto CrossFit è un brand. Gli americani amano brandizzare tutto: SoulCycle è un brand, TRX è un brand, Barry’s Bootcamp, The Tracy Anderson Method, Kayla Itsines (Bikini Body Guide ora Sweat with Kayla) sono brand. Ma sono anche tipologie di allenamento (inteso come insieme di esercizi e metodologie di allenamento).
L’allenamento funzionale è una tipologia di allenamento.
CrossFit è un allenamento di tipo funzionale. Semplice, no?

Ora, fatta questa doverosa premessa è necessario specificare quindi in cosa si costituisce l’allenamento funzionale di cui il CrossFit fa parte.
La definizione che leggo maggiormente è che l’allenamento funzionale è caratterizzato da tipologie di movimenti “primitivi” cioè che sperimentiamo fin da bambini. Movimenti come camminare, sedersi, saltare sono tutti movimenti che hanno una “funzione” per questo il Funzionale cerca di sviluppare percorsi il più possibile vicini ai movimenti naturali dell’uomo.
Nella pratica, quando ho chiesto al mio amico personal trainer di spiegarmi il Funzionale mi ha spiegato che viene inteso come allenamento funzionale qualsiasi allenamento che ha come obiettivo quello di sviluppare e migliorare una “funzione”. Per esempio gli atleti professionisti (es. il calciaotore) hanno bisogno di sviluppare un certo tipo di muscolatura e un certo tipo di metodo (es. quadricipiti femorali, glutei e la velocità, la resistenza) e per questo quando faranno Funzionale lavoreranno su una determinata funzione (es. un tabata concentrato sulle gambe).
Sono esercizi che non interessano solo un distretto muscolare ma diversi gruppi e articolazioni con connessioni tra forza e resistenza, mobilità e rapidità, potenza e coordinazione. Oltre a questo si aggiunge il lavoro aerobico e di potenziamento. Ma chi non deve sviluppare nulla nello specifico e tutto in generale (tipo, che so, me)?
Il Funzionale, con la varietà di esercizi e intensità, sviluppa un miglioramento globale di tutto il corpo dal punto di vista muscolare, aggiungendo anche un miglioramento nella resistenza dell’apparato cardio-circolatorio. Ergo, migliora la resistenza cardio (non ho il fiatone se faccio le scale o se devo correre per prendere il tram), sviluppo i muscoli (eccolo il six-pack) e aumento la forza (posso mettere da sola un  mobile sul carrello dell’ikea). E’ un win-win!

Da quello che leggo online emerge chiaramente che il CrossFit ha strutturato e potenziato cioè che esisteva –da sempre- nelle palestre, dandogli un nome e delle regole.
Ha strutturato una forma di allenamento creando i WOD (Workout Of the Day=eserczi a circuiti, HELLO) che in linea di massima sono sempre diversi e ha reso i risultati misurabili creando quindi delle gare.
Il WOD è il “cuore” dell’allenamento (o della classe: brutto bruttissimo calco che deriva dall’inglese “class” cioè corso, lezione) e può durare dagli 8 ai 15 minuti a seconda del tipo di intensità (emom, amrap, tabata, time challenge etc).  Cosa si fa il resto del tempo? Ci si prepara. Spesso si usa l’espressione “imparare la tecnica”. Soprattutto per noi donne che abbiamo ancora qualche problema di timidezza ad entrare in sala pesi, cominciare a maneggiare un bilanciere, eseguire correttamente i piegamenti (= le flessioni), gli squat (sedere indietro e ginocchia mai oltre l’altezza del piede) o anche solo gli addominali (sempre spalle abbassate e mento alto, come a tenere una mela tra mento e collo) non è immediato e visto che si lavora anche con i carichi, si investe parecchio tempo e impegno con gli insegnanti a imparare MOLTO bene la tecnica del movimento per evitare il più possibile di farsi male.
Questi sono alcuni esempi di WOD di quando facevo funzionale nella vecchia palestra (non preoccupatevi, ve li traduco):



30 Squat (con carico da 10/20 kg)
10 Burpees
10 Burpees
30 Affondi camminando (con carico da 10/20 kg)
10 Burpees
10 Burpees
30 Kettlebell Swing (da 8/16 kg)
(2 giri)

SHARE:

lunedì 8 maggio 2017

Kayla Itsines: quel mal di pancia che ti prende quando incroci il suo Instagram

La prima volta che mi hanno parlato di Kayla Itsines era settembre del 2014. Una mia amica dagli Stati Uniti mi stava parlando della sua guida (Bikini Body Guide) con la rincuorante premessa “nemmeno un marine potrebbe completarla tutta”.

Dopo un iniziale periodo di timore investito nello scandagliamento del profilo Instagram di Kayla, nel 2015 mi sono decisa a provare questa guida. Se c’è una cosa (in verità ce ne sono molte)  buona della Kayla, è che sia indubbiamente portavoce di un ottimo messaggio. 
E’ una personal trainer molto giovane ma anche decisamente molto bella (lo so, non è politicamente corretto dirlo ma sappiamo quanto possa incidere nell’immedesimazione aspirare ad un modello esteticamente piacevole) che utilizza la propria voce per diffondere un messaggio positivo riguardo al proprio corpo e all’alimentazione. Un paradosso per chi di mestiere aiuta a “modificare” il proprio corpo? Non proprio. Perché con il suo lavoro (ma in realtà sarebbe così per qualsiasi buon personal trainer) scardina i mille e uno luoghi comuni che affollano la nostra testa: non esistono esercizi specifici per far dimagrire “solo” le cosce o “solo” i fianchi, il metodo migliore per smettere di dimagrire-ingrassare a yo-yo è quello di smettere le diete e imparare a rieducarsi attraverso il cibo, amare il proprio corpo significa smettere di sfinirlo con diete inutili e allenamenti sfiancanti e trovare l’equilibrio prendendo in mano seriamente il proprio stato fisico e agendo per migliorarsi.

Sul suo profilo Instagram troverete centinaia di foto di ragazze che si sono “trasformate” grazie al suo programma di 12 settimane che una volta era distribuito tramite un file pdf (ma non era gratuito) mentre adesso è diventato un’app a pagamento. 
Quelle trasformazioni sono ipnotiche, sono peggio di una puntata di Vite al Limite, non si riesce a fare a meno di guardarle. Ci sono donne (talvolta anche uomini) di tutte le età e di tutte le corporature, da tutto il mondo, che postano la foto del prima e dopo. Donne giovani, donne con disturbi dell’alimentazione, donne che perdono il peso della gravidanza. Ogni casistica dell’universo è stata coperta da Kayla.
Mentre scandagli i risultati degli hashtag vieni presa da questo mal di pancia: e perché io no? Cosa sono 12 settimane se non l'apostrofo rosa tra le foto al mare in costume e quel motore nel culo che ti mette la fiducia in te stessa? 12 settimane per dio! Un trimestre! Se ho recuperato un buco in italiano in un trimestre, che vuoi che sia fare un po' di addominali?
No, Kayla non è solo addominali. 
Sono circuiti mortali che prevedono braccia, addominali e cardio (burpees, questi maledetti).
Perché ha successo Kayla? Perché ha reso molto popolare un allenamento che nelle palestre è sempre stato diffuso (cioè l’allenamento a circuiti) ma che alle donne raramente veniva proposto. Si tratta dell’allenamento a circuiti con carichi progressivi: allenamenti brevi, intensi e ad alto impatto. Il suo programma consiglia di allenarsi 5 o 6 volte a settimana ma dividendo gli allenamenti tra cardio, tonificazione e stretching. 
Sono previsti circuiti di resistance training che sfruttano i salti, il peso del proprio corpo e l’ipertrofia muscolare (per sviluppare i muscoli).
I suo allenamenti cardio sono divisi tra LISS (Low Intensity Steady State) e HIIT (High Intensity Interval Training). Le attività LISS sono attività a basso impatto cardio come la camminata veloce (o la cyclette o l’ellttica) ma che mantengono lo stesso ritmo per l’intera durata dell’allenamento. Gli allenamenti HIIT vengono proposti solo nelle ultime 4 settimane e sono allenamenti basati su una struttura tipo 30:30 dove per 30 secondi si spinge al massimo delle proprie possibilità (sul tapis roulant per esempio) e per 30 secondi si riprende fiato (così via per un tot di minuti)(=LA MORTE).
La settimana è così strutturata di solito: ci sono 2-3 sessioni di resistance training, 2-3 sessioni di LISS e 1 sessione di stretching che vanno a modificarsi aumentando nel corso delle settimane. Per chi viene proprio dalle pieghe più profonde del divano e comincia proprio da zero sono addirittura previste 4 settimane di PRE-allenamento in vista delle 12 settimane di allenamento vero e proprio.
Quello che penso è che nel complesso l’idea di Kayla è buona e strutturata anche bene, nei limiti delle mie conoscenze. 
Ha degli innegabili vantaggi:
  • Ottimi allenamenti brevi e ben formulati
  • Crea una struttura di allenamento (favorisce il mindset)
  • 2 settimane non sono poche e potresti ottenere davvero dei risultati duraturi.
I difetti, nella mia esperienza, sono:
Io sono per il tutto o niente: allenarsi 5 (o 6 volte) a settimana per me è infattibile. Ci ho creduto, ti ho creduto Kayla. E’ vero, funzioni. Però dio mio 6 volte a settimana non si allena nemmeno la Ferraro (vero, Veronica?). Le prove che in effetti questi allenamenti siano efficaci ce le ho:

La prova che allenarsi la mattina appena sveglia (e a stomaco vuoto) porta dei risultati 
[e pensare che quando ho postato questa foto nel 2015 non credevo nemmeno di vederli, i risultati]



SHARE:

mercoledì 26 aprile 2017

Barre è forse l'allenamento più bello e faticoso che abbia mai fatto

Come anticipato la settimana scorsa, durante la settimana a New York ho voluto testare sia Soulcycle di cui vi ho già parlato che Barre.
Barre non è un’attività sconosciuta in Italia, ci sono diverse palestre che la praticano ma è ancora piuttosto di nicchia (sentite parlare di Barre tanto quanto di Crossfit? Ecco, appunto).
Ad esempio nella palestra che frequento in questo periodo (Hard Candy, Milano) il corso di Barre nella fascia serale si tiene solo una volta alla settimana. UNA. VOLTA.
A New York ho avuto il piacere di provarlo sia in una palestra classica che offre tra i suoi corsi, anche il Barre (cioè l’Equinox) che in una struttura che si dedica esclusivamente a Barre e cioè la Physique 57.

Partiamo dalle basi, com’è nato Barre:
Barre è nato ovviamente dalla brillante mente di una ballerina tedesca – Lotte Berk - a Londra  nel 1959 (!!!) che, in seguito ad un infortunio, ha pensato di unire la propria riabilitazione ai movimenti tipici dell’allenamento di una ballerina. Negli anni ’70 una studentessa americana che frequentava il corso di Lotte ha pensato di portare l’allenamento negli Stati Uniti e nel tempo i vari insegnanti si sono staccati perfezionando ognuno in maniera personale la tecnica. Sono così nati, tra gli altri, i vari The Bar Method, Physique 57 e Ballet Beautiful.

Ma cos’è quindi, Barre? Un allenamento per ballerine in pensione? NO.
E’ una tipologia di allenamento basata su posizioni in isometria (mantenimento dell’equilibrio con il corpo fermo in una determinata posizione mentre si contrae un determinato tipo di muscoli – esempio: ferma per un minuto in squat) combinato con movimenti piccoli ma ad alte ripetizioni. Spesso vengono utilizzati anche dei piccoli pesetti per le braccia.
Prima di proseguire però ci tengo a spiegare bene cos’è l’isometria:
il mantenimento di una contrazione statica del muscolo senza causarne accorciamento o allungamento (focalizzata sul potenziamento del muscolo). L’isometria è una tipologia di contrazione dei muscoli molto utilizzata in Barre ma anche in moltissime altre discipline (dal crossfit al pilates fino a Calisthenics).


SHARE:

martedì 18 aprile 2017

Soulcycle: Cos'è e perché ci interessa

Chi di voi mi segue su Snapchat, sa che nell’ultima settimana sono stata a New York per lavoro e, visto che ci ero già stata 5 anni fa e gran parte delle attrazioni turistiche le avevo già eliminate dalla lista, mi sono dedicata ad attività nuove che, conoscendomi, 5 anni fa non avrei mai nemmeno azzardato a chiedere.
Se c’è una cosa che il progetto Cityrunners  (ora Adidas Runners) ha fatto alla sottoscritta è quello di cambiare completamente il mio approccio allo sport: se prima avevo qualche pudore ad approcciarmi a qualsiasi attività al di fuori della mia comfort zone, adesso mi ritrovo ad iscrivermi a corsi in una città completamente sconosciuta come New York per il gusto di “provare qualcosa di nuovo”.

Correre mi ha aiutata a mettere a fuoco i miei limiti e a superarli: quante volte ho pensato “DIECI KILOMETRI SONO UN’ENORMITA'” salvo poi finire a farli con relativa poca fatica e addirittura spingermi a farne 13 o 14 (c’è da dire che sulla mia bucket list c’era anche l’idea di completare una Mezza maratona, ma temo che rimarrà sulla mia bucket list per parecchio).
Lo sport è diventato per me quella mitica soglia “della morte nera” -come l’ho sempre definita su queste pagine- quel momento in cui Fatica 1 – Lucia 0 che per me avveniva intorno al 3° o 4° km ma che, una volta superata, mi faceva telare tranquillamente fino al decimo. Ecco, quella soglia, nella mia esperienza, l’ho sperimentata in ogni workout nuovo, in ogni attività nuova che mi sono apprestata a fare. Sarà che sono testarda ma devo dire che nonostante tutta la fatica del mondo non ho mai mollato a metà una corsa, o un circuito o una classe…anche se non sempre questo è un bene (correre con un infortunio è da cretini, non da eroi e me lo dico da sola!).

Lo sport, la corsa nella fattispecie, mi ha insegnato innanzitutto a spostare sempre più in là la soglia del dolore (sto ancora curando l’infiammazione al tibiale anteriore nata 3 anni fa, dopo le prime settimane di allenamento) ma soprattutto a spostare sempre più in là la soglia della –mia- fatica. Perché la fatica non la detta il corpo ma la mente. Il cuore e i polmoni sono dei muscoli e si possono allenare: oggi non riesco a saltare con la corda più di 30 secondi, ma se ci riprovo e ci riprovo e ci riprovo arriverò a saltare 45 secondi e poi un minuto. E lì la sfida.
Io sono una persona molto severa, con tutti ma soprattutto con me stessa e amo le sfide ma non sono per niente competitiva. Le sfide che amo sono quelle contro me stessa perché conosco l’avversario e so quali sono i punti forti e i punti deboli. Ad esempio: so che per me fare addominali non sarà mai faticoso quanto fare piegamenti, oppure quanto completare una serie di shoulder press (alzare il bilanciere sopra la testa).
Il corpo è una macchina (“perfetta” a sentire gli osteopati) e durante l’attività sportiva è come correre la formula uno: stai facendo movimenti che ti sono famigliari (quanti squat si fanno durante un trasloco?) ma pompati all’ennesima potenza e quando il trainer ti dice che lo devi fare tu lo guardi come se ti stesse chiedendo di camminare sulla luna ma poi ti metti a farlo e BAM: magari sbagli, magari non ti riesce ma t’incaponisci e dici “no cazzo, è una questione personale, ora sto qua fino a che non finisco questa serie di 10 burpees”.
Nonostante non corra più (scusa Adidas), riconosco il merito del mio cambio di mentalità alla corsa ma che ora applico tranquillamente a qualsiasi tipologia di allenamento: funzionale (crossfit), calisthenics, weight training, barre, etc. Ma la cosa più sconvolgente per me è che questo approccio mentale poi ti segue anche nella vita di tutti i giorni: anche al lavoro, anche nelle riunioni, anche nelle relazioni. Bhè certo, con le dovute differenze!
Insomma, tutte questi sport un po’ più “pesanti” che ho cominciato a fare mi hanno insegnato a lanciarmi: parto, faccio, non capisco, chiedo, mi fermo un secondo e prendere fiato ma arrivo alla fine.


SHARE:

Condividi

Blogger Template Created by pipdig