lunedì 8 gennaio 2018

Dove si trova la motivazione? 6 Consigli per trovarla e non perderla

Cos'è oggi se non il primo -vero- lunedì dell'anno?
E cosa si fa il lunedì? Ci si mette a dieta, ancor di più se è il primo lunedì dopo le feste!
Quale miglior modo di cominciare l’anno se non con i buoni propositi?
Alla fine non sono altro che la solita lista di obiettivi che nove volte su dieci riguardano la perdita di peso. Bhè, come chi si lamenta degli oroscopi ma poi uno sguardo a Paolo Fox glielo riserva sempre, anche io faccio liste di buoni propositi. Dopotutto, sono una che mette su Excel anche l’anima di sua madre, figuriamoci se non compilo un’inutile lista di obiettivi della quale mi dimenticherò non appena aver fatto “salva”.
Ad ogni modo l’ho fatta di nuovo, ho fatto il confronto con quella del 2017 (per puro caso era ancora salvata tra le note del telefono) e, stupita come quando raggiungi il budget di fatturato, mi sono resa conto di aver rispettato tutti i miei buoni propositi del 2017.
Ma non sono qua a parlare dei miei buoni propositi, semmai cerco di buttare giù qualche consiglio per farvi rispettare i vostri. Una delle cose che mi chiedete più spesso è MA COME FAI?
Come fai a mangiare sempre broccoli?
Come fai ad andare sempre in palestra?
Come fai a trovare la motivazione per non “cedere” mai?

Come faccio, come faccio. Mi sa che avete un’immagine un po’ troppo idealizzata.
Partiamo dal fatto che io come tutti sono umana, non vivo di soli broccoli e palestra.
Mangio il frico, se vedo uno strudel impazzisco, amo la pizza più di mio marito e ho pure un pizzaiolo preferito (Vincenzo Capuano. Non scherzo mica eh).
Purché tutto questo non sia la regolarità non ci vedo nulla di male.
Negli ultimi anni ho preso la decisione di cercare di disintossicarmi da certe ossessioni di magrezza inutile (non sono mai stata e mai sarò quell’esile giunco al quale ho sempre ambito)(ma so bene di non avere alcun problema di obesità o sovrappeso) e di cominciare a coltivare un certo tipo di abitudini sane. Un po’ come se fosse un investimento.
Ho cominciato a guardare con senso critico tutte le patologie di mamma e papà che, alla veneranda età di 74 e 84 anni sono ancora qua a raccontarmela ma che avrei piacere fossero (molto) più in salute di come stanno. Fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione, ipercolesterolemia), obesità, ernie, artriti, fibromi, glaucoma, fibromialgia… sono solo un poutpourri della storia clinica della mia famiglia.
Sono fermamente convinta che siamo quello che mangiamo e che lo stile di vita influenzi di parecchio la qualità della nostra vita (il sonno, la pelle, la digestione, le difese immunitarie, le emicranie etc).
Con l’età adulta ho maturato dentro di me il desiderio di saperne di più, di investire sulla mia salute e non solo sulla mia apparenza fisica.
La mia vita non è perfetta, non sono sempre figa e certe volte non mi voglio muovere dal divano.
Magari con il fatto che sono poco costante sui social, è probabile che quando parlo, lo faccio a proposito degli stessi argomenti e quindi sembra che viva solo ed esclusivamente in funzione dei broccoli che mangio :-) ma non è così e questo perché non voglio essere tuttologa sui social, non mi interessa esprimere la mia opinione necessariamente su tutto. O meglio, magari pure lo faccio, ma a tavola con mio marito, quando non ho alcun pudore a mostrare la mia ignoranza su questa o quell'altra questione. 

Ho fatto questa premessa per parlare di “motivazione”, perché è tra queste righe che nasce la mia.
Credo in uno stile di vita sano e purtroppo le regole del gioco non le ho scritte io.
Mangiare sano (e su quest’argomento ci sono fior fior di autori più esperti di me) e fare regolare esercizio fisico sono l’assicurazione per una vita salutare.
Tuttavia la motivazione è come i calzini. Ognuno ce l’ha in un cassetto diverso.
C’è chi è sempre stato sportivo e non trova una costrizione il pensiero di trascinarsi in palestra.
C’è chi non ha mai voglia di cucinare e preferisce mangiare alla svelta quello che offre Deliveroo.
C’è chi ha bisogno di essere stimolato, di un’amica o del fidanzato che lo accompagni in palestra.
C’è chi mangia quello che capita senza pensarci troppo.
C’è chi è potenzialmente molto sportivo ma solo a determinati orari, giorni, regole (ehm).
C’è chi è straordinariamente timido e l’idea di affrontare la sala corsi o, peggio, la sala attrezzi sotto gli occhi famelici di uomini di mezz’età, demoralizza.
C’è chi non ha voglia, ma proprio NON. HA. VOGLIA.
C’è chi ha di meglio da fare, la cosiddetta “vita da vivere”.

La cosa che spesso viene confusa e che francamente a me da pure un po’ fastidio è che si consideri “LA PALESTRA” (e consideriamo con questo termine qualsiasi attività sportiva: quindi anche le attività acqua-motorie, la zumba, il crossfit, i vari bootcamp, il pilates, il calcetto con i colleghi, la beach volley, l’hip hop, il tacfit, le arti marziali, Kayla Itsines, Sonia TLev, Ballet Beautiful e tutti gli home workout disponibili su piazza) come un’attività per invasati, per fissati, per maniaci. Di cosa? Della forma fisica, della bellezza, del benessere.
Se vai in palestra, di default diventi un membro di una setta, quella del fitness, giudicata negativamente dall’esterno. E’ vero, esiste l’effetto community (ma esiste applicato a qualsiasi cosa: dai vegani fino ai cross-fitters) e su questo spesso ci lavorano in tanti: si crea un senso di appartenenza, di euforia tra compagni di (s)ventura, si crea uno strano effetto squadra tra completi sconosciuti. E come tutti in gruppi si crea il dualismo: INTERNO/ESTERNO.

sei uno di noi // non sei uno di noi

Mi è capitato (e continuerà a capitarmi) che nel momento in cui mi azzardo a parlare di alimentazione corretta (con chi non vuol sentire) vengo accolta con frecciatine (“ancora broccoli?”), gli occhi alzati al cielo quando dico “dopo la merendina ricca di zuccheri mangia qualche mandorla così riduci il picco glicemico”. Se parli di fitness sembra che tu “non abbia una vita”, sia un “fissato”.
Ho notato che spesso chi si prende la libertà di dire queste cose è una persona scontenta del proprio stato fisico (che per me non si limita alla questione “peso forma” ma è concetto più vasto fatto di qualità del sonno, di digestione, metabolizzazione dello stress etc) e che la natura del fastidio, del rodimento di culo che provoca la visione di chi parla di lenticchie, broccoli e cross-fit è data più dal senso di colpa di chi sa che non sta facendo piuttosto che dalla pedanteria di chi sta facendo e condividendo uno stile di vita diverso.
Le palestre vengono viste come chiese del fitness, dove ci va solamente chi è già super fit, allenato e muscoloso. Si crea una sorta di timore reverenziale, soprattutto per chi vorrebbe intraprendere un percorso di lungo periodo di perdita di peso (e cambio vita).
  
Vi dico il mio punto di vista: la palestra non è niente di tutto questo. La palestra è un luogo. Basta.
Non ci sono sette segrete, ci sono gli uomini che ti guardano il culo (francamente io non me ne sono mai accorta ma non voglio sfatare questo mito del macho in palestra) ma ci sono anche per strada e non per questo smetto di camminare sui marciapiedi per andare a prendere il tram.

Bisogna fregarsene.

In palestra, soprattutto chi comincia, nessuno ti giudica. Tutti hanno cominciato da zero, tutti. Anche quello che adesso ulula alzando un bilanciere da 120 kg.
In palestra io ci vado per stare bene. Ho sperimentato diverse attività negli anni (corsa, piscina, corsi coreografati, TRX, funzionale, cross-fit, pilates, yoga, danza etc) e l’effetto delle endorfine a fine allenamento mi piace da morire. Ma ho provato anche a non fare nulla. E semplicemente non mi sono sentita bene, il beneficio che ne traevo non era maggiore. Sono a casa una/due ore prima ma non mi sento produttiva, mi viene fame prima. Mi annoio e mi lancio a mangiare schifezze. Ho la sensazione di non aver staccato. In più sento “caldo alla testa” (non so come altro descriverlo). Se evito di fare attività fisica per lungo tempo mi viene il fiatone se faccio le scale. Ho mal di schiena (alla zona lombare) e peggiorano le emicranie.
Quindi cosa faccio? Combatto contro la mia stessa pigrizia e con l’idea di trascinarmi in palestra quando non ne ho voglia (in inverno: fa troppo freddo però ehy, che bello cambiare aria rispetto all’ufficio; in estate: eh ma che caldo ma guarda che bella luce ci starebbe una passeggiata sui Navigli però ehy, ma quando esco c’è ancora luce e si potrebbe andare a mangiare fuori).
Purtroppo la mia mente lavora ancora a compartimenti stagni (un altro degli innumerevoli pregi della Vergine) e quindi non appena qualcosa modifica la mia routine (es. sono in vacanza o sono dai miei genitori) tendo a mandare tutto in vacca. Sono in vacanza in montagna? MASSì FAMMI AZZANNARE QUEL SALAME!
E se da una parte mi dico “oh ma ci sta anche” dall’altra poi torno e faccio i conti con il senso di colpa. E poi, la svolta: ma raga, il senso di colpa di cosa? Per aver mangiato il frico? Ma non scherziamo, che è il prossimo in lista per essere nominato dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità!
Non mi sono allenata per due settimane, ecco su questo sento che dovrei un po’ migliorare, mi piacerebbe essere più costante. Però dai, siamo al 8 di gennaio e ho già ricominciato palestra e nessuno è mai morto per aver sospeso l’attività per due settimane!
Ecco in cosa –penso- di essere cambiata. Niente è irrecuperabile. Al ristorante ho provato a fare scelte meno “golose a tutti i costi”: zuppa di legumi e cereali? BONA! Cjarsons? Presi! Strudel? Meglio del panettone! Purtroppo l’offerta di verdure era piuttosto scarsa (spinaci, verze e queste altre cose cotte che non amo) ma si può sempre contare su un piatto d’insalata per fornire un po’ di fibre.
Ma visto che le liste vanno tanto quest’anno (cit.), ho preparato quindi un piccolo vademecum di consiglii che ho maturato nella mia personalissima esperienza:



MUST HAVE PER TROVARE LA MOTIVATION

1-      Trovate un ambiente rilassante
Trovare un ambiente che non incuta timore è il primo passo per aver voglia di andarci.
Non amo le palestra superfancy. Mi piace la palestra piccola, di quartiere, preferibilmente indipendente. Ma ci sono anche le palestre grandi, con le saune, con il servizio che ti coccola e ti fa sentire in un centro benessere.
Per quanto riguarda cross-fit l’ho praticato sia in box autorizzati che in palestre normalissime (dove non possono chiamarlo cross-fit perché bisognerebbe pagare i diritti al signor Cross-Fit) e preferisco queste ultime perché l’allenamento è più libero, più variato e più personalizzato. Ho avuto la sensazione che il brand Cross-fit obblighi a seguire una certa struttura, un certo rituale (come quello di fare un pre-corso per accedere al vero e proprio corso) con meno attenzione al singolo. Ma molto dipende da struttura a struttura.
Sceglietevi un ambiente nel quale vi trovate a vostro agio, fate qualche lezione di prova, guardatevi in giro e noterete che nessuno baderà a voi. O meglio, il personale specializzato dovrebbe esserci sempre a monitorare la situazione, ma nessuno vi fisserà mentre fate i vostri primi squat.
Ultima cosa: sceglietevi un ambiente che non vi faccia schifo (in passato per risparmiare sono andata in una palestra che costava pochissimo ma mi faceva così schifo la struttura, gli spogliatoi, i bagni che sono stati soldi buttati perché non ho mai avuto voglia di andarci).

2-      Rendetevi le cose facili


Lavorate a 45 minuti di mezzi da casa e trovate una palestra che sta dall’altra parte della città rispetto all’ufficio con una superofferta? Fallimento assicurato.
Nella mia esperienza ho provato sia palestre vicino l’ufficio sia palestre vicino a casa.
Per me, vince sempre quella vicino l’ufficio. Io mi apparecchio la giornata alla mattina: se so che vado in palestra mi porto dietro già il borsone. Ok è scomodo e ho ridotto di molto l’uso delle gonne e dei tacchi (difficile mantenere una camminata adeguata con borsa, borsone e tacchi) ma la sera alle 6.30 scatto diretta verso la palestra. Cerco di ridurre al minimo il volume della borsa (non mi faccio la doccia in palestra quindi niente ciabatte e accappatoio) e la palestra dev’essere walking distance dall’ufficio.
Tuttavia quest’estate quando mi allenavo nell’Hard Candy potevo passare a casa a cambiarmi e dopo l'allenamento uscire dalla palestra ed essere sotto la doccia di casa mi prendeva non più di 10 minuti. Questo però potevo farlo solo quando mi allenavo da sola in sala con una scheda (che palle): per essere pronta e cambiata e in sala corsi entro le 7 mi dovevo schiantare sul tram e cambiarmi alla velocità della luce, per poi comunque arrivare in ritardo e stare in fondo (e io odio stare in fondo).
Adesso mi alleno in una palestra scrausa vicino al lavoro, senza troppe pretese, frequentata da gente di mezza età nemmeno particolarmente espansiva o simpatica ma sapete che c’è? Ogni sera alle 7 c’è il corso. Ogni sera. Quindi sì, posso fare a meno di avere un armadietto decente ma sapere che ogni sera alle 7 potrei andare in palestra (invece che solo il martedì, il giovedì etc) è estremamente rilassante.
Ultimo punto: inutile iscriversi in palestra pensando “ma si ci vado al sabato e faccio attrezzi” se poi non si è una persona con una fortissima dose di forza di volontà che SA dove mettere le mani. La sala attrezzi è noiosa, serve che qualcuno ti dica cosa fare, serve essere formati a dovere. Gli uomini sono sempre lì a gruppetti che parlano di fantacalcio e stanno inchiodati davanti allo specchio proprio dove tu devi passare a prendere i manubri. Una donna da quelle parti è rara, calcolate anche un pizzico di imbarazzo nell’entrare in una zona quasi sempre presidiata solo dagli uomini. Imbarazzo che se ne vola via al primo set di ripetizioni perché, ripeto, se ve ne fregate voi noterete che se ne fregheranno anche gli altri.
Se tuttavia, ci si va e si finisce a fare 10 minuti di tappeto, un po’ di pull down e 40 ripetizioni di adduttori bisogna anche avere poi l’onestà intellettuale di riconoscere che non è un vero e proprio “allenamento” ma solo un po’ di blanda attività fisica (vi sento quando dite “eh ma io ci vado in palestra ma non vedo risultati!”).

3-      Fate qualcosa di divertente


Ok quindi arrivo in tempo in palestra, sono pronta cambiata con il completo Nike. Cosa faccio?
Qualcosa di divertente. Se l’idea è quella di essere costanti (e suppongo che lo sia) inutile imbarcarsi in un’attività che non si trovi divertente. Puntualizzo: non intendo “facile”, intendo proprio “divertente”.
Esempio: correre. Ho scritto decine di post sulla corsa e ricordo con affetto la sensazione che ho provato ogni volta che ho tagliato il traguardo alla fine di una gara. Euforia vera e propria. Galvanizzata. Invincibile.
Ma gli allenamenti, soprattutto se fatti da sola, non mi sono mai piaciuti. Una volta mi vestivo e andavo a correre d’inverno alla sera, o alle 6 di mattina d’estate. Ci sono state fasi in cui ho trovato esaltante l’autonomia e lo spirito d’indipendenza che ti dona la corsa. Ma non nego che l’idea adesso mi annoi. Quindi niente, non mi cimento. Non nego che potrebbe essere una fase e magari tornare a correre tra un po’.
Prendiamo invece cross-fit: sapere di non sapere che cosa si farà lo trovo esaltante. Ogni lezione è un allenamento diverso. Ogni volta sfidante per un motivo diverso. La struttura della lezione che eseguono in quella palestra è sempre la stessa (riscaldamento articolare, tabata di addominali, circuito principale, eventuale circuito secondario, stretching) ma il core della lezione cambia S E M P R E. E a me piace perché mi metto alla prova su aspetti nuovi (la forza, la resistenza) e vedo i risultati con una velocità mai osservata prima. Non ho più mal di schiena, dormo meglio, mi rilasso.
Trovo divertente usare kettleball, bilancieri e manubri ma la parte migliore per me è la sfida: per me il punto non è eseguire l’allenamento senza fatica, per me è esattamente l’opposto. Cerco la fatica, voglio la fatica perché spesso la fatica è così subdola che è solo una soglia mentale. Mi hai messo 10 kg per parte sul bilanciere? Ma sei pazzo? Non riesco mica ad alzarlo. Invece sì, piano piano, tenendo la schiena, lo faccio. E quando lo appoggio a terra ho i muscoli a fuoco ma nella mia testa mi dico “SI, CAZZO”.
Io ho trovato quello che mi diverte. Ma potrebbero essere i Bootcamp, potrebbe essere yoga flow, potrebbe essere spinning. Insomma il punto è “se devo trascinarmi a fare qualcosa, almeno rendiamolo meno fastidioso possibile”.

4-      Create un abitudine


Una volta trovato un ambiente piacevole e un’attività divertente il punto è LA COSTANZA.
Iscriversi in palestra, fare la settimana di prova e poi dimenticarsi di avere l’abbonamento è la strada per il malumore (per aver gettato dei soldi in primo luogo ma anche per aver disatteso un proprio obiettivo), così come andarci un paio di volte le prime due settimane di gennaio e poi dedicarsi ad altro, tornare alle vecchie abitudini.
Il commitment è quello che fa la differenza: se si prende la decisione, PRENDERE DAVVERO LA DECISIONE. Mi sono iscritta in palestra, ok. I corsi che mi piacciono sono al lunedì e al giovedì? Ok, adesso so che per le prossime settimane il lunedì e il giovedì sono impegnata.
L’aperitivo con le amiche lo faccio al martedì, o al venerdì. La serata al cinema al mercoledì. Una cosa non esclude l’altra. Due volte sono troppe se si comincia da sottozero? Ok, il primo passo è cominciare, è andarci una volta a settimana. Poi due. Se ci si prende bene si arriva a 3.
Come ho detto nelle Stories per me l’equilibrio perfetto l’ho trovato a 3 volte a settimana.
Il lunedì, fondamentale, perché come dice sempre NicoNEVER SKIP MONDAY”: se dopo il relax del weekend salto il lunedì non mi piace. Amo impostare la settimana con energia, altrimenti sento di rimanere infangata nel divanesimo del weekend.
Poi il martedì e il giovedì sono i miei giorni preferiti (perché preferisco la lezione di quello specifico insegnante) ma spesso sono andata anche al venerdì (difficilissimo, solo gli eroi) se nel resto della settimana avevo qualche impegno. Non esiste la formula per un giusto equilibrio, ognuno trova il suo.

5-      Non ragionare a compartimenti stagni


E qui naturalmente parlo a me stessa. Questo forse è l’aspetto più difficile.
In questi anni ho capito “cosa funziona” con me: avere la regolarità e la stabilità di una struttura affidabile dove andare (remember: sono della Vergine). Ho frequentato diverse palestre (Tonic merda, mi piace ricordarlo nel caso qualcuno si chiedesse com’è andata a finire quella questione) e credo di aver trovato la formula adatta a me e ai miei ritmi. Ma la vita cambia, si è in vacanza, si è casa dei genitori, si è in giro.
Me lo dico da sola: non ci sono giustificazioni, uno stile di vita sano è applicabile ormai dappertutto. E non parlo solo di allenamento, anche le scelte alimentari ormai sono talmente vaste che si può scegliere bene cosa e dove si mangia.
Il mio difetto è che se sono qua a Milano, con il mio ritmo quotidiano, va tutto alla grande il sistema è oleato e tutto funziona perfettamente. Ma se poco poco qualcosa salta: la spesa al mercato al sabato, la palestra vicino all’ufficio, dormire fuori per qualche giorno à finisce che faccio saltare tutto il sistema.
C’ho provato queste ultime vacanze di Natale: mi sono concessa le specialità culinarie di mia madre prima e della Carnia poi e ho sempre cercato di abbinare delle verdure quando disponibili. Me lo ripeto spesso nella testa e mi dico “non sarà l’ultimo strudel della tua vita Lucia, ce ne saranno altri”.
Quanto all’allenamento: mi davate della pazza la scorsa estate mentre mi allenavo sotto l’amato sole della Sardegna. In realtà ne sono stata superfelice non solo perché anche Diego ormai è on board con questo genere di attività (anzi spesso è lui che scatta per primo), ma perché poi mi sentivo meglio, ancora più energica dell’aver usufruito dell’aria aperta che d’estate è per me un antidepressivo naturale.
Allenarsi fuori dalla routine tradizionale della palestra adesso è più che mai possibile:
d’estate ho usato  l’app di Nico (il personal trainer che avete visto spesso quest’estate) che prevede tipologie diverse di esercizi a seconda che ci si alleni in palestra, in casa o al parco (davvero comoda) ma ci sono anche altre app di workout (esiste l’app della Kayla, Freeletics, 7 minute workout etc). Essere costanti quindi è possibile.

6-      Siate onesti
Siate onesti con voi stessi. Inutile iscriversi in piscina se l’intero ambaradan del borsone-ciabatte-shampoo-costume- peli è troppo da riuscire a mantenere. Per dire, per me lo è. Non mi iscriverò mai in piscina.
Oppure iscriversi al corso di calisthenics dall’altra parte di Milano sapendo che non si esce dal lavoro prima delle 19, più mezzora di mezzi, più allenamento e doccia e si è a casa alle 22.30. E’ insostenibile per chi non è fortemente motivato.

Bonus Point: Fateci caso
Fateci caso a cosa mettete nel piatto. Una piadina al bar non rovina di certo un regime ipocalorico (nel caso lo steste seguendo). Ma 3 piadine a settimana, con salumi e salsa rosa sì. Mangiare riso e pollo non è “fare la dieta”. È fare un piatto triste. Non è un piatto leggero, è un piatto monco. Manca delle verdure (e dei grassi, nel caso fosse tutto scondito). La pasta non è il male, ma scegli quella integrale (YEY!).
Grazie ai consigli della dottoressa Bronzato mi si è aperto un mondo: mangio molta più verdura della quale ho scoperto il potere saziante. Riempio il piatto di alimenti coloratissimi non solo fanno bene ma mettono di certo più allegria che un filetto di platessa con 4 finocchi crudi di fianco. Sono ben felice di fare la spesa al mercato dal mio verduraro di fiducia non solo perché mi sbuccia la zucca, e nemmeno per la questione dei sacchetti compostabili, ma perché l’offerta è talmente vasta che basta avere TANTO COSI’ di voglia e senza rendersene conto si assume molta più fibra (che per gli stitici come me è sempre un plus).

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Insomma il mio lunghissimo vademecum è concluso, spero che lo troviate utile e nel caso aveste altri consigli non esitate a scrivermi!
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