giovedì 28 aprile 2016

La scelta dell'Abito

Se non mi fossi fermata nel mezzo del marciapiede ieri sera, pensando a che strada fare per tornare a casa, non avrei preso la metro verde con la – più o meno- intenzione di scendere a Centrale e prendere poi la 60 che mi avrebbe lasciato vicino a casa.
Non mi sarebbe venuto poi in mente che potevo invece scendere a Garibaldi e prendere il 33,
e non avrei avuto il piacere di beccare per caso Gloria e di scambiarci qualche chiacchiera.
Non mi sarei soffermata a parlare della casa nuova e dei preparativi del matrimonio che, dovrebbero, divertirmi mentre invece sono solo una lunga lista di cose da fare con una certa scadenza.

Ho reagito con forse troppa violenza quando Gloria mi ha chiesto se avevo una foto dell’abito (ancora scusa Gloria) passando davanti alle vetrine delle Spose di Milano.
Tra una chiacchiera di una ricetta (la torta integrale alle mele) e un’altra (il suo abito da sposa color champagne) ho pensato che forse è vero che la foto del mio abito non è ancora il momento di condividerla, ma le foto di alcuni tra quelli provati sì…

Se non avessi avuto una ristrutturazione da seguire probabilmente sarei andata avanti all’infinito a provarne, perché non sono mai abbastanza.

Avevo preso appuntamento da Antonella del Brusco (Jenny Packham), da Pronovias, da Luisa Beccaria e in un negozio di abiti da sposa in Friuli (per fare contenta mamma).
Quello che ho imparato è che quando vi chiedono il budget, aggiungeteci sempre almeno qualche migliaio di euro in più. Se non troverete lì l’abito giusto, almeno avrete avuto modo di fare del turismo da abito da sposa, che male all’ego non fa.
Altra cosa che ho imparato è che una volta indossati i pizzi francesi di seta, qualsiasi altro pizzo che la vostra pelle toccherà vi sembrerà un cencio gratta-pavimenti comprato a China Town.

Da Luisa Beccaria:


Barbie Principessa dei Pizzi Francesi 

lunedì 2 novembre 2015

Mi sposo: Non volevo essere una Bridezilla

Non volevo essere una bridezilla ma sfido chiunque ad affrontare un matrimonio e una ristrutturazione contemporaneamente, a non diventarlo.
Pensavo che sposarsi fosse fighissimo invece arriviamo a sera o peggio, al week-end, che anziché sembrare due fidanzatini cuoricini che si danno i bacini per strada, litighiamo come due parlamentari alla Camera davanti ai rivenditori di piastrelle, di divani, di serramenti.
Eppure, ogni volta che penso alla mia Casa Immaginaria, mi si apre il cuore.
La sera, prima di addormentarmi, anziché pensare ai coniglietti che saltano le staccionate, penso a quando varcherò la soglia di casa mia e dall’ingresso vedrò il divano e quel meraviglioso tavolo in legno massello che ho puntato da Maison du Monde da circa 2 anni.
Penso al mio letto, al materasso ortopedico con strato in schiuma e molle insacchettate singolarmente, penso al cuscino nuovo in lattice, penso all’armadio a muro bianco e agli stucchi sul soffitto che sarò –sicuramente- riuscita a recuperare e valorizzare.
Penso al pavimento in grès, sì cazzo in grès, e non in parquet perché voglio una casa con lo sbatty al minimo, perché questa casa sarà il mio lascito su questa terra, ai miei figli, ai miei nipoti. E io so che le generazioni future mi ringrazieranno per non averli costretti a togliersi le scarpe all’ingresso.
Penso alle porte e a tutti i preventivi che abbiamo chiesto, alle maniglie e a tutte le aziende di maniglie che abbiamo consultato (ciao Colombo!), penso quanto ci siamo scannati per ogni minima decisione: dai serramenti fino al divano.
In certi giorni mi chiedo se faccio bene a sposarlo. Dopotutto, non siamo ancora arrivati ai sanitari.

Ma visto che non stiamo facendo passi avanti solo in cantiere (sono cominciati i lavori! Sono cominciati i lavori! E’ arrivata la prima fattura! E’ arrivata la prima fattura che ha 5 cifre!): anni di commedie romantiche mi hanno insegnato che “per organizzare un matrimonio bisogna cominciare un anno prima” (dovreste sentire mia madre con quale somma saccenza scandisce questa frase, come se il matrimonio avesse una data di scadenza), sabato 24 ottobre ho indossato per la prima volta un abito da sposa.
Bhè, per essere una che lavora nella moda dovrei essere abituata no?

No.

Sono stata in un atelier abbastanza famoso a Milano, Antonella del Brusco, che ha organizzato una due giorni dedicata alla nuova collezione di Jenny Packham.
Jenny Packham chi? Quella che veste sempre quella gran culo di Kate Middleton agli eventi.
Avevo preso appuntamento insieme ad una mia amica che dovrebbe sposarsi anche lei il prossimo anno (dico dovrebbe perché non ha ancora fissato la data) ma quando sono entrata lei stava parcheggiando quindi l’impatto, quello SBAM di tulle avorio, cristalli, chiffon e seta mi ha rimbambita togliendomi l’uso della parola e mi ha impedito di affrontare l’appuntamento con la giusta razionalità.

Non ero io. Ero Lucia a 7 anni dentro la casa di Barbie Luce di Stelle.

Imbambolata nel mezzo della sala, tra due file di abiti appesi, in mezzo a vetrinette di tiare e velette.
La venditrice mi ha raccolto prima che andassi in sbattimento (“oddio, ma sta succedendo veramente?”) e mi ha fatto sedere per compilare “la scheda”.
Dopo aver comunicato data e location, la venditrice ha scelto in maniera veloce 5/6 abiti da farmi provare, ovviamente uno più bello dell’altro.
Nel frattempo la mia amica era arrivata ma, cosa che trovo assurda, non è potuta rimanere con me nel camerino (una stanza grande quanto una camera da letto), perché non dovevo essere influenzata.
Nemmeno stessi votando per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Il primo abito che ho provato è un abito che ha indossato Kate Middleton e che speravo mi cadesse come a lei.
AHAHAHAHAH!

NO.

Ma la cosa più strana e di cui non mi ero mai accorta nelle 2.683 puntante di Say Yes to The Dress che ho visto, è che quando provi un abito da sposa non sei mai sola.
Non dico al momento in cui lo indossi (è necessario qualcuno che ti aiuti), ma subito dopo, quando ti stai guardando allo specchio e ti rendi conto che STA SUCCEDENDO.
Quando mi provo un paio di pantaloni di Zara ho bisogno dei miei 10 minuti per guardarmi da davanti, da dietro, ho bisogno di fare la sfilata in punta di calzini fino allo specchio esterno, ho bisogno di fare le foto e mandarle a qualcuno, ho bisogno di farmi le foto e non mandarle a nessuno, oppure farmi una foto con la luce giusta e postarla.
Invece con un abito da sposa no, ti costa le migliaia di euro eppure non è consentito nemmeno concedersi 5 minuti con l’abito addosso per sentirti donna mentre ti guardi meravigliata come una bimba.
Mi sono ritrovata lì, mezza nuda e con la testa in un cappuccio di tulle, davanti ad una signora e la sua assistente che mi infilavano e sfilavano gli abiti, raccomandandomi anche di non muovermi e non camminare perché le scarpe che mi avevano dato avevano le pietre davanti e avrebbero rovinato gli orli.
Quindi ho provato degli abiti che avevano dello strascico ma senza nemmeno la possibilità di fare 5 passi, talvolta nemmeno 3 e verso lo specchio.
Mentre la mia amica continuava a fare su e giù dai divanetti dell’ingresso, io mi stavo sbirciando per la prima volta con un abito da sposa addosso.
Forse, il fatto che il primo non mi cadesse bene mi ha riportato un po’ sulla terra.
A parte la velocità con cui mi è sembrato sia stato gestito l’appuntamento, non ho nulla da dire sul servizio dell’atelier che, per altro, mi ha pure concesso queste foto che la loro fotografa stava scattando per pubblicizzare successivamente l’evento. Era una giornata speciale e dedicata completamente a Jenny Packham quindi forse in un sabato normale le cose sarebbero andate con più calma. Oppure forse, essendo per me la prima volta, mi è sembrato tutto un grandissimo ciclone durato un’ora, dal quale sono uscita ubriaca!
Quindi, sono lì, davanti allo specchio e finalmente trovo un abito che effettivamente mi piace e che trovo pure adatto al genere di matrimonio che ho in mente.




lunedì 19 ottobre 2015

Quindi mi sposo

Considerando che ho fatto della mia identità –non più- segreta online un vessillo della fiera vita da single, non posso esimermi dall’annunciare che sì, in effetti, mi sposo.
Lontani i tempi in cui raccontavo della Pertica, dello Scrittore, di Enrico 3-0, di quel genere di uomini a cui piaci ma non abbastanza per richiamarti, di quelli che ti cercano e poi ti lasciano appesa al bancone del bar.
Dopo 3 anni insieme e mille, ma davvero mille, ostacoli, difficoltà, notti in bianco, cuscini bagnati di lacrime, depressioni profonde come la Fossa delle Marianne, pianti, colpe, drammi, maledizioni invocate, piatti per aria e coltelli lanciati (ehm), siamo ancora qui, siamo io e lui.
Non ho affrontato a sufficienza il tema relativo al suo ritorno da Londra perché, come si era intuito dal mio Twitter, tra gennaio e aprile non ho passato un bel periodo e per quanto abbia subito una netta svolta al momento del suo ritorno, rialzarsi non è stato immediato.
La ricerca della casa ci ha succhiato ogni energia e quando credevamo di aver raggiunto il punto massimo di stanchezza e sfinimento (agenti immobiliari, amministrazioni condominiali, banche, notaio, agenzia delle entrate, padroni di casa, IMU, architetti, imprese di ristrutturazioni…) abbiamo realizzato che, di fatto, eravamo solo all’inizio.
Ma torniamo al mio status di Zitella: come ho già detto mille volte, Zitelle ci si nasce e di certo non smetterò di esserlo da sposata.
Essere zitelle è sostanzialmente essere rompicoglioni e modestamente, credo che almeno su questo non troverò mai pace.
Di certo la Zitella del 2010 che ha aperto questo blog è diversa da quella del 2015: ora non trovo ora interessante parlare della cellulite di Beyoncé o delle cosce di Kelly Osbourne ma non rinnego il passato, un po’ come non rinnegherei la collana a tatuaggio che indossavo nel 2000 o la camicia di ciniglia del 1998.
Ammetto che ho passato gran parte della mia vita a pensare che non mi sarei mai sposata, che non avrei mai trovato un vero compagno, che nella vita o sei felice dall’inizio o non lo sarai mai (cit.)

Io e Diego ci siamo conosciuti al lavoro, quando lavoravamo da Prada.
Lavoravamo insieme tutti i giorni e spesso mi ritrovavo a flirtare con lui senza nemmeno rendermene conto, suscitando l’ilarità del mio ufficio che già prevedeva l’epilogo di cui è oggetto questo post.
Ho passato un anno e mezzo a dire “ma va, io con quello? Ma l’hai visto che capelli? E’ ridicolo” salvo poi gongolare davanti alla chat di Skype quando mi mandava i cuoricini e mi risolveva i bug.
Al primo aperitivo in realtà l’ho invitato io ma dopo il primo bacio avevo già deciso che NO, a me con ‘sto capellone non interessa uscire. Posso dire che poi però il suo essere un Ariete stracciapalle è emerso e ha ottenuto il secondo e decisivo appuntamento in cui si è giocato il tutto per tutto un po’ come Schillaci ai Mondiali.
Vi risparmio il racconto dei successivi 3 anni nonché del periodo da pendolari dell’amore sull’asse Milano-Londra e arrivo direttamente al mio ultimo compleanno.
Nel periodo in cui ci siamo lanciati i coltelli all’inizio di quest’anno, gli è scivolata di bocca una cosa tipo “ma io al tuo compleanno volevo riportarti a Parigi”.
Come ben si sa, qualsiasi sillaba pronunciata durante un litigio, viene appuntata e archiviata in un apposito file nella memoria dei Ricordi Base.
Posso dimenticarmi il cognome del CFO dell’azienda per la quale lavoro, posso dimenticarmi il nome della pizzeria davanti alla quale passo tutti i giorni ma ricorderò per sempre quello che hai detto quando stavamo litigando, come l'hai detto e cosa indossavi nel momento in cui lo stavi dicendo.
Nonostante i mesi passassero, tenevo sempre a mente che in ballo poteva esserci Parigi, se non altro per rinfacciarlo al momento giusto (Ah, non andiamo a Parigi? Benissimo. Muori)
Ma il caro eroe di queste pagine sapeva di avere a che fare con una delle Vergine e che niente di quello che dici, hai detto o dirai passerà mai inascoltato alle mie orecchie.

Gli indizi per arrivarci da sola non sono mancati, 5 stagioni di Homeland e 3 di The Americans non sono passate invano e a me non sfugge manco uno scontrino nel bidone della carta.
Ormai giunti al week-end del mio compleanno la destinazione già la sapevo, nonostante le continue rassicurazioni sul fatto che avremmo trascorso “uno splendido week-end presso un resort a Cinisello Balsamo”.
Nemmeno il tempo di arrivare in aeroporto che io mi ero già scorticata i piedi dall’entusiasmo, senza contare che per la prima volta stavo arrivando a Parigi CON IL SOLE.

Giusto per essere preparata ad ogni evenienza mi ero stampata il post della Connie sui luoghi poco comuni da visitare a Parigi, ma appena poggiato piede sul suolo francese non abbiamo resistito e abbiamo noleggiato una bici con l’intento di vagare senza meta dal Marais verso l’ignoto.



mercoledì 2 settembre 2015

Quando hai comprato casa sei nella povertà più felice della tua vita

Quale ignoto buco nero mi avrà inghiottita negli ultimi 7 mesi?
Chi, o meglio cosa, mi avrà tenuta impegnata a tal punto da non aver avuto più tempo né di farmi una ceretta, né –figuriamoci- di dedicarmi un’ora per una pedicure come dio comanda?
Perché ormai pure in palestra mi hanno dato per dispersa?
Lo sapete, ho comprato casa.

Cazzo sì, dopo 13 anni in affitto di cui 9 a Milano ho finalmente comprato il mio pezzo di mattone.
Il mio pezzo di storia liberty di Milano.
Avessi guadagnato un euro per tutte le volte in cui qualcuno del paesello, dopo aver sentito il costo del mio affitto medio negli anni, ha strabuzzato gli occhi invocando l’acquisto immobiliare, a sta ora mi sarei già comprata la cucina Scavolini deluxe.
Nella mia vita ho abitato solo in una casa.
O meglio: facendo un veloce calcolo ho abitato in 8 case, togliendo quella natale.
Affettivamente però direi che il mio cuore è, e sarà sempre, nella casa del Paesello.
Praticamente invece mi chiedo dove saranno i miei cd di Ambra che non vedo più da almeno 3 traslochi.

I miei genitori hanno insistito diverse volte negli ultimi centordici anni affinché comprassi casa ma, avendo una concezione della casa come un bene durevole, stabile, piantato nel terreno, immobile, categorico, definitivo io non me la sono mai sentita perché non riuscivo ad affrontare né mentalmente il pensiero “ok, allora io resto a Milano eh” né operativamente la questione “dovrei chiamare gli agenti immobiliari?”.
Quindi, per la mia natura, non considero acquistare (e ristrutturare, ma quello è n’altro paio di maniche) casa come una cosa che faccio-disfo-rifaccio-svendo. Se acquisto casa è perché per almeno 10 anni non voglio cambiare più nulla, niente più cambi del medico, niente più cambi di residenza all’anagrafe, niente più cambi di supermercato di fiducia.
Non starò quindi a dirvi che comprare casa è bellissimo e divertentissimo.
No, comprare casa è lo sbattimento più grande che potrete mai affrontare.
E’ peggio che cercarsi il fidanzato.

Il tunnel della ricerca casa è cominciato all’inizio di quest’anno perché questi erano i piani, nonostante quell’altro fosse ancora a Londra.
A febbraio, incredibilmente, credevo di avere GIA’ trovato la casa perfetta. Non ci credevo neanche quando l’ho vista: mi è arrivata la mail quotidiana di Immobiliare.it con i nuovi annunci (non sono nuovi annunci, sono sempre gli stessi che girano) e SBAM! Eccola lì! Stupenda, perfetta, esattamente nella via in cui stavo cercando. Ho urlato, ero su Facetime con Diego: “L’HO TROVATA!”
Chiamo l’agente, ci accordiamo per una visita, non si riesce quella settimana. Si posticipa alla seguente.
La sera della visita stavo malissimo, avevo una delle mie emicranie da pronto soccorso, quelle tremende, quelle che devo ricordarmi proprio tutti i sintomi perché poi li devo raccontare al neurologo.
Facendola breve, l’agente se n’è andata perché non mi ha vista.
La mia relazione con gli agenti immobiliari è cominciata subito alla grandissima, con una manifesta intolleranza da parte di entrambe le parti.

lunedì 11 maggio 2015

Met 2015: Il tema era "vestirsi di merda"

Forse Anna Wintour non sa più che tema proporre, forse ha finito gli argomenti, forse rimane da fare solo una mostra sull’evoluzione del poliestere dal dopoguerra ad oggi (che pensandoci non sarebbe così male, Anna pensaci). Di fatto da dopo la mostra su Prada (2012, io c’ero) non c’è stato più nulla di interessante.
Di esteticamente interessante.
Quel genere di temi che ti fa venire voglia di vedere cosa si sono messe.
Nel 2013 è stato Punk: Chaos to Couture e tutte ci ricordiamo come si era conciata Madonna.
Nel 2014 è stato Charles James: Beyond Fashion e tutte ci ricordiamo Katie Holmes vestita da Bella.
Nel 2015 il tema è China: Through the looking glass. E tutte ci ricorderemo lo scempio color frittata di Rihanna, l’immenso derrière di Beyoncé, le cosce di Jennifer Lopez.
Da insider io ve lo dico: quando qualche brand di moda fa una collezione a tema Paolo Sarpi è perché si vuole battere cassa. I cinesi sono tra i pochi che spendono, sono tanti e fanno gola a tutti. Quindi pioggia di raso elasticizzato, colletti alla coreana e sandali flatform.
Anna non è da meno e quindi ha pensato di rendere omaggio all’ondata di personalità, influencer e attrici cinesi che affollano ormai da anni i red carpet (le varie Bing Bing, Chin Wong etc non le conto più, ormai sono tutte uguali).
Credo a questo punto che quest’anno abbia più senso fare la rassegna al contrario e anziché premiare gli abiti più belli, gli abbinamenti più sensati, le scelte più ammirevoli, sia più divertente buttarla in CACIARA come hanno fatto loro e all’urlo di MA ALLORA VALE TUTTO, cominciare a riderci sopra, a ridere anche e soprattutto della Wintour che dal gotha della moda è temuta come l’Isis in Vaticano ma che quando cerca di imporsi ad una mailing list di un centinaio di personalità tra le più importanti e socialmente influenti del mondo, non conta un cazzo ed empaticamente la trovo più simpatica perché è quello che prova qualsiasi casa di moda quando regala una borsa ad una blogger nella speranza che pubblichi una foto e alla fine non la fa.

Guo Pei Couture

Il più grande WTF della serata ovviamente è stato tutto per la mega frittata di Rihanna: regina di stile, di buone maniere e minimalismo. Nel suo farla fuori dal vaso si è degnata di seguire il tema e la scelta sicuramente non è stata casuale o spontanea. Anna lo sapeva.
L’opulenza del mantello a strascico è straordinaria, la lavorazione è immensa, il peso sarà indicibile. Più la guardavo e più mi chiedevo: “ok ma sotto cos’ha?”.
Morirò con questo dubbio.
Sa assumersi dei rischi la ragazza, bisogna darle merito. Il risultato è tragicomico, i siti di memes ringraziano. Rihanna, per fortuna che ci sei. Voto: 9

Balenciaga

Io Gaga l’apprezzo come cantante. Molto più come cantante che come personaggio.
Personalmente aborro quelle che sentono di dover fare sempre uno statement estetico, un po’ come Lena Dunham. Non dico che dobbiamo essere tutte degli angeli di Victoria, però anche continuare a (tra)vestirsi con look discutibili solo per il gusto di poter dire “sono brutta e me ne vanto” mi sembra quasi peggio di quelle che vanno in giro senza mutande. Insomma Gaga non avrà i lineamenti perfetti ma di certo non è quella donna esteticamente non gradevole che vuole farci credere. E allora perché insistere?
Ad ogni modo il suo look Balenciaga per la serata è certamente a tema. La scelta del copricapo, forse un omaggio alla Statua della Libertà. Il make-up, il solito modo di dire “anche stasera sono cessa”. Voto: 8

Moschino

Madonna avrà il difetto che ci crede troppo, che non molla manco a morire, manco tirarla giù dal palco di forza lei pensa a ritirarsi. Io le voglio bene. Voglio bene a quest’adorabile vecchina con un ego spropositato, una diva che si merita di essere trattata da diva e che gode di tutti i vantaggi collegati al suo status. A lei concedo tutto, a lei perdono tutto. Anche l’eccesso di chirurgia estetica, anche l’ora di ritardo ai concerti, anche una struttura scenica che impedisce di godere dello spettacolo a chi non si può permettere la tribuna. Picchiami, straziami ma io continuerò a consumarmi i polpastrelli sulla tastiera pur di litigarmi l’ultimo biglietto per il concerto su Ticketone.
Ecco quindi che non mi stupisco di vedere che ha un viso più bello del mio che ho 24 anni meno di lei. Non mi stupisco di vederla vestita come una madonna addolorata da Fazio o come un cartello promozionale di Moschino al Met.
A quel Jeremy Scott lì io gli taglierei le mani all’altezza dei polsi pur di non vedere un’altra sfilata a tema “cianfrusaglie” come le ultime ma finché il fatturato va, lasciamolo andare. In Cina son contenti di farvi le vostre cover a forma di patatine del Mac.
L’abito è adorabilmente fuori tema (o forse lo è perché è Made in China?) ma Bitch, I’m Madonna.
Voto: 7

Giles

Solange Knowles è quel fenomeno indie che vive di rendita del suo cognome e di quella splendida scenata muta in ascensore risalente al Met dell’anno scorso. Ci stiamo ancora chiedendo tutti che sarà mai successo tra Solange e Jay Z ma di fatto Beyoncé e marito hanno concluso il tour e nessuno ha saputo più nulla. Quei due non me la raccontano tanto giusta e Beyoncé che se la faceva con Obama sarebbe stato il più bello spin off di Scandal mai pensato ever.
Solange ci crede tantissimo e fa male. Fa proprio male agli occhi. Ma il tema era “vestiti di merda e fai incazzare la Wintour” quindi per una volta non è andata fuori tema. Voto: 7

Givenchy Couture

Beyoncé è un’altra timidona che comincia a farmi una gran tenerezza. Il suo ultimo album è stato tutto un ansimare mezza nuda, come se la cantante più di successo degli ultimi 20 anni avesse ancora bisogno di dimostrare qualcosa. Voleva dimostrarlo a noi o a Jay Z? Da una che canta il femminismo e le gioie della vita da single poi non mi aspetto che faccia video dove si struscia come una gatta in calore su una sedia. Ci sono mille modi per affermare la femminilità per una donna e odio quando viene scelto sempre lo stesso, il corpo. Motivo per il quale questi abiti fatti di nulla mi fanno diventare più moralista bacchettona di una nonna ciellina. Non riesco a considerarlo “solo un abito”. Lo considero un insulto a tutto quello che penso dovrebbe essere una donna. Insieme a Jay Z sembrano un protettore con un escort. Quella coda alta di capelli –spero- posticci poi è stata la ciliegina sulla torta del pessimo gusto. Voto: 3

Atelier Versace

Di Jennifer Lopez ho cercato foto frontali ma non ne ho trovate, il che mi fa pensare che sia stata tutta la serata a farsi fotografare di lato con il suo classico sguardo da smandrappona. 
A Jennifer cosa posso dire? Lei è così. Le mutande non vuole mettersele. Voto: 5


Peter Dundas per Roberto Cavalli

Kim Kardashian ha indossato un Dundas per Cavalli, forse la prima uscita di un abito di Dundas da quando è passato da Pucci a Cavalli (ma se ne era mai andato?).
Come già visto altrove l’abito ricorda moltissimo un Givenchy di qualche anno faindossato da Beyoncé, nonché l’abito di quest’anno indossato da Beyoncé. La colpa non è di Kim, semmai di chi quest’abito l’ha disegnato.
Nulla di nuovo, non esiste essere umano sulla terra ormai che non abbia –già- visto il derriere di Kim Kardashian. La vera novità sarebbe coprirlo.
Voto: 5

Dior Couture

Jennifer Lawrence! C’è ancora! E’ un po’ che non la vedevamo ribaltarsi sui red carpet, no?
La differenza è che l’abito dice poco o nulla. Il brutto di questo accordo con Dior è che in tutto questo tempo che l’hanno vestita ancora non sono riuscita a mettere a fuoco il suo stile. Qual è il suo stile? L’abito confettoso degli Oscar del 2014? L’abito rosso super vamp del 2014? Gli abiti corti? Gli abiti a colonna? Capiamoci, perché a me pare che tutto questo sperimentare abbia portato solo tanta confusione. Lei, poretta, mi pare sempre un pesce fuor d’acqua. Voto: 5

Michael Kors, Ralph Lauren

Kate Hudson e Anne Hathaway sono le nemicheamiche di un capolavoro del cinema degli ultimi anni. Sono state tra le poche a ricordarsi che anche il color oro è tipico delle cineserie.
Tra le due vince a mani basse Kate Hudson non solo perché è più simpatica, ma anche perché Anne è bff di Valentino e non ne approfitta abbastanza.

Valentino, Altuzarra

E a proposito di Valentino e di serie tv: Claire – pazza Carrie – Danes di Homeland e Keri – Elizabeth la russa – Russel di The Americans.
Se non guardate queste due serie non sapete cosa vi perdete, ma soprattutto The Americans che parla della vita di due spie russe nell’America degli anni ’70 fornendo quindi mille spunti di styling più di Pinterest.
La povera Claire ha esagerato con il trucco e l’abito non solo non segue il tema (e vabbhé), ma pure non sembra un Valentino. Peccato mortale. Voto: 5
Keri ha scelto Altuzarra (per me rimane Altazurra) il colore giusto ma l’abito non le rende giustizia. Forse è solo fittato male, sarebbe stato una splendida occasione per esaltare la bellezza raffinata e semplice di colei che è diventata famosa per i suoi riccioli in Felicity. Voto: 6

Giambattista Valli

Allison Williams è una alla quale non darei 10 cent per la strada e poi mi si presenta al braccio di Giambattista Valli al Met.
Lo stesso Giambattista che allunga un abito couture a Lena Dunham.
Lo stesso eh.
Quindi alla fine pensi, dai, c’è speranza. Voto: 9


Penso di non essere stata l’unica a stupirsi quest’anno a vedere quei Prada al Met.
Emily, una delle mie preferite, per me è la migliore della serata: lo stile rigido e impostato di Prada che sempre poco o nulla concede all’effimero mondo dei red carpet, quest’anno è stato perfettamente adatto non solo alla serata ma pure al tema. Un plauso poi alla mia adorata Emily, mio idolo di perfezione assoluta. Voto: 9.5
Ah poi c’è Kerry, quella che ci prova sempre troppo, quella che un po’ basta Olivia Pope, un po’ basta fare i gladiatori, cioè basta dai. Avrei messo delle scarpe arancio corallo che l’ensemble in sé mi pare tutto un po’ eccessivo. Eccesso di tessuto per altro. Voto: 5
Olivia Wilde, la dimostrazione che anche con una forma del viso squadrata si rimane dolcemente femminili. L’abito è un tipico Prada, il tutto mi pare un dejavù di qualcosa di già visto in passerella (soprattutto i guanti) ma non dispiace. Voto: 7

IL GRUPPO DELLE VESTITE DI MERDA CHE HANNO SEGUITO IL TEMA

Chloè Sevigny - J.W. Anderson;  Georgia May Jagger - Gucci;  Maggie Gyllenhaal -  Roland Mouret

Vedi cosa succede a seguire il tema? Mai più Anna, ti prego. Mai più.

IL GRUPPO DELLE BELLISSIME CHE STAREI A CONTEMPLARE PER ORE

Jaime King - Jason Wu per Hugo Boss; Gigi Hadid - DVF

Sono bellissime, ciao.

IL GRUPPO DI QUELLE CHE HANNO FATTO I COMPITI E HANNO VINTO

Sarah Jessica Parker - H&M;  Sienna Miller - Thakoon

Non mi avrete, non mi avrete mai. Io che con i DVD di Sex & The City c’ho fatto l’università e poi c’ho riempito qualche centinaio di serate nei miei primi anni a Milano non mi avrete mai.
Adoro quel telefilm e credo che non esista argomento nella vita di una donna che per il quale io non possa citarvi a memoria una puntata di SATC. Sarah Jessica Parker per me è una brava attrice ma anche una dei migliori personaggi dello showbiz americano che sa giocare con la Moda.
Al Met lei è ancora Carrie, una che sa prendere seriamente la serata ma sa anche divertirsi.
L’abito è un custom H&M che riesce a lanciare riferimenti allo stile asiatico senza esagerare ma il vero capolavoro è il copricapo di Philip Treacy, mastro cappelliere inglese, che riesce a produrre dei semplici capolavori di ingegneria. Per me vince tutto, voto: 10
Sienna, dopo un periodo di malvestitismo immediatamente successivo alla gravidanza è tornata la regina di stile che è sempre stata.

Si sa che io amo i pantaloni nei momenti in cui nessuno se li aspetta (agli Oscar, ai matrimoni, al Met) e infatti trovo la scelta di questo completo deliziosa: attuale, occidentale e con qualche delicato riferimento al tema della serata. Brava Sienna che non sbaglia mai un colpo. Voto: 9

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