venerdì 12 dicembre 2014

Gift Guides 2014: I regali passepartout

Potremmo fare gift guide per sempre perché nonostante tutte le indicazioni del mondo rimarrà sempre quella persona, quell’amica, quel fidanzato dai gusti difficili.
Per non parlare dei papà? Che si regala ai papà? E alla mamma?

La risposta? NON. LO. SO.

Non sarò qui a farvi guide sui migliori set da barba dal sapore vintage, accostando un dentifricio Marvis ad un pennello in setole di cinghiale. Mio papà ha 80 anni, si fa la barba con lo stesso pennello da almeno 10 se non 20 anni. Non indossa profumo. Si mette qualsiasi cravatta che mia madre gli faccia trovare già annodata sul letto.
Il massimo del regalo per lui sarebbe un gilet di cachemire come quello giallo che ha messo per l’intera mia infanzia. Era di Zegna, un cachemire dal filato sottile e un etichetta così vecchia che Zegna nel frattempo ha cambiato logo almeno 8 volte.
Mio padre non legge libri, legge regolarmente Famiglia Cristiana da almeno 35 anni e il Messaggero Veneto che si compra da solo alla domenica dopo la messa. Mio padre ha fatto il carrozziere per tutta la vita e oltre a Famiglia Cristiana l’altra rivista che ha letto di più è stato il “Quattroruote”.  Da quando abbiamo chiuso l’officina e mio fratello non c’è più l’unica cosa che vedo concedersi relativamente al mondo delle auto è il Tg2 Motori alla domenica dopo pranzo. Una specie di tradizione pure per me, quasi al pari dell’albero di Natale.
Non ha bisogno di nulla, non ha particolari gusti culinari. E’ cardiopatico e anche volendo, non potrebbe concedersi la scatoletta di foie gras se non vogliamo poi aspirarglielo via dalle arterie.
Quest’anno ho deciso di regalargli (a lui ma di fatto a tutta la famiglia), un panettone artigianale milanese.
Sono 8 anni che vivo a Milano e ancora non ho mai portato a casa il Vero Panettone di Milano.
Da un veloce sondaggio online pare che il migliore sia quello di Marchesi anche se l’unico panettone fighetto che ho mai assaggiato è stato di Cova, l’anno scorso ad un cocktail aziendale, e sono rimasta stupefatta dalla bontà.

Dall’altra parte c’è mia madre che, almeno per genere, è un po’ più vicina a me perché come detto tante volte, ha fatto la sarta e quindi un certo gusto per la moda, il bello e i vestiti l’ho preso –inevitabilmente- da lei.
Non ha molti vestiti perché dice di non averne bisogno. A causa dei problemi di salute non cammina purtroppo e il massimo di passeggiata che può concedersi è di qualche decina di metri.
Una volta trovato il costume per la piscina per la ginnastica dolce e una gita annuale da Marina Rinaldi nel periodo delle vendite pre saldo, lei è a posto.
Con la mia prima tredicesima, sei anni fa, le ho regalato una borsa a tracolla di Vuitton per il quale mi bullo ancora. Mi aveva sempre detto che sognava una borsa di Louis Vuitton e non sono mai stata così tanto felice di regalargliela.
Quest’anno le regalo il suo profumo di Narciso Rodriguez e una crema antirughe di Chanel, mega acquisti che ho fatto grazie allo sconto in profumeria di un’amica. Solitamente è mio padre che le regala La Crema che poi lei riesca a far durare mesi e mesi in barba a qualsiasi data di scadenza, ma quest’anno l’ho voluta scegliere io. Mi sono fatta scivolare che la crema potrebbe andare bene anche a me e adesso lei la vuole regalare a me. Come non detto.

E’ difficile pensare anche a cosa regalare al fidanzato perché, paradossalmente, sono le persone che si conoscono meglio quelle più difficili da sorprendere.
La cosa che veramente sorprenderebbe me e Diego quest’anno sarebbe una gift card della Easy Jet e di Ryan Air.
Una merenda a Le Pain Quotidien di South Kensington, perché finiamo sempre lì a ripararci dalla pioggia.
Una cena da Bomaki a Milano, perché è il giapponese migliore mai gustato in vita mia ed è sempre difficilissimo prenotare.
Un materasso nuovo per la casa di Milano e per quella di Londra. O meglio, un materasso nuovo per la nostra nuova casa. Per ora solo immaginaria, nel 2015 spero che diventi reale.
So così bene le cose di cui lui ha bisogno (soldi) e lui sa così bene le cose di cui io ho bisogno (soldi) che Natale è solo una scusa per spacchettare qualcosa. Ma le cose che ci servono le compriamo nel resto dell’anno.
Per ora, ci siamo regalati la possibilità di vedere il musical Mamma Mia e lo Schiaccianoci a Londra a gennaio (11 anni di danza e solo l’anno scorso ho visto Il Lago dei Cigni. Di questo passo i grandi classici del balletto finirò di vederli nel 2045). Poi un paio di scarpe di Other Stories e della maglieria.
Siamo gente banale, che volete.

Però in questi mesi mi sono annotata dei regali che possono fare da passepartout.



 Ho già scritto cosa penso di Lucia e colgo l’occasione per augurarle di passare un sereno e tranquillo Natale, sperando che gli interventi al viso siano finiti e che il dolore degli ultimi sia passato. Ciao Lucia, ti voglio bene!
Penso che il libro di Lucia possa essere un ottimo regalo ma non solo a Natale. Sempre.
Non pensate che essendo una storia “negativa” non sia un bel regalo di Natale. La storia di Lucia è tutto tranne che negativa e cupa. Dalle sue parole emerge solo la luce della sua forza, una luce che annienta il buio della cattiveria umana.
E’ un libro che è quasi una cura, regalatelo a chi sta passando un brutto periodo perché nelle parole di Lucia troveranno la forza per uscirne e sentirsi più forti.
Regalatelo a chi sta passando un periodo super felice, perché possa godere della forza di Lucia e porti il suo messaggio ancora a più persone.
E’ un libro per le mamme, per le figlie, per le sorelle, le amiche, i fidanzati, i papà, gli uomini di famiglia.
Da qualche parte ci sono le donne che non hanno il coraggio di denunciare e se ne conoscete una e non avete il coraggio di farla parlare, porgetele questo libro. Può fare poco, può fare nulla, magari invece le fa trovare la forza di accorgersi dei segnali di violenza che sta subendo e andarsene, o cominciare a parlarne.



Conosco Federico da quando scriveva il blog Studio Illegale: un blog che stava al mondo degli studi legali altisonanti come il Diavolo Veste Prada stava a quello della moda.
Nei suoi post metteva a nudo i personaggi che si alternavano nelle sale del potere tra una due diligence e un contratto per una fusione. Mi sono innamorata del suo sguardo satirico sul mondo degli avvocati che ho trovato, per molti versi, simile al mio nei confronti della moda.
A lui è bastato qualche post per farsi notare da una casa editrice (la Marsilio) che gli ha messo una penna tastiera in mano e gli ha fatto scrivere il suo primo, riuscitissimo, romanzo Studio Illegale. Da quel primo romanzo poi è nato il film, con niente meno che quel tuttofare di Fabio Volo ed Ennio Fantastichini che però ha reso solo parzialmente giustizia al libro, come sempre.
Nel giro di poco è uscito lo spin-off di Studio Illegale, La Gente che Sta Bene e di nuovo è stato portato al cinema dall’ottimo Claudio Bisio.
Da poco Baccomo, che pare non stancarsi mai, ha fatto uscire finalmente il suo terzo romanzo, Peep Show.
Non si parla di porno in senso stretto ma analizza la pornografia dei giorni nostri tra La Vita in Diretta, Verissimo, Quarto Grado, Quinta Colonna: su tutti i canali, a tutte le ore e in tutte le fasce orarie. La pornografia di spiare sempre dal buco della serratura di tutti: dal gelato della Madia su Chi, all’omicidio del piccolo Loris, o i giornalisti perennemente appostati davanti alla casa di Sarah Scazzi.
Parla della parabola discendente di un ex concorrente del Grande Fratello che si aggrappa con le unghie e con i denti alla celebrità che gli sta scivolando di mano, quando i camerieri non ti riservano più il tavolo, quando la gente non ti riconosce più per strada, quando puoi solo ambire ad inaugurare un centro commerciale in provincia di Brescia.
Quello di Nicola Presci è un personaggio strano e dalle varie sfumature: spesso, nel corso del libro, ci si ritrova a fare il tifo per lui. Se vi è piaciuto To Rome With Love di Woody Allen non può non piacervi Peep Show che però prende spunto – forse- dall’analisi di Allen e la porta un po’ più in là, per vedere davvero fino a dove un uomo può arrivare.
Peep Show non parla più di avvocati e studi legali ma lo stesso sguardo critico e satirico Baccomo lo applica a noi stessi, noi che accendiamo la tv tutte le sere, noi che cediamo- come ad un guilty pleasure- quando la D’Urso fa litigare la moglie di Funari con la sorella per l’eredità o quando Nina Moric rilascia l’ennesima intervista su Corona o quando ascoltiamo la Satta parlare del colore della pelle di suo figlio. 
Siamo tutti spettatori di un Peep Show.

martedì 9 dicembre 2014

Gift Guides 2014: Home for Christmas

La madre delle Gift Guide è sempre incinta quindi per tutte quelle persone che hanno appena comprato casa, per le mamme, per i papà, per le amiche che si sono sposate, per la mamma del fidanzato, per la sorella del fidanzato, per la zia amorevole, per la collega simpa, per il capo tollerabile. Un’accurata selezione di articoli per la casa interessanti e non banali. Oppure inutili e kitsch. E' il pensiero che conta.

Da qualche tempo io sono in fissa per le tazze. Non me ne rendevo conto ma di fatto il mio armadietto della cucina sta assumendo le proporzioni di una collezione. Prediligo le tazze kitsch e in questo gli inglesi amano distinguersi per questo farei pazzie per una tazza sul matrimonio di Carlo e Diana.

Sull’argomento tazze e teiere le proposte non mancano: per palati raffinati, fricchettoni, kitsch o barocchi.

 Zara Home
Dall'alto, in senso orario:


Goolp
(volendo c'è anche la versione Gucci e Louis Vuitton

Da Goolp quella pazza di Micol non ci lascia mai a digiuno di originalità e propone sempre pezzi che riescono a rendere allegro e insolito anche la più comune teiera.



martedì 2 dicembre 2014

Gift Guides 2014: L'amica che rompe le palle con il running

C’è da chiedersi come fare, di questi tempi, a trovare la motivazione per andare fuori e correre.
Sul mio iPhone ora c’è solo una città più fredda di Milano ed è New York. Perfino a Londra fa più caldo che qua.
Piove, fa freddo, c’è buio dalle 5 e io ho sonno dalle 8 di stamattina. E cioè un quarto d’ora dopo che mi sono svegliata.

Non lo so come si fa ad andare a correre d’inverno. Io stessa sto facendo una fatica incredibile ad andare in palestra e l’unica cosa che mi fa muovere il culo quando esco dall’ufficio e andare verso sinistra (la palestra) anziché verso destra (a casa) è che l’abbonamento A N N U A L E è uno dei svariati motivi per i quali ora ho le pezze al culo.
Per avere la forza, alle 19, di affrontare la pioggia e muovermi verso la palestra devo prendere almeno 5 caffè. Di cui l’ultimo verso le 17, per consentirmi di tenere gli occhi aperti e la mano sul mouse almeno fino alle 18.30.
Vorrei essere una di quelle Highlander che vanno a correre di mattina appena sveglie (come la mia compagna cityrunner Giulia che ancora non ho capito come fa) ma io, pur essendo una morning person, di solito impiego i miei sabati morning arricchendo la colazione di calorie in sovrappiù, guardando le repliche di Beautiful o tenendo il passo con l’ultima puntata di Grey’s Anatomy e Scandal.
Tuttavia non nego che correre di sera, d’inverno, sia possibile.
Impossibile per me, al momento, ma non impossibile in assoluto.
Anzi, se fossi accompagnata sono certa che ci proverei.
Qualche settimana fa c’è stata una sessione di allenamento dei cityrunners che mi ha visto assente a causa dell’incipiente influenza che sono riuscita a schivare grazie a tre giorni di Vicks MediNait, ma alla quale non vedevo l’ora di andare per testare la mia resistenza (e quella dei miei anticorpi) al freddo.
Correndo già da un po’ (più di un anno ormai), ho corso fuori anche a novembre e dicembre (per non parlare degli allenamenti di febbraio al sabato mattina) e posso garantirvi che non è tremendo come sembra. Il nostro corpo è una macchina meravigliosa che, quando sta bene, sa perfettamente come adattarsi ad ogni temperatura e ambiente. Ad agosto il problema principale non era il caldo, ma le zanzare. D’inverno il problema principale non è il freddo. E’ la voglia.
LA VOGLIA.
La voglia di infilarsi le scarpe. Una volta infilate le scarpe io mi sento moralmente obbligata ad uscire. Anche perché altrimenti mi sentirei scema a girare per casa vestita da corsa e con le scarpe da ginnastica quando la mia tenuta domestica sono leggins, felpa e pantofole.
Il freddo non è un problema perché il corpo correndo si scalda e si regola la temperatura da solo.
Per esperienza posso dire che il mio problema non sono le mani ma la testa, o meglio la fronte, che invece sento di dover coprire pena un dolore forte come due elettrodi infilati come Frankenstein.
Quindi qual è il dress code per il freddo?
Con la diligenza di una buona madre di famiglia i miei consigli sono:
Leggins con tasche CON ZIP (perché le aziende si dimenticano di mettere le tasche zippate? PERCHE’? dove dovrei tenerla la roba addosso?)
Maglietta a maniche lunghe in tessuto tecnico traspirante
Felpina opzionale
Giacca in nylon anti umidità (F O N D A M E N T A L E)
Cappello o fascia
Guanti (opzionali)
Mascherina (opzionale)
Guanti
Scarpe.


1_Giacca Climaproof: Indispensabile. L'investimento vale la resa.
2_Maglietta Climaheat: Indispensabile d'inverno. Non crediate che il cotone sia meglio, i tessuti tecnici sono tecnici per un motivo.
3_Felpina: Per i freddolosi.
4_Leggins: Questi non hanno la zip ma sono quelli della divisa ufficiale da cityrunner. Sono tamarri q.b. e ci sono molto affezionata. Quando vedete in giro per Milano un gruppetto di ragazze con questi leggings UN CITYRUNNER E' CON VOI.
5_Scarpe DELLA MADONNA: Finora, le migliori scarpe con cui ho corso. Ho l'appoggio in pronazione e con queste scarpe non ho nemmeno un problema, nè alle ginocchia nè alle dita dei piedi. Dalla regia mi dicono essere "neutre" quindi potrebbero andare bene a tutti.
6_Guanti e cappello: Indispensabili per il freddo. 

Poi le opzioni non mancano: ci sono gilet, ci sono cappucci, maglioncini, tute, cose termiche e altre diavolerie che non conosco e che si mettono solo i pro.
Ma è Natale anche per i runners quindi quale migliore occasione per dire “amica mi hai scassato la minchia tutto l’anno con la differenza tra allunghi e ripetute ma ti voglio bene lo stesso?”

Ecco quindi la mia selezione di gingilli per i runners:


mercoledì 26 novembre 2014

Gift Guides 2014: The New Minimalism

Natale quest’anno per me è una tappa importante verso un 2015 che si prospetta essere, contrariamente ai suoi predecessori anni dispari, un anno di grandi progetti e speranze.
Non vedo l’ora che sia Natale, perché quest’anno grazie al calendario e ai giorni di ferie riuscirò a tornare in ufficio dopo l’epifania e non succedeva dal 2002, ultimo anno di superiori.
Non vedo l’ora che sia Natale perché passerò qualche giorno a casa con i miei genitori e benché sia una festa sempre dolorosa per chi ha perso qualcuno, è vero anche che fare l’albero non è più doloroso come indossare un cilicio.
Non vedo l’ora che sia Natale perché dopo c’è Capodanno e mentre tutti a mezzanotte staranno brindando al 2015 io molto probabilmente sarò in viaggio da Stansted verso Liverpool Street, con la valigia in una mano e la mano di Diego nell’altra.

Un aspetto non trascurabile dell’impazienza che precede il Natale è anche dovuto agli ovvi, meritatissimi, immancabili, imprescindibili R E G A L I.
Io non credo che avrò chissà quale bottino essendo circondata ormai dai debitori ma sono qui per suggerirvi come uscire dall’eterno dilemma di cosa regalare e a chi.

L’AMICA MINIMALISTA

L’amica minimalista se non lavora nella moda, vorrebbe farlo. Se lavora nella moda ha lavorato per Prada (ahem), divulga il vangelo Celine secondo Phoebe Philo e pinna continuamente foto di Victoria Beckham nella board Icons.
L’amica minimalista non ama molto i colori, le piacciono i cappotti dalle linee pulite, ripugna la nail art e la sua tavolozza va dal nude al bordeaux anche se può aver sperimentato il suo picco di stravaganza con un piccolo puntino nero.
E’ color oro perché l’amica minimalista sa che stanno tornando gli anni ’70 infatti ha comprato i jeans a zampa giusto in tempo.
L’amica minimalista sicuramente già conosce gli orologi Daniel Wellington ma ancora non si è ancora decisa a fare il suo primo acquisto.

lunedì 24 novembre 2014

Beauty Post: Come sta andando con il Clarisonic?

Ci siamo lasciati che faceva ancora caldo e bastava un pulloverino sottile di Zara per tenerci al caldo e vi ritrovo una piena del Seveso e 7 giorni di mal di schiena dopo.
Ho avuto molto, moltissimo tempo per lavorare (di base fino alle 22 e la mia cervicale ringrazia), per farmi maschere tutte le sere, per ingrassare grazie alla nuova pillola e per fare shopping online compulsivo (grazie Yoox che hai il reso gratuito altrimenti sarei rovinata).
La mia situazione finanziaria rispetto all’ultimo post non è cambiata e infatti ho ancora bisogno di soldi e forse è il caso che anche io cominci a pubblicizzare il mio Depop che presto aggiornerò con queste-maledette-scarpe.
Tuttavia, la mia situazione brufologica invece è molto cambiata.
Ora da struccata non spavento anche i ladri e ho recuperato le sembianze di un essere umano.
Quello che avevo mostrato in questa foto ovviamente rappresentava solo una parte delle verità avendo, ancora, un briciolo di dignità. Sappiate però che la situazione era talmente grave che il mio capo un giorno ha esordito molto teneramente con un “ma che cos’hai sulla faccia?”.
Come detto diverse volte, soffro di ovaio (micro) policistico che, come in molte sapete, porta ad avere l’acne anche dopo l’adolescenza (se non PEGGIO dell’adolescenza).
Il periodo peggiore di acne è stato proprio nella settimana in cui avevo la visita dal Gine così ho avuto modo di mostrargli chiaramente le condizione della mia pelle.
Una scatola di Diane dopo eccomi qua: pelle tornata normale, appetito che ha raggiunto vette conosciute solo da  Valeria Marini al ritorno dall’Isola dei Famosi e insonnia notturna. MACHECCEFREGA MACHECCEIMPORTA, ho di nuovo un viso adatto ad affrontare la società e almeno tutto questo bottino ormonale tra due scatole avrà fine.

So bene che la Diane è una pillola molto discussa ma, come detto, assumendola sotto stretto controllo medico (l’avevo già presa in passato) mi sento al sicuro e conto presto di tornare a contracettivi orali (molto) più leggeri.
Ora che ho specificato come sono riuscita a “normalizzare” la pelle, fatemi tornare alle caratteristiche del Clarisonic.

A parte la settimana in cui la mia faccia faceva veramente spavento e ho fatto solo taaaaaaante maschere (al momento la mia preferita è questa), ho continuato ad usare il Clarisonic UNA VOLTA A SETTIMANA.
Le zone peggiori per me erano le guance quindi mi sono concentrata sulla mitica “zona a T” che solitamente è più infima per le pelli a tendenza acneica.
Il risultato è stato fantastico proprio dove l’incidenza di pori grossi come crateri è maggiore: il Clarisonic fa le pulizie di primavera della pelle.
La pelle, una volta risciacquata e tamponata con l’asciugamano, è compatta e riflette la luce. Non la riflette perché è lucida come quando passi il dito alla base del naso te lo ritrovi unto come quando infili la mano nel sacchetto delle patatine Pai: è lucida come un’anta della cucina laccata e pulita con il Lysoform Casa.


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