giovedì 7 agosto 2014

Pelle della madonna: How to

Razionale come sono non urlerei al miracolo se non ci fossero davvero le basi per farlo.
Per questo non parlo di trattamenti anticellulite e per questo non me la sento ancora di dire che Bio Oil stia facendo chissà quali grandi cose sulle mie smagliature.
Invece mi sento di parlare tranquillamente del miracolo Kiehl’s.
Voi sapete che sono già fan del brand e che finora ho già largamente endorsato l’uso dell’unico siero notte che valga la pena acquistare e cioè il Midnight Recovery (e anche della crema da giorno Abyssine con SPF 23) quindi quando mi hanno chiesto se volevo approfittare di una consulenza esclusiva con uno specialista Kiehl’s ho accettato subito senza pensarci un attimo.

Partiamo dalla premessa che ho fatto alla consulente: “ho una pelle di merda perché ho l’ovaio policistico quindi per quanto possa mettermi d’impegno non avrò mai la pelle di porcellana”.

Sarà che volevo lavarmi la coscienza, sarà che sono arrivata sudaticcia perché aveva piovuto-ma faceva caldo-ma c’è il sole-ma sta piovendo, mi ero anche presa la briga di schiacciarmi un brufolo mentre ero in ufficio, così, tanto per mostrarmi al meglio delle mie possibilità.
La consulente non si è spaventata per nulla ma mi ha appoggiato una cartina ai lati del naso e sulla fronte (laddove sono unta come una piastra per salamelle fuori dal Forum di Assago) e ho aspettato la conferma di quello che pensavo e cioè “hai una pelle mista, un po’ grassa”. MA DAI.
Ultimamente mi sto struccando con il mio solito BFF Occhi della L’Oreal, l’acqua micellare (la mia amica contrabbandiera che me la importa dalla Francia ha finito le scorte ma mi sto trovando molto bene anche con quella della L’Oreal) e il sapone Dr. Bronner. Tuttavia, sono perfettamente conscia del generale peggioramento della mia pelle (e non era a causa del fondotinta YSL come disse l’estetista cinica ma, ne sono sempre più certa, di un dosaggio ormonale sbagliato nella pillola che sto prendendo e che spero di cambiare presto) e consapevole di non poterci fare sostanzialmente nulla, se non una maschera astringente settimanale.
L’amica consulente Kiehl’s però ha pronunciato quella parolina magica che mi ha ricordato prodotti miracolosi acquistati in passato a New York e mai più rivisti in terra italica. Scema io che non li ho più cercati.
Acido salicilico – MY NEW BFF
La mia nuova routine prevede:



Un goccino, due volte al giorno dopo struccata e un piacevole odore di menta si sprigionerà sul viso.
Deterge, rinfresca e asciuga i brufoli schifosi.
Sul dischetto, dopo il detergente, una passatina sulle zone più martoriate dai brufoli e da me. La sensazione è quella di strofinarsi la faccia sull’argilla, ma bisogna dire che in effetti asciuga l’asciugabile.
Con mia somma incredulità e nonostante i miei grandi occhioni da bambolina sventolati alla consulente, mi sono sentita dire che la mia amata crema Abyssine era sbagliata per me ora, in questo preciso momento storico della mia pelle, esattamente adesso.
E in effetti io non ci avevo mai proprio pensato alla possibilità che una crema con cui mi trovo bene d’inverno non mi vada ugualmente bene anche d’estate. Cioè, mi ritrovo a pensare alle esigenze della pelle per termini un po’ più assoluti (prevenzione rughe, SPF, idratazione normale, protezione da fattori esterni come lo smog) senza pensare a caratteristiche più triviali come la texture o la consistenza sulla base del clima.
E invece, scema me.
Non usavo una crema in gel da quando ancora vivevo con i miei e leggevo Top Girl quindi quando me l’ha proposta mi sono rifiutata all’urlo di “ma mi fa pellicola sulla faccia!” ma la consulente che grazie a dio ne sa più di me mi ha detto “fidati, provala”.

Amiche dal giorno dopo, ripeto DAL GIORNO DOPO:
MAI PIU’ salviette del bagno tamponate sulla faccia alle 11 e alle 17.
MAI PIU’ fronte lucida come l’asfalto della tangenziale ad agosto.
MAI PIU’ naso riflettente come un parafulmine.


martedì 29 luglio 2014

Quanto sarebbe bello se la smettessi di parlare di corsa?

Lo so che alcune di voi lo stanno pensando e posso comprendere il fastidio nei confronti di un argomento che non ci si sente addosso, come una canotta troppo stretta o una gonna troppo larga.
La verità è che non ho intenzione di smettere di parlare di corsa, così come non ho intenzione di parlare solo di quello.
Negli ultimi mesi sono cambiate diverse cose nella mia vita e non tutte facili da affrontare.
Ho cambiato casa, lavoro, colleghi, abitudini e sono passata da una convivenza felice ad un pendolarismo infelice.
Mi sono allontanata da tutti, amiche comprese, perché sono così, quando sto male non mi va di farlo pesare a nessuno e non mi va di aspettarmi qualcosa da qualcuno anche se, inevitabilmente, accade.
Mi sono concentrata sul nuovo lavoro, non senza perdere qualche colpo.
Mi sono concentrata – di più- sulla corsa, non perché volessi mettermi alla prova dal punto di vista sportivo ma solo perché ho percepito la necessità di scappare da qualcosa, di correre via dai pensieri, di affaticarmi per addormentarmi senza quel brusio mentale costante.

Tuttavia vedo che nonostante gli allenamenti con i cityrunners siano conclusi per la pausa estiva (ma riprenderanno puntuali come il primo giorno di scuola a settembre), io sto continuando a correre.
Che sia intorno al Sempione schivando venditori di rose e zanzare o sul tappeto della palestra come un criceto in gabbia, sto continuando a correre.
Continuo a correre ignorando il dolore al metatarso che non se ne va, nonostante i plantari (che ho tolto perché mi hanno convinta essere inutili), nonostante l’afa estiva che diventa talvolta insopportabile.
Continuo a correre senza darmi obiettivi sulla distanza -i 10 km non li faccio da un po’- ma puntando sulla qualità, sui 5 km di “riscaldamento” e poi su una bella e sfiancante seduta in sala attrezzi, o come diavolo si chiama quella parte di palestra frequentata, solitamente, solo da uomini.
Continuo a correre anche nelle afose serate estive, I mean, anche in quelle poche serate afose visto che siamo in un LUGLEMBRE inoltrato.
Riesco a dosare la forza, la fatica e il fiato al punto che negli ultimi 100 metri riesco addirittura ad azzardare delle volate: volate sul mio traguardo immaginario (dietro quell’albero – dopo quel lampione – quando la voce guida mi dice YOU’VE REACHED YOUR GOAL – sotto il gonfiabile dell’arrivo in Arena Civica) dopo le quali vorrei esultare come Bolt dopo i 100 metri ma finisco sempre con il trattenermi e a rantolare appoggiata ad un muretto.


giovedì 24 luglio 2014

Cazzofaccio Sardegna del Sud

Dopo Parigi, New York e l’Algarve è giunta l’ora di appoggiare il mio piedino anche in quel della Sardegna! 
Purtroppo è inevitabile che nella mia mentalità grande quanto una moneta da 10 cent quando penso alla Sardegna penso immediatamente a Briatore e alla Ventura e infatti riconosco che il mio ragazzo c’ha messo non poco per convincermi che in Sardegna C’E’ anche un alternativa al Billionaire.
Mettici che arrivare a prenotare le ferie a giugno di certo non amplia le possibilità di scelta, mettici che spendere centinaia di euro ogni mese per andare a Londra non aiuta il budget vacanze, mettici che quest’anno la 14esima (e ringraziamo dio di avercela ancora) è un po’ più magra del solito avendo appena cambiato lavoro, il budget e il poco tempo a disposizione mi hanno convinta. 

In effetti negli anni ho sentito più volte parlare di una zona della Sardegna “più selvaggia” e “meno turistica” della solita vita smeralda, ma mi sono sempre rifiutata di credere che in Italia, ad agosto, esista effettivamente una zona “selvaggia” e "poco turistica" perché siamo pur sempre il popolo del Grande Esodo.
Forse quella parte di Sardegna i sardi amano tenerla nascosta, avendo già messo grandemente a disposizione del mondo la Costa Smeralda, e vogliono tenersi un angolino di pace senza paparazzi e vetrine blasonate. 
Avete ragioni amici sardi, avete tutta la mia comprensione. 

Però io vengo a passarci due settimane e non vedo l’ora di cambiare idea sulla Sardegna. 
Quindi, sarde all’ascolto, considerando che ho un B&B dalle parti di Iglesias, ridente cittadina dedicata al celeberrimo Enrique (I can be your hero baby), l’automobile a disposizione e pure chi è disposto a guidarla (sperando che non vada contromano perché ormai troppo piegato alle usanze britanniche), quali sono i posti che mi consigliate di visitare?
Spiagge dimenticate da dio e dai turisti, ristoranti (soprattutto ristoranti), cose da fare, cose da vedere, Isole di San Pietro, gitarelle, cibi tipici, cibi atipici, pascoli, colline, montagne, formaggi, marmellate, purceddu, ristoranti, bar, gelaterie, trattorie, osterie, parchi naturali, itinerari… Ditemi ogni cosa. E se non volete svelare il vostro segreto ai quattro venti --> mandatemi una mail a lazitella@matiseivista.com

Nel frattempo, preparo le valigie:



venerdì 18 luglio 2014

Cosa indossare per una cena alla Casa Bianca? La couture week fall 2014

Sapete che posso sfuggire più o meno a tutti gli appuntamenti (ciao red carpet di Cannes!) ma non all’haute couture. E non è solo per i numerosi endorsement ricevuti dalle mie amiche (che a dirla tutta mi fanno commuovere, credo che nemmeno mia madre spenderebbe così tante belle parole su di me) ma anche perché credo che se ormai più o meno tutti abbiano un opinione sui red carpet e su cosa indossare ai matrimoni, forse non tutti ancora sanno di quale immensa meraviglia si mette in scena 2 volte all’anno in quel di Parigi. Una fashion week che più magnifica non si riesce ad immaginare e che non riesco, giuro, ad immaginarmi in nessun’altra città del mondo, per quanto Dolce & Gabbana ci stiano provando (Taormina, Venezia, Capri… bongi bongi bo bo bo).
Quindi, tiriamo fuori dall’armadio uno dei tutù della Connie e infiliamoci dei guanti di seta perché per parlare di queste meraviglie non potremmo indossare altro.



Armani Privé è come il running (e ti pareva che non la mettevo pure qua ‘sta corsa maledetta?): noioso, ma nel lungo periodo non si può che apprezzarlo.
Sarà che sto invecchiando però dai, io e la mia amica delle medie Olivia Palermo ci vedremmo benissimo con uno di quei soprabiti, anche sopra un paio di jeans.
E poi rosso, un-amore-che-non-posso-ho-comprato-un-gatto-bianco, e puffy fur che voi chiamerete ridicole ma io le trovo favolose.


martedì 3 giugno 2014

Only the pazzi: Run 5.30 e We Own The Night 2014

Ci vuole del bel coraggio per andare a correre alle 5.30 di mattina in un giorno feriale. Spiegarlo alle persone che mi circondano, da mia madre ai miei colleghi, dal fidanzato ai compagni di palestra è sempre un po’ difficile perché, anche se loro non se lo immaginano, io glielo vedo quello sguardo da “ma tu hai qualche problema”.
E tu vaglielo a spiegare che trovo molto più normale alzarmi alle 4.30 per andare a correre che abbandonare il divano all’una di notte per uscire a bere un inutile drink sui navigli.
Non trovo strano alzarmi prima dell’alba per correre nel mezzo del centro storico di Milano deserto e anzi, trovo sinceramente ottuso chi non capisce quanto sia liberatorio e soddisfacente un esperienza del genere.
Correre alle 5.30 di mattina (di un giorno feriale, è bene sottolinearlo perché a farlo di sabato o di domenica son capaci tutti) è una di quelle cose che gli americani metterebbero nella “bucket list”: l’elenco delle cose da fare prima di morire.
Come posso spiegare una mattinata così elettrizzante, così euforica: un gruppo di persone che fino a 3 mesi fa manco si conosceva e adesso si ritrova alle 5 di mattina davanti ai Giardini di Palestro a ridere e a prendersi per il culo l’un l’altro perché “oh io dopo ho una riunione” “non sono mai stata in centro a quest’ora struccata” “ma che cazzo stiamo facendo” “quello là ha fatto il dritto”.

Facce da cityrunners: Francesca, Gaetano, Tania, io, Giulia, Daniela, Rossana e Mirko

Per chi corre da un po’ fare 5 km è abbastanza agevole: direi che è quasi una distanza che si riesce a completare senza nemmeno attivare i dolori da infortuni che tutti, e dico tutti, noi cityrunners stiamo sperimentando. La mia home di Facebook ormai è un proliferare di aggiornamenti da ortopedia insieme agli immancabili Runtastic e Runkeeper: c’è chi corre alla mattina (tipo Giulia l’Highlander), chi corre la sera come Mirko, chi sale centinaia di scale come quel folle di Cristiano e c’è chi corre come me che giro intorno ad Isola come un criceto sulla ruota esultando tutte le volte che mantengo un passo sotto i 6 minuti/km.

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