martedì 8 ottobre 2013

Di come ti chiudo le fashion week della PE 14

Fino a che non finisce la Paris Fashion Week trovo che sia un po' inutile fare bilanci, tirare le somme e pensare che siano finiti i giochi. 
I giochi partono in sordina con le centordicimila proposte di New York, proseguono quatti quatti a Londra, marciano a passo spedito a Milano e chiudono con il botto a Parigi.
E che botto quest'anno.

La sfilata di Marc Jacobs per Louis Vuitton è stata da brivido, ho rasentato le lacrime per l'intera durata dello show e ho atteso pazientemente come tutti l'annuncio ufficiale del suo addio, per quanto fosse già chiaro, palese e cristallino, che quella in corso fosse la sua ultima passerella francese. Vedere insieme tutte le più grandiose opere delle ultime stagioni (la fontana dell'AI 10, gli ascensori dell'AI 11, il carosello della PE 12, l'orologio della stazione dell'AI 12, le scale mobili della PE 13, il corridoio dell'hotel dell'AI 13) dipinte di un funereo nero simboleggiava chiaramente un ultimo show fatto per ricordare a tutti i meravigliosi spettacoli del passato.
Il contratto di Marc sarebbe stato in scadenza tra qualche mese e da tempo si ventilava l'ipotesi che non sarebbe stato rinnovato: non per mancati meriti professionali (e vorrei vedere), ma per dedicarsi più intensamente alla quotazione in borsa del brand che porta il suo stesso nome e del quale il suo attuale “boss”, Bernard Arnault (LVMH), detiene un terzo delle quote. E' un peccato, un grandissimo peccato, perché Marc Jacobs che fa Marc Jacobs non è interessante quanto Marc Jacobs che fa Louis Vuitton. Ma gli americani lui c'hanno: l'unica stella a splendere nel panorama dell'offerta creativa nazionale è solo Mister Marc e farlo quotare significherebbe creare un vero e proprio impero.
Sarò limitata nel mio provincialismo ma qua in Italia (che non siamo proprio gli ultimi stronzi quanto a passerelle) di Marc Jacobs non ce ne facciamo molto, non ha lo stesso appeal che ha su New York dove impazziscono per qualsiasi pennina a rossetto con scritto sopra “Marc”. 
Ha omaggiato le sue muse e le showgirl di Parigi (con quei copricapo piumati) il tutto in una collezione che poco o nulla sembra una primavera estate. 


Il resto della Parigi da ricordare è certamente Valentino, Vionnet, (Chanel no, 90 uscite e molta noia), Saint Laurent, Celine, Christian Dior, Rochas, Valli.

Andando molto velocemente possiamo dire che:
_CELINE


Può permettersi un po' tutto ormai, essendo la golden girl del momento. Dopo le Birkenstock con il pelo si vede che l'asticella dell'ugly chic a tutti i costi è stata spostata ancora un po' più in là. L'unico lato positivo del successo del brand per chi come me non si può permettere una sua borsa è che Zara sta copiando molto bene questo stile finalmente minimale e scevro di borchie. La PE 14 però non mi ha fatto strappare i capelli e non vorrei che si continuasse su questa strada.


_CHRISTIAN DIOR


Il meglio di questa sfilata sono stati gli accostamenti cromatici  (arancio+lilla, verde+rosa pallido, azzurro+verde+bianco)), i tagli asimmetrici e il tripudio di gonne silver del trenino finale. Una goduria per gli occhi.

_GIAMBATTISTA VALLI


Valli notoriamente usa pochi colori, finora ha sempre prediletto il rosso abbinato ad altri colori-non-colori (bianco e nero). Questa volta dal cilindro ha tirato fuori dei volumi spettacolari e degli abiti tridimensionali decorati da violette del pensiero. Volere tutto, come filosofia di vita.

_LANVIN


Non credo ci sia altro da aggiungere.

_ROCHAS


“Marco se n'è andato e non ritorna più...” Salutiamolo così Marco Zanini che lascia Rochas per andare dalla Schiaparelli di Della Valle (DIEGO TI PREGO non facciamo cavolate eh). Ci lascia con una collezione tutta da ricordare e, soprattutto, con una massima di saggezza che dovremmo tutti tatuarci sempre “Nobody comes to Paris to see another white cotton t-shirt”. [Incredibile come marchi più o meno inaspettati riescano a sparare fuori cose che sono nei miei sogni da anni e dovevano solo essere messe in passerella].

_VIONNET


Alzi la mano chi sapeva che fosse la Goga a disegnare Vionnet. Perché che l'avesse comprato lo sapevo, ma che si mettesse lì con la matita a disegnare giuro che non ne avevo veramente idea. Il risultato è qualcosa di ovviamente molto “facile”, molto commerciale e perfettamente vendibile. Si vede che non ha un background di alta sartoria e forse non sa manco attaccarsi un bottone da sola. Eppure non è un male vedere qualcosa di semplice e sofisticato allo stesso tempo. Forse, di applicazioni ne è pieno il mondo. Forse, creare qualcosa di elegante senza essere dark, volgare, grunge, funky e innovativi a tutti i costi è ancora possibile.
L'importante è non sostare a lungo nella mediocrità.

_SAINT LAURENT


Non troverete in me una fan del re-grunge ora in atto. C'ho provato, come sono caduta in molte mode sono caduta anche in questa. Ho provato la camicia di flanella a quadrettoni ma non ce l'ho fatta. Non sono uscita nemmeno dal camerino. Con questa collezione sprofondiamo nel baratro del disgusto. Tubini monospalla di pailettes come se ne vedono a manciate in Paolo Sarpi. Giacchine di pelle. Ma dai. Tailleur maschili e nude look. 
L'eredità di un colosso della moda sempre più defraudata, come in pochi altri brand s'è visto fare. 

_VALENTINO


Non c'è nulla che quei due non possano fare. Nulla.
Perfino una collezione come questa, tutta in coccodrillo e calzari di pelle. Bizantina senza risultare eccessiva. 
Un deciso cambiamento dopo stagioni di solid colors (certi blu e certi rossi che CIAO) e pizzo.
Cosa farei poi, per avere quel cerchietto.

Sulle ovvie passerelle di Milano tutti hanno un opinione quindi vi risparmio la mia, vediamo qualche outsider:
_FENDI


Lagerfeld da alla millefoglie tutto un altro appeal.
Da Fendi riescono a tenere incredibilmente a bada l'estro tamarro di Karl Lagerfeld che porta in passerella qualcosa di finalmente mirabile tra tagli e accostamenti di colori.
Per la donna ladylike c'è di che rifarsi gli occhi e il guardaroba, per me c'è solo da prendere appunti (gonna midi+top boxy SUBITO).

_FAUSTO PUGLISI


L'uomo dietro le recenti e discutibili passerelle di Ungaro, l'uomo dietro ai completini da cheerleader di Madonna, il golden boy della fashion week milanese mostra uno dei pregi della moda italiana: se a Parigi non si va per vedere solo un'altra t-shirt, a Milano vieni per comprartela la t-shirt. Perché noi italiani badiamo alla sostanza, facciamo cose belle e che si riesce a vendere. Non montiamo il Circo Togni per vendere quattro rossetti (Galliano, scusa). 
La parte azzurra di collezione mi ricorda quella dello Dello Russo per H&M e, nonostante questo, non mi ferma dal volerla.

_TOD'S


The big comeback of Alessandra Facchinetti!
Dopo l'infelice esordio da Valentino (volendo togliere gli anni da Gucci) e una fase di transizione da Uniqueness, marchio purtroppo semisconosciuto di Pinko, eccola alla sua prima missione importante: cercare di scollare i gommini da Tod's e Tod's dai gommini. Dopotutto se Gucci è riuscito a scollarsi dal mondo dell'ippica e Louis Vuitton da quello della valigeria non può essere questa una missione impossibile.
Il risultato è una collezione che sembra ancora un side project del brand e non un tuffo nel business del RTW come speravo. La pelle trattata come tessuto e il tessuto come bla bla bla. Si vede che le idee ci sono ma sono come tenute ancora a freno. Diego dai carta bianca alla signorina, vedrai che ripulita al marchio che ci diamo.

_SPORTMAX


Altro che Celine, io vorrei vestirmi tutti i giorni solo da Sportmax.
Pezzi facili, femminili, non banali e che strizzano l'occhio alle tendenze senza esserne schiavi.
Un brand che vive troppo di rendita della galassia Max Mara e che andrebbe spinto come ben pochi altri del panorama italiano. Il mondo DEVE SAPERE!
In wishlist: un rosa che non ci faccia apparire sciupate bambine cresciute dentro gli abiti della comunione e stampa mega-dots per quando vogliamo fare le funky-yeah.

Procedendo a ritroso nel tempo c'è la super sintetica fashion week di Londra che vede come principale esponente:

_BURBERRY


Pizzo e cachemire, cachemire e pizzo. 
NON. DESIDERO. INDOSSARE. ALTRO.
Pezzi facili, colori polverosi. E' primavera, sembra che Christopher Bailey sia uno dei pochi che ancora se lo sia tenuto a mente mentre preparava la collezione.
Di certo con questa collezione non si sono fatti passi avanti nell'eleganza mondiale, ma anche scoprire l'acqua calda di tanto in tanto male non fa.

Infine la fashion week di New York cominciata quando ancora faceva caldo, oltre un mese fa.
_J. CREW


J.Crew è quello che tutte noi vorremmo indossare se fossimo tutte alte, magre e americane. 
Solitamente mi faccio portare dagli Stati Uniti i cataloghi di J.Crew perché sono meglio di un abbonamento annuale a Glamour: editoriali fantastici, capelli sempre-e-dico-sempre da copiare, abbinamenti superlativi.
E' una catena di abbigliamento “ripulita” (gli anni 90 di J.Crew sono una specie di Ralph Lauren cheap) che grazie alla direzione creativa di Jenna Lyons è diventata un vero e proprio luogo di culto per chi vuole essere alla moda senza spendere sempre una sassata. Certo, per essere una catena il prezzo non è come Zara, ma nemmeno Zara è più ZARA (non so se mi capite).  L'elemento base dello stile J.Crew è un sapiente mix&match: elementi che presi singolarmente sembrano accozzaglie ma che poi visti insieme creano look che sembrano venuti fuori dalle riviste.
Colori accesi! Stampe lamè! Gioielli vistosi! Stampe animalier! Messe così sembro pazza, ma poi giuro che no.

_OSCAR DE LA RENTA


La Cara Vecchia Moda per il Sud degli Stati Uniti.
Non so nemmeno se sia così, ma la sensazione è che le signore dei Tea Party, le signore texane, le signorine tutte casa-chiesa si strapperebbero le vesti per questi completini bon ton. Il genere di stile che la signora Obama potrebbe indossare ad un ricevimento. 
Ciò non significa che anche noi non ci meritiamo un paio di quegli abiti.

_DELPOZO


Chi è questo Delpozo dio mio e dov'è stato fino adesso???
E' un brand spagnolo back on the market solo da un anno sotto la direzione creativa di Joseph Font.
Mai sentito, né uno né l'altro. La stampa americana non mi sembra ancora entusiasta come me, ma da quelle parti se non metti almeno dei jeans in passerella non ti considerano uno di loro. Delpozo, amico mio, lascia stare New York e porta la baracca a Parigi.

_VICTORIA, VICTORIA BECKHAM


Uscire dal tunnel degli abiti superaderenti non è facile per Victoria ma ce la sta facendo e noi siamo qua a dirle BRAVA VIC! Alcuni, addirittura, ricordano Bottega Veneta mentre la microstampa kaleidoscopio strizza l'occhio al J.Crew di cui sopra ma va bhè, mica si può essere del tutto originali. Poi un giorno ce la faremo a trovare un filo logico tra le uscite, magari lo stesso giorno che riusciremo a trovarlo anche nelle 90 uscite di Chanel.


SHARE:

29 commenti

  1. Concordo su tutto! Specialmente sulla noia di Chanel. Non finiva più e mi ha lasciato con un boh.
    Quanto è adorabile il vestitino azzurro matlassè della Beckham?

    RispondiElimina
  2. Mi hai fatto sognare!! Brava brava

    RispondiElimina
  3. Pensavo di essere l'unica a credere che le collezioni Chanel fossero noiose e, soprattutto, senza un filo - unico - logico. Adesso mi sento meno in colpa.
    Ottimo post, bravissima!

    RispondiElimina
  4. Lode alla Zitella! Bellissima carrellata... e finalmente qualcuno che dia il giusto merito a quel tamarrone di Fausto!

    RispondiElimina
  5. SportMax è un po' come il figlio di mezzo che nessuno si caga..Inspiegabilmente.

    RispondiElimina
  6. Grazie Zit per questa review scritta come si deve, non se ne può più di "sapientemente tagliato" e di "palette", recensioni tutte uguali e tutte da vomito. Ciò detto, non riesco a dimenticare che Puglisi è quello che ha disegnato l'abito della farfallina di Belen.

    RispondiElimina
  7. Brava...sei la migliore fashionblogger sulla piazza!

    RispondiElimina
  8. Adoro quando mi rendi un minimo competente con questi excursus.

    RispondiElimina
  9. Del pozo tutta la vita! Mi ha attratto subito.

    RispondiElimina
  10. mi sono appassionata a DelPozo pochi mesi fa, ma da quel momento seguo sempre le sue collezioni. Abiti tridimensionali ma portabili! Una meraviglia. È bello vedere che inizia ad essere notato, merita perchè si vede che c'è un pensiero sartoriale dietro ogni capo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ps certi capi, per l'uso dei volumi, ricordano azzedine alaia.

      Elimina
  11. Mi sono innamorata del terzo abito di Oscar de la Renta. Sarà per il fatto che vivo in Florida? ^_^
    Eppoi voglio TUTTO di Burberry.
    Devo assolutamente vincere la lotteria.

    RispondiElimina
  12. SAINT LAURENT. Saint Laurent, Saint Laurent! HEDI TI AMO SPOSAMI. Io invece lo adoro questo grunge, ma ho preferito la FW13 di Saint Laurent a questa nuova collezione. Anche la campagna la adoro anche se sinceramente sono un po' stufa di Cara e delle sue cavolo di sopracciglia.

    Burberry vabbeh ormai si sa che sono sempre il top, il massimo della LFW anche per quanto riguarda lo spettacolo che é la sfilata, non solo per la collezione in sé. Per il resto: ho amato Fendi, io che (da animalista) di solito li odio per quell'orrida capacitá di mettere pelliccia ovunque, pure sulle orecchie. Ma questa sfilata é stata una meraviglia! Altri che ho adorato: Lanvin, Giambattista, Victoria Beckham, Vionnet, Balmain, McQueen (come sempre), Stella (come sempre pure lei) Jason Wu, Balenciaga e Dior.

    LV non mi ha fatto ne caldo ne freddo cosí come Chanel.

    Chi invece mi ha deluso: Céline, anche se so che quella collezione sará OVUNQUE fra qualche mese, e Valentino che é sempre uguale.

    Bel post!!

    RispondiElimina
  13. La tua parola per me è più autorevole delle pagine di Vogue!
    Anch'io vestirei sempre Sportmax!

    RispondiElimina
  14. Noia Zit! Quindi sei diventata ufficialmente fashion blogger?
    Guarda che noi ti leggevamo per i tuoi commentini acidi, mica per tutte queste nozioni da "addetti ai lavori".

    RispondiElimina
  15. Che sogno! voglio un vestito di Oscar De La Renta ORA.

    RispondiElimina
  16. Goga non solo disegna, ma colora, taglia e incolla, come alla scuola materna.
    Hai ragione, Zara, da quando in Bangladesh hanno deciso di avere dei diritti come lavoratori, non è più la stessa.

    Io i Valentini li ami sempre di più.

    RispondiElimina
  17. Zit, ti conosco da quasi un anno e ogni giorno da allora hai un po' riempito le mie giornate.Quando ti ho scoperta (mi pare di aver digitato che Bianca Balti è cessa quando ride..e poi ho trovato la stessa frase in un tuo post! <3 E lì fu amore per sempre) ho letto TUTTO il tuo blog in tipo 2 gg e da allora ti seguo sempre. Ieri poi mi è venuta la necessità improvvisa di andare a scorrere dei vecchi post. Ma alcuni li hai cancellati? :-( Perchè non sono riuscita a trovare quelli tipo sulla Pertica ecc..scusa l'invadenza ma non sono riuscita a visualizzarli e mi chiedevo se magari per ''pulizia'' o altro li avevi tolti..Detto questo, io ti stimo tantissimo Zit e ti ringrazio per questo splendido blog.

    RispondiElimina
  18. LE uniche recensioni di sfilate che leggo sono le tue perchè vengono da una che ne sa,che è appassionata e che ce lo spiega anche a noi poveri mortali...quindi grazie Zit per questo riassunto,ci vorrebbe una applicazione"Zit"per quando vado a fare shopping che mi consigli cosa assolutamente prendere e cosa no e come abbinare i vari capi!!!!Zit forever!!!

    RispondiElimina
  19. ma Del Pozo non è quello che disegna i vestiti da sposa Pronovias?

    RispondiElimina
  20. beh, è la prima volta che arrivo in fondo a un editoriale sulle sfilate leggendo tutto senza annoiarmi a morte ma anzi con un bel paio di risate. Non amo le sfilate e men che meno tutto il chiacchiericcio che c'è intorno, non me ne sono davvero mai interessata ma A TE ti ho letto volentieri. E ci sono addirittura cose che mi piacciono! Tipo i gonnelloni di Oscar della Renta, J.Crew che seguo da un po' e mi piac sempre di più (uh, ho una gonnella paillettata proprio simile a quella lì), Victoria Beckam (omg?!?), ma pure Valentino bizantino e quel cerchietto..... e Vionnet, Rochas..

    RispondiElimina
  21. Buonasera, Zit
    Mi dispiace, ma le ragazze coi copricapi piumati sembrano tanti zombie e le piume, più che alle soubrette parigine, mi fanno pensare alla maledizione di Montezuma....
    Menzione di (dis)onore per Celine, per i capi incomprensibili e per le modelle più rospe del reame.
    Lucilla

    RispondiElimina
  22. Ciao Zit, ma Sportmax è Max Mara, cosa c'entra il buon Marzotto (Vionnet)?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai ragione, ho scritto Marzotto ma intendevo il gruppo Max Mara.
      Ad ogni modo credo che Vionnet sia di proprietà di lady Goga ora e che Matteo Marzotto ne sia fuori (ma non ne sono certa, non è che sia proprio aggiornatissima sui movimenti di CdA)!

      Elimina
  23. Viva Lanvin e saint laurent!

    Mi farebbe piacere conoscere cosa ne pensi del mio blog:

    www.agoprime.com

    RispondiElimina

Condividi

Blogger Template Created by pipdig