mercoledì 27 marzo 2019

Adesso che ho partorito posso dire che del parto non sapevo nulla

E’ difficile parlare di questi ultimi mesi senza cadere nel cliché del già sentito.
Non posso nemmeno negare però che mi sia cambiata la vita. Figuriamoci ammettere che effettivamente mi ritrovo in molti (moltissimi) luoghi comuni materni.
Eppure fin dall’inizio della gravidanza, all’urlo del “YOU ALL LIED BITCHES” ho sempre provato un certo “scollamento” tra quelle che erano le mie aspettative (dettate dal sentito dire) e quello che invece era il mio vissuto.
Adesso, che sentito dire e vissuto stanno combaciando, pare che abbia completato la mia metamorfosi da cinica crisalide a materna farfalla.
Ho raccontato, cercando di rimanere il più neutra possibile, il giorno o meglio i giorni del parto su Instagram ma mi ero promessa di lasciare una prova tangibile scritta (quanto si potrà considerare tangibile internet?) di quei due terribili giorni per scongiurare il rischio così popolare del “tanto poi si dimentica tutto”.
Ho cominciato questo post circa 2 mesi fa e dopo aver riflettuto ulteriormente a voce alta sulle Storie ho deciso che sì, una testimonianza scritta del parto va lasciata. Per tutte quelle che se lo dimenticano perché è stato traumatico e per tutte quelle che non hanno il coraggio di aprire il cassetto dei ricordi di quel giorno ma anche per dire a quelle che l’hanno vissuto splendidamente che non è esattamente per tutte così e non ci deve essere omertà nel riconoscerlo.
Io non voglio dimenticare nemmeno per sbaglio.
E non perché voglia rinfacciarlo a qualcuno prima o poi, nemmeno all’ostetrica presente in sala parto quel giorno (avrà sempre un posto speciale, lo so io dove), ma perché voglio davvero evitare di perdere nella memoria per qualsivoglia ragione anche solo un minuto di quei 2 interminabili giorni.
Sì, due giorni. Giunta alla fine del nono mese (cioè del decimo perché sono sempre 40 settimane) praticamente sui gomiti, con delle dolorosissime emorroidi (mai, mai, mai più metterò per scontato il mio ano, lo giuro), piena di aria come un pallone aerostatico al punto da emettere peti senza nemmeno rendermene conto, mi sono illusa che “la questione parto” fosse qualcosa da sopportare UN giorno.
Adesso che ho partorito posso dire davvero che del parto non sapevo veramente nulla.
Il corso pre-parto, come la società tutta a dire il vero, si concentra quasi esclusivamente su quello che accade dal punto di vista medico. Si parla di dilatazione, lacerazione, episiotomia, collo dell’utero, pavimento pelvico, contrazioni. Ma non si parla dei vari tipi di parto, dei metodi d’induzione, dell’ossitocina, dell’epidurale, dannata epidurale.

Ricapitolando, le acque mi si sono rotte il 16 ottobre. Fagiolino è nato il 18 ottobre.
Tutto quello nel mezzo è stato per me il parto.
Come sapranno quelle che hanno fatto il corso pre-parto, la rottura delle acque non comporta l’inizio immediato delle contrazioni. Non è nemmeno un momento doloroso: stavo dormendo e ho cominciato a sentirmi un po’ strana vicino alla coscia. Mi sono alzata e dal bagno ho avvisato Diego che “mi sa che mi si sono rotte le acque. Forse”.
Naturalmente è stato impossibile riaddormentarmi e anzi, mi sono alzata per andare a controllare sul mio personale manuale della gravidanza (Cosa aspettarsi quando si aspetta) se effettivamente era l’inizio della fine. Ricordavo che le perdite dovevano essere di un colore (rosato) ma non di un altro (scure, verdastre) ma non ricordavo quale.
La mattina mi sono fatta poi una doccia, ho aspettato un orario decente per chiamare la gine alla quale ho timidamente detto di avere delle perdite (così, stando sul generico, non volevo allarmare nessuno) e lei mi ha confermato di andare con calma in ospedale in mattinata. Alle 11 siamo andati quindi al Pronto Soccorso (l’ansia di dire al microfono dell’accettazione “mi si sono rotte le acque”) e dopo aver monitorato il battito in una delle sale parto (“ah, quindi è così una sala parto?”) ero ufficialmente ricoverata.

Quel monitoraggio in sala parto avrebbe dovuto suonarmi un po’ come un avvertimento perché c’erano un paio di donne che stavano partorendo nelle sale attigue e le loro urla mi hanno fatto compagnia mentre mi somministravano la flebo di antibiotico. Quei versi animali erano terrorizzanti anche alle vergini orecchie maschili. Erano urla di dolore disperato, suoni fortissimi e selvaggi . Io, nella mia stanzetta con i miei occhioni grandi spalancati continuavo a cercare la rassicurazione delle infermiere: “ma queste povere donne… non hanno l’epidurale forse?”
Ricoverata in camera mi confermano quindi che, non essendo partite le contrazioni, mi avrebbero “indotto” il travaglio.
Indurre il parto, che roba meravigliosa ho pensato. Quindi io posso starmene passiva che arrivi questo momento, ci pensa la medicina, la scienza, il progresso!
Indurre il travaglio ha significato quindi inserire un gel a base di ormoni in vagina per 3 volte, a distanza di 10-12 ore ogni volta. Alla seconda dose, il mercoledì mattina, sono partite le contrazioni ogni 10 minuti, fino alle 20 quando mi ammettono in sala parto con un rassicurante “da qua non esci senza il bambino”.

Le contrazioni del mercoledì quindi hanno pennellato la mia giornata come saette dolorose all’altezza del basso ventre, proprio nella piega tra il pancione e il pube.
Erano scosse elettriche e l’immagine che ne avevo nella mia testa era quella di IT con una sega circolare che cercava di tagliarmi in due. Ma se in questa fase la sessione di meditazione fatta allo Studio Bianco mi ha aiutato parecchio, per quella successiva in sala parto, non c’è stato santo in calendario che avrebbe potuto salvarmi.  Alle 8 di sera, al terzo gel, ormai la voce la stavo usando solo per chiedere ripetutamente l’epidurale.
L’anestesista quindi arriva e mentre mi infila l’ago nella schiena io ingenuamente penso “dai, è finita, da adesso è tutta discesa”.

SPOILER: NO.


via GIPHY


L’effetto del primo “bolo” dura circa un’oretta: 60 minuti bellissimi nei quali mi è parso di stare in sella ad un unicorno mentre folleggiavamo su un arcobaleno.
Peccato che i dolori ricominciano, quindi invoco di nuovo la presenza dell’anestesista che mi dice “adesso te la metto in infusione così poi sei a posto”. Non ho ovviamente capito cosa andava farneticando, ho solo visto però che da quel momento in poi avevo il boccione attaccato con un dosaggio fisso di ml/ora. Sarà il suo essere rassicurante, sarà la mia ignoranza ma io credevo davvero di essere al sicuro ormai. Invece la dilatazione era ancora scarsa, l’ossitocina in flebo doveva ancora fare effetto.
L’ossitocina, per quanto ne sapevo al momento, è l’ormone dell’amore, quello che si sprigiona quando si guarda negli occhi il proprio figlio, quello che viene prodotto al momento del contatto con il bimbo durante l’allattamento al seno.
NON SAPEVO che avesse un ruolo da protagonista nei parti indotti, favorendo le contrazioni dell’utero durante il travaglio. Anzi, producendo le contrazioni necessarie per arrivare a dilatazione completa. Crea quindi delle contrazioni non naturali, direi “sintetiche” e per questo più dolorose.
Passano quindi diverse ore e arriviamo a dilatazione completa alle 3 di notte. A quel punto l’ostetrica mi dice “ok, sei a 10”.  Io e Diego ci guardiamo “ok, fatta, adesso basta, due spinte e via”.

SPOILER: NO.
L’ostetrica, da che se ne andava in giro per il reparto, comincia a stare fissa con noi, si becca tutta la nostra playlist on repeat (Delivery Fagiolino su Spotify, un capolavoro di musica sconclusionata) e non mi dice nulla. Manco di spingere. Quella cosa magica del “sento che devo spingere” da me non è stata detta, credo perché le mie contrazioni fossero falsate dall’ossitocina. Però noto che il dosaggio dell’anestesia viene abbassato. Praticamente azzerato.
Non dico nulla, non lo so perché.
Inizialmente credevo di essermi sbagliata, poi, sapendo com’è andata ho capito che invece il dosaggio è stato ridotto apposta.

Le contrazioni, bene. Eravamo rimasti a IT con una sega circolare nella piega tra la pancia e il pube, no? Ecco, nella fase successiva invece mi sento di descriverlo come uno stivale tipo carro armato schiacciato sulla vescica piena.

“MI STA FACENDO ESPLODERE LA VESCICAAAAAA” “PERCHE’ STA SCHIACCIANDO COSI TANTOOOO”

Infine, l’ultimo dolore prima dello spartiacque, è stato un dolore fortissimo e pungente sulle ossa del bacino, dalla parte destra: “ma cosa staaaa facendooooo perché mi fa maleee liiiiiiii” ma ricevevo solo risposte retoriche “sta scendendo, si sta muovendo”.
Adesso, a mente fredda mi sento di dire che questi dolori non erano N U L L A al confronto di quello che venne dopo. Bhè, nulla no, però diciamo che la mia concezione del dolore è stata molto ridimensionata successivamente.
Preferivo rimanere in piedi, mi ritrovavo più libera di muovermi, per quanto una contrazione ogni 3 minuti consenta di farlo. Tuttavia nel giro di poco l’ostetrica mi dice di mettermi a letto, nella classica posizione semi sdraiata, con i piedi appoggiati sopra i gambali.
Mi disse che era per favorire l’uscita, che così avremmo fatto “prima” e lì per lì, di nuovo, non me la sono sentita di ribattere. Dopotutto che ne so io di come si partorisce, lo saprà meglio lei di me.

SPOILER: NO.

via GIPHY

Mi sono messa nella posizione a mio parere PEGGIORE per partorire, cioè accovacciata, come se fossi seduta su una toilette alla turca. Era il festival delle emorroidi nonché il dolore più atroce che avessi mai provato.
Ogni 3 minuti arrivava una contrazione, ogni contrazione durava 45 secondi e aveva 3 spinte.
Questo, per circa 3 ore.

T R E  O R E.

Posso dire che sono state le ore più terribili della mia vita? Penso di sì e lasciatemi che becchi un uomo che prova a farmi mansplaining del parto (4 giorni prima di partorire a cena da amici un uomo mi ha detto “sono solo dei dolori mestruali più forti”) che me lo mangio con tutta la testa.
Non avevo più epidurale e non sapevo dove tirare fuori la forza: mi sentivo come un mulo che tira l’aratro in un campo senza vedere mai la fine. Per quanto l’assenza dell’epidurale servisse a favorire un parto “naturale” (ma che cazzo vuol dire naturale ma porca miseria siamo nel 2019 non dovrebbe essere LEGALE provare un dolore del genere, dovrebbe essere garantito come diritto fondamentale dell’uomo donna quello di non essere costrette a provare una tale sofferenza per poter mettere al mondo la vita. Il fine ultimo del processo del parto non dovrebbe glorificare il martirio che lo precede santificandolo, semmai bisognerebbe mettere a disposizione di tutte il fottuto progresso scientifico che può farci passare un mal di testa in 3 minuti PERCHE’ NESSUNO SI SOGNEREBBE DI FARSI TOGLIERE UN DENTE SENZA ANESTESIA MENTRE INVECE IO DEVO SPINGERE FUORI DAL MIO CORPO UN ESSERE UMANO SENZA FARMACI) io non sentivo alcuno stimolo a spingere, semmai seguiva l’onda della tifoseria lì presente che mi diceva in continuazione “BRAVISSIMA, BRAVISSIMA!”.

La sala parto ormai era affollatissima: ero l’unica rimasta delle sale parto ancora in travaglio e avevo con me tutte le ostetriche, il medico di guardia e la puericultrice. Ad ogni contrazione mi alzavano di peso una per braccia e una per gamba e mi appoggiavano su una piattaforma sotto il livello del letto e al termine delle 3 spinte mi rialzavano di peso per riappoggiarmi al letto, come un sacco di patate. Ero dilaniata dal dolore, sentivo solo “bravissima” e “vedo la testa” ma questa testa non usciva mai…. Diego mi ha poi detto che cominciava ad essere preoccupato perché vedeva le facce delle ostetriche che si guardavano tra di loro e il medico era stato chiamato per usare la ventosa se proprio io non ce l'avrei fatta.

FINO A QUANDO ESCE LA TESTA.

Non ho guardato, io ho fatto tutte le spinte a occhi chiusi urlando, anche io, come le donne che mi hanno preceduta, tutte le vocali.. DIDIDIDIDIDIDIDI (che poi dididididi cosa stessi invocando non lo so mica).
Il dolore della testa che esce non è effettivo dolore ma è uno strappo tremendo che brucia come il fuoco freddo: la sensazione è quella di quando da piccoli ti prendono la pelle del polso e te la torcono un po’ in un senso e un po’ nell’altro. E’ un dolore che brucia immediato, istantaneo come un fiammifero che si accende.
E’ stato un dolore che mi ha lasciata atterrita: ero da una parte sbigottita da quello che stavo provando (non può essere umano tutto questo) e dall’altro sollevata perché avevo finalmente scollinato.
Non ho abbassato lo sguardo, non ho visto nulla di quello che succedeva là sotto. Sono stati secondi infiniti perché doveva uscire ancora il corpo ma io non avevo letteralmente più forza oltre che non sentivo assolutamente più nulla. Il dolore era così grande e così pervasivo che non percepivo più “l’onda” della contrazione. Mi sentivo come se fossi svenuta a terra, pestata a sangue di botte mentre dall’altra parte delle mie gambe mi dicevano “ancora una spinta e poi basta”.
Con un filo di voce chiedo quindi che mi dicano quando arriva la contrazione in modo tale da spingere e in effetti quell’ultima spinta è scivolata fuori da me come una lacrima inconsapevole.

Era fuori. Finalmente era fuori.
Dalla mia vagina al mio petto è stato un secondo velocissimo.
Volevo piangere per congratularmi con me stessa di avercela fatta ma non riuscivo a muovermi, a pensare.
Il nostro primo incontro lo ricordo in bianco e nero, non so se perché effettivamente ci fosse poca luce ma distinguo bene nella memoria la silhouette della sua testa –allungata- al punto che subito ho chiesto “perché ha la testa così ovale?”.
Lui mi guarda, io lo guardo, non ricordo se uno dei due stesse piangendo. Non sapevo nemmeno cosa stavo facendo ma non appena sono tornata in me mi sono girata verso destra e ho dichiarato a Diego “QUESTO E’ L’ULTIMO”.
In qualche modo mi sbottonano la camicia da notte, in qualche modo mi obbligano ad attaccarlo e dopo essersi accertati che “UEEEE GUARDA COME SI ATTACCA BENE, BON A POSTO VIA” me lo portano via, insieme al marito che intanto aveva tagliato il cordone.

“Ancora una spinta”
COSA?
“Basta poco che tanto è viscida”. Con la forza necessaria per soffiarsi il naso concludo quell’ultimo (?) compito e penso che forse è finita.
Ancora non mi sembra possibile essere ancora viva, avere la forza di respirare. Il mio unico desiderio era quello di chiudere le gambe ma non era ancora finita, servivano I PUNTI.
Mentre il medico minimizzava e io lo incalzavo per sapere quanti fossero (“me lo dica per favore perché ho detto a mio marito: ogni punto un carato”) cercavo di fare mente locale, che ore sono? Ah le 5.30, ma dov’è Diego, che i miei due uomini ricompaiono, stropicciati e sporchi e con deliziosi cappellini in testa.

Ci lasciano quindi da soli in sala parto: non me ne rendo conto perché è come se non fossimo mai scesi dal Tagadà. Il mondo continua a muoversi intorno a noi e noi stiamo faticando a mantenere l’equilibrio. Fino ad un minuto prima ero in apnea nel dolore e adesso sono qua, con mio figlio in braccio.
Mio figlio: devo abituarmi a queste due paroline.
Posso dire di essermi innamorata in quell’istante? No. Però ho visto subito quanto era bello. Quanto sei bello amore mio, così bianco e così biondo. Rimaniamo imbambolati su questa creatura di cui ascoltiamo il vagito come il più bello dei concerti.
Mi riportano quindi in camera sulla sedia a rotelle ma raggiungere il letto sembra una missione impossibile. Il Frugolo è sempre lì con noi, l’obiettivo è quello di “far partire l’allattamento” il prima e meglio possibile.
Ma non si potrebbe prima riposare? Non dormo da due giorni.

SPOILER: NO.
Montata lattea, capezzoli, colostro… è tutto un bailamme di donne che mi gravitano intorno. Io voglio solo dormire, non riesco a stare seduta o sdraiata. Mi fanno male le ossa, quelle proprio sulle quali ci si appoggia per sedersi. Solo per raggiungere il bagno rischio di cadere a terra dalla fatica, ho i sudori freddi e l’esperienza della prima pipì è alquanto particolare perché sembra più un film di Tarantino che una puntatina al bagno. 
Voglio solo dormire ma è pieno giorno, sono adrenalinica, affamata e distrutta. Ancora non riesco a pensare al fatto che “sono mamma”. Guardo quell’esserino biondo che dorme, mi dico che è bellissimo, che il nasino è mio, che è venuto proprio bene.
Quei primi giorni e quelle prime notti sono tremende e bellissime nello stesso tempo: avrei voluto qualcuno che me lo tenesse per riposare almeno qualche ora, ma pure sentivo di voler allattare come una missione personale.  Sono io che produco l’alimento migliore del mondo, io sono fondamentale, io non posso riposare. Mi guardo il seno gonfiarsi, inturgidirsi mentre i capezzoli vengono travolti dalla forza bruta di quest’esserino che sembra aver capito come dovrebbe funzionare ben prima di me.
Dopo 6 giorni veniamo dimessi e comincia la nostra avventura a casa.

Ora che di mesi ne sono passati 5, posso dire che sono innamorata di questo Fagiolino profumato come non penso di essere mai stata innamorata di nessuno in vita mia.
E’ incredibile ed estremamente stancante e non è per niente facile.
“Ti verrà naturale” dicevano tutti ed in parte posso confermare che è vero, tuttavia ci sono così tante cose da sapere per ogni fase che hai sempre la sensazione di essere 3 passi dietro gli altri. Se prima il 95% della tua giornata è occupato dall’allattamento a richiesta, non appena pensi di averci capito qualcosa è già grande e ricominci da capo.  Mi sono incaponita con l’allattamento al seno fino al 3° mese: dopo il noleggio del tiralatte, la consulente dell’allattamento e qualche ave maria ho deciso di piegarmi al buon Mellin.
Si soffre molto anche per l’allattamento: in ospedale la pressione è tanta per farti allattare ma mai quanto quella nella mia testa. Sapendo di essere la cuoca del miglior cibo al mondo per il mio bambino mi sono sforzata più che ho potuto per cercare di essere “abbastanza”.
Ma non ero mai “abbastanza”: non cresceva abbastanza, non mangiava abbastanza e io non dormivo abbastanza.
L’allattamento a richiesta è forse l’ennesima Grande Fatica che viene messa per scontata a noi neo mamme. Essere aiutate è fondamentale e io mi ero anche trovata delle puericultrici che venissero a casa ma di fatto a parte un paio di volte a spiegarmi come lavarlo e cambiarlo non le ho più chiamate. Il seno è solo della madre (purtroppo) e questo da una parte ti fa sentire Wonder Woman (onnipotente perché unica) ma dall’altra è anche tremendamente stancante essere l’unica responsabile del suo nutrimento.
In 5 mesi non ho MAI dormito quando dorme lui, nemmeno ora che la routine si è fatta più regolare. Se dormissi quando dorme lui allora dovrei anche mangiare quando mangia lui e fare le lavatrici quando le fa lui, lavarmi quando si lava lui, leggere uno dei cento libri di puericultura quando anche lui legge. Adesso capisco l’iperreattività delle madri: l’ottimizzazione del tempo diviene fondamentale con un bimbo.

Si è preso la bocca mani piedi a due mesi e mezzo e mentre lo portavo su e giù da pronto soccorso e pediatra mi sentivo come quella mamma in Working Mums che urla all’orso per farlo scappare.

Forse è vero, il corpo ha memoria e vedo che il seno è tornato quasi alla sua misura di un tempo (quella delle susine) anche se inevitabilmente capisco ora quando dicono “mi vedo il seno svuotato”. Tra le varie missioni che sento di avere poi c’è quella della perdita del peso: ho preso credo più di 25 kg in gravidanza (non si vedeva, lo so) e me ne rimangono ancora 9 da buttare giù.
Ci tengo molto a recuperare la forma di un tempo non esclusivamente per una questione estetica, ma anche per una questione psicologica.
Per oltre un anno il corpo di una donna diventa altro: diventa nido, cura, nutrimento e tormento. Siamo l’universo che crea e ospita la vita. E quando diventiamo mamme, siamo ancora legate da una catena invisibile che è essa stessa croce e delizia. Viviamo per lo sguardo innamorato di quell’involtino profumato di cacca e latte ma allo stesso tempo ne siamo ostaggi perché ne siamo le uniche responsabili. Viviamo costantemente insieme per 24 ore, siamo le persone più esperte sulla faccia della terra per ciò che riguarda i suoi bisogni e le sue abitudini e allontanarsi significa essere consapevoli di lasciarlo a qualcuno che inevitabilmente farà del suo meglio, ma non sarà mai come noi.
Forse a causa del fatto che per recuperare qualche ora di libertà ho dovuto trovare una baby sitter e non ho potuto sfruttare la carta nonni, questo primo distacco è stato così tanto vivisezionato nella mia mente.

E’ vero, it takes a village e la solitudine delle mamme con le carrozzine è vera e non va sottovalutata. Ci sono giorni che non parlo se non con Fagiolino e mio marito arriva alle 20 ed è pure stanco e vuole stare per i cazzi propri. Si passeggia ogni giorno ma si vedono sempre le stesse zone ed è come vivere costantemente in “Ricomincio da Capo”.
Una volta che diventi mamma e se sei un pochino femminista ti sale davvero il crimine a pensare a certe cose. Pensi che hai solo 4 mesi di maternità pagata (ok, c’è chi non ce l’ha nemmeno), pensi ai mariti che non aiutano, pensi ai nonni che stanno lontani o che non si sporcano le mani, pensi all’ingiustizia del sistema che ti forza ad allattare (ma anche a tornare al lavoro al 4° mese) e a essere un robot di cure personali performante al 150% pur senza ricaricare mai le pile. 
Non ho mai pianto in questi mesi (tranne forse la prima volta che gli ho fatto i lavaggi nasali e credevo stesse soffocando) ma dentro di me c’è ancora una donna che vuole piangere per l’ingiustizia di tutto quel dolore provato in sala parto e di tutta quella stanchezza che mi porto dietro dalla notte in cui mi si sono rotte le acque. Il pediatra, i vaccini, lo svezzamento, la scelta del nido: è tutto un sistema che carica solamente sulle spalle delle mamme.
Ok, ci saranno anche i mariti collaborativi (se insistentemente stimolato anche il mio lo è) ma di fatto quello che ho visto negli ambulatori, nei nidi, nei negozi sono sempre e solo mamme.
Certo la ricompensa è enorme, il sorriso che mio figlio ha quando io compaio nella stanza è impagabile ma ci sono momenti in cui davvero mi chiedo: è quindi così che vive Wonder Woman?

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29 commenti

  1. ciao Lucia,
    io sono al quinto mese e aspettavo questo tuo post. Ti avevo già scritto su IG che in qualche modo mi stavi "salvando" la gravidanza, perché nei tuoi racconti ritrovo il mio stato d'animo, e questo mi aiuta a non cedere ai sensi di colpa che fanno capolino non appena qualcuno mi dice critico "ti immaginavo più felice".
    Riguardo al parto, posso solo sperare che il mio duri di meno. 48 ore sono veramente illegali. Sei stata molto coraggiosa a raccontarcelo.Grazie

    PS: anche quando l'avevi scritto l'altra volta, ero rimasta perplessa perché non mi tornavano i conti: i mesi non hanno 4 settimane. Se accumuli e 2 o 3 giorni che "avanzano" da 28 a 30-31 giorni/mese, ogni 3 mesi accantoni 1 settimana, che diventano 3 alla fine. quindi in effetti sono 9 mesi (anche perché le prime due settimane di fatto sono le mestruazioni e l'ovulazione).


    Simona

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  2. Mi hai commosso. Bellissimo post.Io ho fatto due cesarei, che non sono il massimo, ma comunque non si avvicinano neanche lontanamente alla tua esperienza. Per il resto, ti abbraccio e condivido. Chiara

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  3. Io non so se sarò mai mamma ma ti ringrazio per quello che stai facendo. Non solo per questo post ma per tutto quello che hai raccontato in questi mesi e ancora stai raccontando. E' molto bello e importante, per tutte noi. Fagiolino è proprio fortunato ad avere una mamma bella ed intelligente <3
    Vale

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  4. a me sembra sempre assurdo il fatto che il parto venga presentato come una cosa bella e buona. Se ci raccontassero di una specie aliena che partorisce altri alieni in mezzo a dolori allucinanti e da un buco minuscolo penseremmo che sono dei barbari. E' naturale, OK, ma sono naturali anche i terremoti e la peste bubbonica. Naturale non e' sinonimo di buono. Io non ho mai partorito e sinceramente non credo che lo faro'. Grazie per questo racconto onesto e dettagliato. Mi rompono tutti le scatole con questo "e quando lo fai un bambino", ma nessuno puo' fare la gravidanza e il parto al posto mio, e io sinceramente non ho la forza di affrontare una cosa del genere. Un abbraccio

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  5. Bentornata, è sempre un piacere leggerti. Scrivi molto bene e sei sempre molto coinvolgente, buona vita a te a al tuo bellissimo fagiolino!
    ps: ti hanno già segnalato che non funziona il link a Instagram? La pagina sembra rimossa...

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  6. "pensi all’ingiustizia del sistema che ti forza ad allattare (ma anche a tornare al lavoro al 4° mese) e a essere un robot di cure personali performante al 150% pur senza ricaricare mai le pile". DA VOLANTINARE FUORI DAL PARLAMENTO E DAI CORSI PREPARTO. Gabriele ha sette mesi, e io sono tornata a lavoro. sono andata ad un sopralluogo in cantiere la mattina che avevo dormito forse tre ore (ehi, ciao coliche da svezzamento, nessuno mi aveva detto della vostra esistenza, e ci ho messo un mese a capire che esistevate!!) (pregando di non sfracellarmi da nessuna parte), il cliente non sa che ho un bimbo piccolo e quando ho declinato il terzo invito di seguito a pranzo con il team avrei avuto tanta voglia di dire "eh sa devo correre a casa ad allattare sennò muoio di sensi di colpa e la babysitter a fine mese guadagna più di me" invece di un generico "mi scuso ho già un impegno facciamo prossima volta"! la questione allattamento poi... non saprei neanche da dove cominciare per quanto questo tema andrebbe radicalmente rivisto nella sua narrativa e per il carico psicologico che ha per le mamme...
    ti stimo sempre di più in ogni caso!!
    maria

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  7. Ciao Lucia, che dirti?!?! Ho un frugoletto di due mesi ed è la cosa più bella che mi sia mai capitata...ma nessuno ti prepara al cambiamento immenso della tua vita!!! Il parto...il mio è stato quasi identico al tuo, tranne x il fatto che non mi hanno fatto l’epidurale...2 giorni di contrazioni e 3 ore di spinte...un dolore allucinante !!! Per non parlare dell’allattamento...bello si..ma all’inizio nessuno ti dice e prepara che allattare, almeno nel primo mese, è molto doloroso... argomento papà...ci sono a volte, ma non riescono mai a capire la fatica che fa la mamma, il cambiamento sociale che si attua xche hai una vita che dipende unicamente da te!!!adesso sono felice se riesco ad andare a fare la spesa da sola per un’ora, ovviamente tenendo sotto controllo sempre cellulare e orologio, o fare la passeggiata con il cane!!! Con questo non voglio scoraggiare nessuno...i bimbi sono meravigliosi, ma ragazze non date niente per scontato, non è una passeggiata...è una bellissima camminata in salita!!

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  8. Dovrei partorire fra 15 giorni (dopo i famosi 10 mesi ��) forse non avrei dovuto leggerlo! Due giorni credo siano illegali. Incrocio le dita

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  9. Ciao Lucia, io ho fatto 15 ore di travaglio con 3 epidurali e 2 cateteri, due ore di spinte, che sono state la parte più shoccante! Poi per condire il tutto, mia figlia è stata una settimana in terapia intensiva perché si era bevuta il meconio.. non parlatemi mai più di un secondo figlio!! VomunCom amo Amelia sopra ogni cosa ❤️❤️❤️

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  10. Sono una libera professionista, ho lavorato fino alla sera prima di partorire e subito dopo il rientro dall'ospedale. L'ospedale dove ho partorito non prende nemmeno in considerazione l'allattamento artificiale e, nonostante il latte quasi inesistente, mi costringevano ad allattare unicamente al seno. La mia bambina adesso ha tre anni e non credo di essere riuscita ancora a ricaricare le pile : (
    Alessia

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  11. quanto mi ci rivedo in questo post! La nascita del mio primo figlio, 4 anni fa, è stata indotta, io, da maniaca del controllo pensavo 'Fighissimo, mi mettono il gel e in men che non si dica l'avrò tra le braccia'...ecco non è andata proprio così dopo gel e ossitocina partono dolori devastanti che no, non si dimenticano, ed io che chiedevo l'epidurale urlando di notte per i corridoi dell'ospedale che manco l'esorcista ma l'epidurale non potevano farmela perché se no le contrazioni si fermavano. Una volta finalmente dilatata arrivo in sala parto ma il piccolo non vuole nascere quindi quindi optano per episiotomia e ventosa con frugoletto che viene subito portato in neonatologia ed io che passo quelle 2h con le gambe aperte tremanti a farmi cucire...morale della favola per il successivo mese non riesco neanche a sedermi decentemente e ancora ricordo le parole di mio padre quando mi disse che mi stavo lamentando troppo 'pensa a chi fa il cesareo'
    un anno fa ho partorito la seconda, questa volta con epidurale non è stata una passeggiata, perché non lo è, ma è andata molto meglio. (io sono sempre pro-cesareo comunque...ahahahah)
    per l'allattamento devo dire che sono stata fortunata, non ho mai avuto problemi di ragadi o altro altrimenti col cavolo che allattavo;-)
    un bacione a te e al piccolo fagiolino

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  12. Lucia, io ho fatto il cesareo e quindi non ho vissuto il travaglio ma garantisco che il post intervento non è una passeggiata. Per me però la cosa più tremenda è stata l'allattamento...non avevo latte e in ospedale mi guardavano con sospetto e mi dicevano "una donna su 2000 non ha latte" e intanto mio figlio scendeva di peso e io piangevo e avessi potuto strizzarmi il seno per far uscire qualcosa lo avrei fatto. Come dici giustamente tu ti senti che stai fallendo subito il tuo primo compito da madre! E nessuno, mi spiace nessuno (se non un'altra madre) nemmeno tuo marito capisce niente di ciò che stai provando. In più gli ormoni non aiutano e io ricordo come un incubo quei primi giorni e anche quelle notti perchè mio marito lavora anche di notte, sola sola sola sola.....comunque confermo il peso è tutto sulla madre, un tempo aveva tutta una famiglia intorno e ora invece è sola in modo innaturale. E quel che è peggio è rassegnata ad esserlo.

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  13. Ok ho finito di leggerlo...bellissimo articolo. Io ho due gemelli di quasi 5 mesi...ci sono giornate in cui sono esausta (quasi sempre), e anche il mio compagno...noi siamo 2 e loro sono sempre 2 ...ho i miei genitori che mi aiutano tutti i gg per fortuna, ma lo stesso non riposo praticamente mai. L'allattamento per me è un rapporto di amore e odio...lasciamo perdere...la devono smettere di spingere così tanto con l'allattamento al seno, nella testa di una neo mamma scattano sensi di colpa incredibili oltre a forti disagi. Ma poi si potrà avere sempre le tette di fuori??? Manco fossimo in una tribù indigena! Come sempre mi sono ritrovata molto in quello che hai scritto, non ho vissuto il parto, quindi davvero complimenti a te e a tutte le mamme che hanno partorito "naturalmente" . Cmq anche il taglio cesareo non è una passeggiata..io me lo aspettavo meglio., mentre per un mese circa i punti si facevano sentire ero quasi gobba perché raddrizzare la schiena voleva dire tirare la pancia...e i punti...cmq anche questa è passata.. un abbraccio a tutte ��

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  14. federica longo27 marzo 2019 15:33

    Mentre leggevo ridevo e piangevo contemporaneamente. Hai scritto questo post così bene, in maniera così "naturale", che dovrebbero pubblicarlo in tutti consultori e in tutti gli studi dei ginecologi. Io sono mamma di una bimba di 6 nata con cesareo dopo che mi era stato- inutilmente- indotto il parto. A parte dunque questo particolare ( che tanto piccolo non è ) mi sento di condividere in pieno. Il senso di stanchezza che non ti abbandona MAI ( neanche ora ), unitamente al senso di responsabilità che è SOLO TUO, perchè padri, nonni, puericultrici NON SONO e non SARANNO MAI te, al senso di inadeguatezza, al senso di colpa ( ti senti in colpa se non lo allatti, se vai in palestra, se parli al tel con un'amica, se ti lavi i capelli o semplicemente se vuoi stare sdraiata a guardare il soffitto per cavoli tuoi), quelli non te li spiega nessuno. Anzi, contribuiscono a crearli. E nessuno ti dice che non passeranno MAI, mentre i nostri pur affettuosissimi e presentissimi mariti da tutto ciò non sono manco letteralmente sfiorati. Benvenuta! P.S. In ogni caso NE VALE SEMPRE LA PENA. Federica

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  15. Cara zit questo post arriva diretto come un pugno e direi finalmente qualcuno che non dice che il dolore del parto si dimentica. Io sono mamma adottiva da cinque mesi quindi condivido solo l'ultima parte del post e ci arrivo con una fatica diversa non derivante dal parto ma da tutto il nostro percorso e condivido la solitudine delle mamme a volte in pieno. Per il resto come ti scrivevo su ig il bimbo è meraviglioso e ti assomiglia e ti ha regalato una luce e una tenerezza nuove...ancora congratulazioni!

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  16. Quando sento o leggo racconti di parti come il tuo, sono sincera, ringrazio mia figlia per essere rimasta podalica fino alla fine. Non credo sia giusto soffrire così tanto, e il post cesareo è stato sì doloroso ma non più di un post parto, credo. Quanto al "dopo" è proprio come lo racconti tu, terribile e dolcissimo allo stesso tempo. Però poi va sempre meglio.

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  17. Grazie Zit, nella rete mancano i "Racconti di vita vera" come li fai tu.
    Non ti avevo ancora fatto le congratulazioni per la nascita e per il coraggio, la forza e la grinta che ci vogliono.
    Io non ho ancora capito cosa vuole da noi donne questa società, ma ti assicuro che cinque minuti consecutivi a ripetere "mavaffanc*lo" alla mattina aiutano (indistintamente a tutti, non è che devi avere per forza un destinatario preciso).
    Nel mio caso io li indirizzo in blocco alla delicatezza della mia famiglia acquisita, che apprezza e loda la mia abnegazione nel sapermi reinventare ogni due anni per seguire il loro pargolo che cambia Nazione come io i calzini, ma che ogni volta che mi vedono ci tengono (TUTTI, compresa l'ultima parente mai vista) a chiedermi: "EALLORAILNIPOTINO???" come se io potessi materializzarlo dalle mie mani, assieme alle palline di pastafrolla per i biscotti. (E come se la cosa dipendesse solo da me. Ogni volta che dico: "Chieda a suo figlio!" partono roboanti sguardi da mucca che vede passare il treno.)

    Ripeti con me "mavaff...!!!".

    Ti abbraccio e ti auguro tutto il meglio.
    Anche di iniziare non solo a dire ad alta voce le cose che desideri, ma pure a fare di conseguenza: del tipo "Amore, io esco, ci vediamo tra due ore, tanto sai come si fa". Fosse solo per uscire a prendere una boccata d'aria, andare a piangere da un'amica, andare a comprare una sciarpa.
    Baci, ti si vuol bene.

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  18. Io da ostetrica e da donna non so davvero cosa scrivere. Ti lascio il mio numero di telefono: 320 2676571. Leggo tanta sofferenza, rabbia, frustrazione, aspettative disattese. Avrei duecento domande da farti per analizzare ogni passaggio con te e forse anche con chi ha commentato. Ma non è il luogo. Se vuoi, io ci sono: per rielaborare la vostra nascita e dare un nome alle cose che sono accadute.

    Una cosa però voglio dire. Fate domande, sempre: ai corsi preparto, in ospedale, durante una visita in gravidanza, in consultorio, CHIEDETE! Perché noi professionisti non possiamo (né dobbiamo,perché non è utile farlo!) passarvi il contenuto di anni di studio, né possiamo sapere cosa sia importante sapere per OGNUNO di VOI (siete tutte diverse =) ). Quindi CHIEDETE! Sempre! Lavorando con le donne ho capito che questo è l'unico modo per dire il giusto (né troppo, né troppo poco) e appianare la linea tra le aspettative e la realtà.

    Buona giornata a tutt*!

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    1. Buongiorno Roberta,

      noi chiediamo. chiediamo sempre.
      Ma, senza generalizzare eh, molto spesso ostetriche e personale medico e paramedico rispondono liquidandoci con "hanno partorito tutte" o "è così da secoli."

      Esticazzi.
      Secoli fa si moriva di peste nera, nell'800 i denti te li cavavano senza anestesia, eppure ora le cose sono cambiate no?!?
      Eccetto per il parto.
      Quello no.
      Li devi crepare di dolore perché è "naturale".

      Sticazzi 2.

      Io sono stata fortunata perché la mia ginecologa era d'accordo con me sul cesareo programmato (10 minuti in sala, un monumento le farei!), ma l'ostetrica mi ha accusata (davanti a mio marito) di non essere "abbastanza donna" per affrontare un parto "naturale".
      Mi ha persino invitata a non frequentare il corso pre-parto per non spaventare le altre ( la prima lezione ho pronunciato la parola "episiotomia").

      Il mio decorso post-chirurgico è stato buono, non una passeggiata per carità, ma rispetto alla puerpera del letto vicina che ha avuto un'emorragia post-partum e che ho sentito urlare per quasi 48 ore...direi decisamente migliore!

      Come giustamente dice lei, e come dice la stessa Lucia, ognuna di noi ha le sue idee e convinzioni sul parto.
      Noi chiediamo ma voi non trattateci in maniera standard, non fateci sentire "nel mucchio", non diteci più "si è sempre fatto così, partorirai anche tu".

      Valorizzateci. Valorizzate il nostro dolore.
      Non lasciateci li sole né durante né dopo.
      In UK c'è una sorta di puericultrice a domicilio che ti dà un mano nei primi gg. di vita del pargolo (perché ti dimettono subito), in maniera molto pratica.
      Ecco, io ho chiesto come si cambiava un pannolino (lo so che per voi ostetriche è una domanda idiota ma io non sapevo davvero come fare!) e la risposta è stata una fragorosa risata.

      Vi prego, anche no.

      Grazie per l'attenzione e buon lavoro.

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  19. sottoscrivo ogni tua parola ed ogni tuo pensiero, il racconto del tuo parto sembra il mio, se non per il fatto che ho travagliato completamente da sola e senza nemmeno un'epidurale... l'ostetrica era oberata di lavoro e non voleva disturbare la collega reperibile di notte
    per quanto riguarda wonder mum e quant'altro che dirti... alle volte nemmeno io so dove trovo le forze, lo stimolo e il tempo per fare tutto e star dietro a tutto
    ma penso che sia insito nel fatto che siamo appunto DONNE!

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  20. La vera prova di eroismo è che non hai mai pianto. Io credo di avere pianto non dico tutti i giorni, ma quasi, per i primi 2 mesi.
    Poi mi sa che ho finito le lacrime.

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  21. Mi viene solo da dire WOW. Oltre all'epidurale, che l'ospedale dove sono andata non lo fa, mi sono rivista in tutto. Quella delle emorroidi, quella che nel 2019 (io nel 2017) non si può soffrire un dolore così, quella che si tirava il latte, quella che non ha avuto la maternità perchè p.Iva, quella che non ha il marito collaborativo... e quella che la lascerà figlia unica, perché un dolore così non si può. Ma sono anche quella che guarda un po' male chi dice che anche il cesareo fa male... sì fanno male i punti, d'accordo, stai male, d'accordo.... ma chi soffre per ore le contrazioni mentre tutto si sta dilatando, cazzo fa male punto e basta! Il cesareo alla fine della lista dei santi l'ho invocato per molte volte, senza successo.

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  22. Finalmente cazzo!!! Scusami ma ogni volta che descrivo il mio parto più o meno in questo modo mi guardano come se fossi un'aliena. Io ho avuto anche problemi di assecondamento con la placenta e mi sono ritrovata un'emorragia in atto. Parto gemellare, naturale.. dico solo questo. Zero latte nonostante le pressioni in ospedale e dei vari parenti serpenti che insinuavano che "impossibile, tutte le mucche hanno il latte, una mamma deve averlo per forza". Nonni 4 tutti vicini, ma sono stata costretta al nido e successivamente alla baby sitter. Depressione post partum alla quale sono sopravvissuta grazie ad una psicoterapeuta, nessuno capiva perché stavo così, anzi tutti pronti a dirmi che non sono l'unica ad aver avuto due figlie.. Le mie bimbe hanno 6 anni e da 2 ho ripreso in mano la mia vita tornando discretamente in forma. Wonder Woman ci fa 'na sega!!!!

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  23. Io ho partorito naturalmente e tutto sommato non ci ho messo nè tanto nè è stato particolarmente doloroso. Mi è stata praticata l'episiotomia e forse è stata quella la parte peggiore. Tutto lì sotto è tornato lo stesso, ma ricordo il primo mese come moooolto faticoso, sia per i punti che dovevano riassorbirsi sia per tutte le cose da prendere e da fare per sanare la ferita. Purtroppo mia figlia è morta quando aveva 5 giorni, dopo aver contratto un'infezione alla nascita, perciò non posso parlare della stanchezza dei neogenitori. L'unica cosa che mi viene da dire, e che mi è stata detta, è che si dà per scontato che tutto debba funzionare perfettamente perchè siamo nel 2019: non si deve provare dolore, deve essere tutto veloce e ottimizzato, i bambini non devono morire, le donne devono essere trattate come dee. Secondo me è una cavolata. Il tutto è stato così estremamente medicalizzato che si è perso il contatto con la realtà. Il parto non è affatto una cosa semplice e pensarlo diversamente è da sciocchi. Ma peggio ancora pensare che debba essere come nelle favole, che ci sia in un qualche modo un diritto anche nel parto.

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  24. Ciao
    bravissima a raccontare le cose come sono realmente, troppe volte ho sentito donne dire ma si è un dolore che si dimentica cosa vuoi che sia. Anche il mio primo parto non è stato una passeggiata e pensa che ho fatto la pazzia di fare il secondo ... a e alla prima contrazione mi sono detta: ma chi cazzo me l'ha fatto fare di nuovo?? : )

    Buona avventura
    Alice

    p.s. ti segnalo che il link Instagram non funziona e non riesco a seguirti.

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  25. Ciao Lucia, sicuramente hai avuto un parto sfortunato (anche se, come dal commento qui sopra di Quevedista, le vere sfortune sono altre secondo me), ma non credo che si possa pretendere che la gravidanza, il parto, la vita in generale possano essere indolori, medicalizzati, "sotto controllo" ecc. perché "siamo nel 2019, cazzo!".
    Fare figli è una scelta impegnativa; farli oggi, in città, senza la rete sociale del paesello, lo è di più. Ma l'ho fatta io, l'hai fatta tu, la fanno in tante/tanti, la parte più difficile (SPOILER) viene quando passi dai giardinetti all'ufficio, ma non credo che sentirsi Wonder Woman o voler essere trattate da eroine migliori la situazione. Delle due ti condanna ancora di più al ghetto delle "mamme" (ah è vero, eroina tu eroina io, il mondo non sa!).
    Scusa per il commento poco solidale ma mi piace leggerti e spero per te (e per noi che ti seguiamo!) di aiutarti a non finire in questo loop.
    In bocca al lupo! Sonia

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  26. Ciao,sono una mamma attempata, nel senso che oramai i miei non più neonati hanno 21,19 e 15 anni; ho quindi uno sguardo sul lungo periodo pur ricordandomi benissimo il lungo tunnel buio che ho attraversato, le ragadi,le notti ad allattare,le notti con il Figlio di Satana ( il secondogenito) in braccio che NON HA DORMITO fino all’anno e mezzo, l’ alienazione e la solitudine..
    Sono stata sempre io ad occuparmene, ho potuto stare a casa dal lavoro con loro ed ho ricominciato quando sono stati grandicelli: devo dire che questo rapporto esclusivo ora mi avvantaggia, sono colei che li conosce meglio,che capisce le sfumature dei caratteri mentre mio marito entra come un elefante in cristalleria in conversazioni delicate, colei a cui si rivolgono quando c’è un problema o che riesce a fargli sputare il rospo se c’ qualcosa che non va,quella a cui si rivolgono per un cuore spezzato e una piadina ( dopo averli consolati propongo di mangiarci qualcosa,non si piange a stomaco vuoto..)
    Suppongo che presto il mio posto di confidente totale e accompagnatrice di shopping verrà preso da una morosa, cosa buona e giusta e che saluterò con sollievo ed un po’ di rammarico ma finora mi ritengo fortunata ad averli avuti tutti per me e ad aver avuto questo rapporto così intimo
    Comunque non si dimentica,neanche vent’anni dopo.
    Ciao a tutte
    Betty

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  27. Un post bellissimo. Divertente e senza peli sulla lingua. Grazie per aver condiviso un evento così intimo in un modo così fresco!

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